14 maggio 2014 / 09:35 / tra 4 anni

Ubi, top manager e Bazoli indagati per ostacolo a vigilanza

MILANO/ROMA (Reuters) - I top manager di Ubi Banca Victor Massiah, Franco Polotti e Andrea Moltrasio, l‘attuale presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Giovanni Bazoli e il presidente di Italcementi Giampiero Pesenti sono indagati nell‘ambito di un‘inchiesta della procura di Bergamo sull‘istituto.

Giovanni Bazoli in una immagine di archivio. REUTERS/Alessandro Garofalo

Lo riferiscono una fonte della Guardia di Finanza, una giudiziaria e due fonti vicine ai manager. L‘inchiesta, che ha portato a una ventina di perquisizioni, sembra articolarsi su due filoni distinti.

Ubi ha reso noto che le perquisizioni sono legate ad un esposto del 2012 - presentato da Adusbef su Ubi Leasing e Ubi Factor - e a un secondo esposto del 2013, fatto da alcuni consiglieri riguardo alla presunta esistenza di patti parasociali non comunicati alle autorità competenti.

Nel secondo filone sono coinvolti l‘AD di Ubi Banca Massiah, il presidente del Consiglio di gestione Polotti e il presidente del Consiglio di sorveglianza Moltrasio, indagati per ostacolo alle funzioni di vigilanza.

Anche Bazoli è indagato per ostacolo alle funzioni di vigilanza in qualità di presidente del Consiglio direttivo dell‘Associazione banca lombarda e piemontese, associazione di soci della banca.

Le 20 perquisizioni della Gdf riguardano tra gli altri Bazoli, Massiah, Pesenti, Polotti, Moltrasio, il responsabile dell‘ufficio audit di Ubi Stefano Tortelotti, i manager di Ubi Leasing Marco Fermi, Aldo Pasotti e Guido Cominotti, l‘ex-AD di Ubi Leasing Gianpiero Bertoli.

MASSIAH: VECCHIA STORIA. PESENTI COINVOLTO PER “ATTIVITA’ PERSONALI”

Massiah, aprendo la conference call di Ubi sui risultati trimestrali, si è detto fiducioso “che le cose saranno sistemate e perfettamente comprese. E’ una vecchia storia che è stata rispolverata per non so quali ragioni”.

Una fonte vicina a Pesenti - indagato per truffa e riciclaggio nell‘ambito del filone sul leasing - ha precisato che il coinvolgimento del presidente di Italcementi è legato ad attività personali, che non riguardano la società ma “rapporti intercorsi con Ubi leasing in merito all‘acquisto di una imbarcazione” che, secondo l‘esposto alla base dell‘iniziativa giudiziaria, sarebbe stato effettuato ad un prezzo di favore.

Il legale di Bazoli ha precisato in una nota che il suo assistito è coinvolto “esclusivamente in quanto presidente di una associazione di azionisti di Ubi” e “che gli accordi che hanno dato vita a Ubi (dal cui Consiglio di Sorveglianza il Professor Bazoli è peraltro uscito da oltre due anni) così come tutti i successivi sono stati recepiti negli statuti e in atti ufficiali debitamente comunicati”.

“Quanto alle altre ipotesi di reato oggetto delle indagini di cui oggi si ha notizia, si sottolinea con assoluta chiarezza che esse non riguardano in nessun modo il professor Bazoli”, conclude la nota.

PATTI PARASOCIALI NON DICHIARATI?

L‘ipotesi di reato di ostacolo all‘attività di vigilanza sembra essere legata all‘esposto, del luglio 2013, presentato dai consiglieri dell‘istituto appartenenti alla lista “Ubi, banca popolare!” Luca Cividini, Dorino Agliardi, Maurizio Zucchi, Marco Gallarati e Andrea Resti in merito alla presunta esistenza di patti parasociali fra le altre liste e non resi noti.

Nel luglio 2013 la lista “Ubi, banca popolare!” è risultata la seconda per numero di voti (34,3%) alle elezioni per il consiglio di sorveglianza 2013-2015 dopo la “lista del consiglio di sorveglianza” (53,5%) e prima di “Ubi Banca, ci siamo” (11,3%).

In Ubi banca, dove vige il voto capitario, le associazioni che uniscono i soci sono una decina. L‘associazione presieduta da Bazoli nel luglio 2013 aveva appoggiato la lista risultata vincente, che aveva ottenuto 18 consiglieri contro i 5 della lista “Ubi, banca popolare!”.

IL CASO UBI LEASING

Nel novembre 2012, invece, Adusbef aveva presentato un esposto alle procure di Bergamo e di Milano chiedendo di accertare le condotte degli amministratori per l‘acquisto di beni sociali, per “l‘altissimo livello di rischio dei crediti” ed evidenziando la “disastrosa situazione economica di Ubi Factor e Ubi Leasing”.

L‘esposto-denuncia poneva inoltre l‘accento su irregolarità nella compravendita di beni di elevato valore come imbarcazioni e aerei prima ceduti in leasing e poi, una volta ritirati per insolvenza, rivenduti a prezzi notevolementi inferiori “anche ai vertici del gruppo Ubi” o a persone vicine alla banca.

Oltre alla vicenda dell‘imbarcazione acquistata da Pesenti, una fonte vicina alla vicenda cita il caso dell‘areo Cessna di proprietà di Lele Mora rivenduto per soli 60.000 euro.

La controllata Ubi Leasing era stata oggetto di un‘ispezione di Banca d‘Italia da giugno a ottobre del 2012, conclusasi con un procedimento sanzionatorio nei confronti degli amministratori della società.

In particolare la Vigilanza aveva segnalato carenze nell‘organizzazione, nei controlli interni e nella gestione del credito da parte di componenti ed ex componenti del Cda e dell‘ex direttore generale nonchè carenze nei controlli da parte del collegio sindacale.

UBI Leasing e la capogruppo hanno risposto ai rilievi intervenendo con un cambio di management e con un aumento di capitale di 400 milioni sottoscritto in due tranche.

“Nel 2013 è stato sotituito il management di Ubi Leasing e da oltre un anno e mezzo sono state adottate soluzioni gestionali e organizzative, anche in coerenza con quanto raccomandato dalla Banca d‘Italia. Il nuovo management sta portando avanti con grande energia e disciplina l‘attività di gestione per condurre fuori dalla crisi la società”, ha detto Massiah in una dichiarazione scritta.

(Antonella Cinelli, Andrea Mandalà)

-- hanno collaborato Paola Arosio, Ilaria Polleschi

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