May 6, 2014 / 10:35 AM / in 4 years

Camusso sfida governo su pensioni e lavoro: non pensi di essere autosufficiente

di Francesca Piscioneri

La leader della Cgil Susanna Camusso. REUTERS/Tony Gentile

ROMA (Reuters) - Riaprire il dibattito sulle pensioni per costruire un sistema pubblico che tuteli giovani e precari e dia le certezze necessarie a far decollare la previdenza complementare, senza ricorrere a ipotesi “fantasiose” come quella dell’autoprestito proposta dal ministro del Welfare, Giuliano Poletti.

Unificare la cassa integrazione ordinaria e straordinaria dando vita a un sistema di ammortizzatori sociali universali che consenta di superare la cassa in deroga.

Sono le sfide che Susanna Camusso lancia a Cisl e Uil, ma soprattutto al governo nella sua relazione di apertura al XVII Congresso nazionale di Rimini che la incoronerà segretario generale della Cgil per il secondo mandato quadriennale. Con un ammonimento all’esecutivo di Matteo Renzi con il quale i rapporti sono burrascosi: non pensi di essere autosufficiente rispetto alle rappresentanze dei lavoratori.

“Una logica di autosufficienza della politica che sta determinando una torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione”, è quella che la Camusso attribuisce all’esecutivo.

Renzi ha fatto sapere nei giorni scorsi che non parteciperà al Congresso, al quale era stato invitato, così come mancherà all’assemblea di Confindustria.

Nel pomeriggio la replica di Poletti che a SkyTG24 dice che il “confronto c’è, nessuna distorsione democratica, ma il governo decide”. E sulla concertazione ammette che è “finita da tempo”.

“Proponiamo al Congresso, e lo proponiamo a Cisl e Uil, una vera e propria vertenza sulle pensioni. Che abbia al centro una prospettiva dignitosa per i giovani, i precari”, dice la Camusso chiedendo una soluzione strutturale per gli esodati.

AMMORTIZZATORI UNIVERSALI E CONTRATTO UNICO

“Anche proporre una risposta strutturale rispetto alle fantasie del dibattito in corso, tra autoprestiti, prepensionamenti e scivoli vari. Non si può tornare alle mille soluzioni ad hoc, per poi dire che il sistema è ingiusto e costoso”, ha aggiunto la leader sindacale bocciando la proposta di Poletti di una uscita più flessibile attraverso una sorta di anticipo della pensione da restituire gradualmente.

La Cgil è contraria alla abolizione della Covip, l’autorità di vigilanza sui fondi pensione, dando alle assicurazioni il controllo del sistema, poiché “si compieranno due drammatici danni: l’incertezza del risparmio previdenziale, la sottrazione di investimenti per il Paese”.

E motiva lo scarso appeal della seconda gamba previdenziale con l’incertezza del sistema: “L’idea per tanti giovani che la pensione non c’è più è tra le ragioni che ha nei fatti congelato la previdenza complementare [...] che va resa più efficace con l’unificazione di fondi più piccoli”.

Camusso ribadisce la contrarietà della sua organizzazione al decreto lavoro in via di approvazione al Parlamento perché “va nel verso dell’ulteriore precarizzazione” e conferma che il disegno di legge delega che dovrà completare il Jobs act studiato dall’esecutivo di Renzi “è tutt’altro che chiaro”.

La Cgil è favorevole alla introduzione di un contratto unico, giudicato “la mediazione giusta e positiva tra flessibilizzazione contrattata e certezze per i lavoratori”. Insieme a questo propone di conservare “il contratto a termine causale, per stagionalità e sostituzioni, la somministrazione e l’apprendistato”.

“Altre forme vanno ricondotte, qualora necessario, al lavoro veramente autonomo di cui vanno definiti i diritti universali”.

LANDINI RISPETTI LA DEMOCRAZIA INTERNA

Sugli ammortizzatori la Camusso propone una “cassa integrazione che unifichi ordinaria e straordinaria per tutti i settori e tutte le dimensioni di impresa a contribuzione... con questa scelta si può andare al superamento della cassa in deroga”.

La spesa pubblica “deve indirizzarsi ai contributi figurativi e all’universalità di una nuova indennità di disoccupazione, che sia effettivamente usufruibile da lavoratori standard e non”.

Infine le stoccate ai suoi due ‘antagonisti’: Renzi e il leader della Fiom, Maurizio Landini.

Al primo, lamentando la fine della concertazione, il segretario dice: “Contrastiamo e contrasteremo l’idea di un’autosufficienza del governo, che taglia non solo l’interlocuzione con le forme di rappresentanza, ma ne nega il ruolo di partecipazione e di sostanziamento della democrazia”.

“Ci auguriamo che tanta autosufficienza non produca nuove vittime delle leggi di riforma, come gli esodati, figli del disprezzo delle competenze”.

E al leader dei meccanici della Cgil, protagonista di una battaglia interna contro il testo unico sulla rappresentanza, ricorda che vi è un “unico principio democratico di decisione, quello che la maggioranza può decidere, assumendosi l’onere della ricerca della più ampia condivisione”.

Secondo una fonte, Landini che pure aveva sostenuto la mozione maggioritaria di Camusso sta pensando di raccogliere le firme per presentare un documento alternativo al congresso che non minaccia la rielezione del segretario ma marca la distanza dal vertice.

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