8 aprile 2014 / 13:07 / tra 4 anni

Italia, Fmi conferma Pil 2014 +0,6%, bassa inflazione pericolo per debito

MILANO (Reuters) - L‘economia italiana, reduce da un biennio di forte recessione, crescerà quest‘anno dello 0,6%, e il prossimo dell‘1,1%. E’ quanto prevede il Fondo monetario internazionale nel rapporto World Economic Outlook, che conferma le stime contenute nell‘aggiornamento del gennaio scorso.

Una fabbrica tessile. Reuters/Paolo Bona

Il Fmi mantiene una visione più pessimista del governo che nel Documento di Economia e Finanza in arrivo oggi si accinge con tutta probabilità ad annunciare una crescita per il 2014 allo 0,8%, abbassandolo comunque dall‘1,1% tratteggiato in precedenza.

Se poi la bassa inflazione viene indicata come un rischio per tutte le economie avanzate e in particolare per la zona euro, nell‘analisi del Fondo si evince come Roma abbia tutte le caratteristiche per pagarne le conseguenze peggiori.

In sostanza, in quanto economia innegabilmente sotto stress, l‘Italia potrebbe veder complicato ulteriormente il percorso della ripresa, da un‘inflazione persistentemente bassa, che farebbe salire peraltro il peso del debito pubblico.

Tornando ai numeri, secondo il Fmi quest‘anno la ripresa in Italia sarà nel complesso più debole di quella della zona euro, dove il Pil dovrebbe crescere dell‘1,2%, accelerando nel 2015 all‘1,5%, grazie al contributo prevalentemente dall‘export.

Guardando alle previsioni per quest‘anno, in quanto a ritmo di crescita l‘Italia è preceduta non solo da Germania e Francia, ma anche dalla Spagna, il cui Pil secondo il Fmi si espanderà dello 0,9%, rivisto al rialzo rispetto allo 0,6% indicato a gennaio.

Quanto al tasso di disoccupazione italiano, il 13%, massimo dal 1977, toccato a febbraio, per il Fmi potrebbe rappresentare il picco della crisi, visto che la previsione per il 2014 è del 12,4%.

RISCHIO BASSA INFLAZIONE

Nelle economie avanzate, e in particolare nella zona euro, per il Fmi il rischio principale resta quello di una bassa inflazione, che potrebbe scardinare il percorso di ripresa.

Per il blocco della valuta unica il Fondo stima un tasso di crescita dei prezzi in frenata allo 0,9% quest‘anno dall‘1,3% del 2013, e solo in parziale accelerazione all‘1,2% il prossimo anno, ma sempre al di sotto del target Bce “inferiore, ma vicino al 2%”.

Ancora più debole la dinamica dei prezzi in Italia, dove quest‘anno cresceranno di appena lo 0,7%, mentre nel 2015 la crescita l‘inflazione si limiterà ad accelerare all‘1%.

E Roma, per l‘enorme peso del suo debito, pari a oltre il 130% del Pil, è uno dei Paesi che più potrebbero pagare le conseguenze di un‘inflazione persistentemente bassa.

“Nella zona euro un‘inflazione al di sotto del target per un esteso periodo di tempo potrebbe disancorare le aspettative di inflazione a lungo termine e rendere più difficile il compito della ripresa nelle economie più soggette a stress, dove il peso del debito reale e tassi d‘interesse salirebbero”, sottolinea il report.

“Il processo di aggiustamento del Sud Europa non può essere dato come acquisito, specialmente se l‘inflazione resta bassa”, avverte il capo economista del Fmi Olivier Blanchard.

In questi Paesi dove la crisi si è manifestata con più intensità, del resto, l‘organismo guidato da Christine Lagarde prevede che la crescita resterà “debole” e “fragile”, e l‘alto livello debito unito alla frammentazione finanziaria peseranno sulla domanda interna. BCE FACCIA DI PIU’

L‘organismo di Washington a pochi giorni dall‘impegno della Banca centrale europea a mettere in campo anche un programma di acquisto asset per contrastare la basse inflazione, rinnova l‘invito affinchè Francoforte agisca con ulteriori misure non accomodanti, anche non convenzionali.

“Nella zona euro, un‘ulteriore espansione della politica monetaria, comprensiva di misure non convenzionali, è necessaria per sostenere l‘attività e aiutare la Banca centrale europea a perseguire l‘obiettivo della stabilità dei prezzi, in modo da ridurre il rischio di un‘inflazione ancora più bassa o di vera e propria deflazione ”, argomenta il Fmi.

Infine, sebbene l‘attuale politica fiscale neutrale adottata all‘interno della zona euro è laragamente appropriata, “un supporto fiscale potrebbe essere giustificato nei Paesi che ne abbiano il margine se la bassa crescita persiste e le opzioni di politica monetaria fossero esaurite”.

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