8 maggio 2008 / 18:39 / tra 10 anni

Libia rompe patto su immigrazione per nomina Calderoli

TRIPOLI/ROMA (Reuters) - La nomina di Roberto Calderoli a ministro nel nuovo governo di Silvio Berlusconi ha innescato la sdegnata reazione delle autorità libiche, con Tripoli che ha annunciato la rottura dell‘accordo siglato con Roma per proteggere le coste italiane dall‘immigrazione clandestina africana.

“La Libia ha sofferto molto nella lotta ai flussi di migranti illegali, usando tutte le sue risorse e spendendo grande quantità di denaro per proteggere le coste italiane”, si legge in una nota del ministero dell‘Interno libico, faxata a Reuters.

“Tripoli non sarà più responsabile della protezione delle coste italiane dai clandestini.... perché l‘Italia non è stata efficiente nel suo impegno a supportare la Libia”.

Secondo analisti internazionali esperti della situazione libica, il timing della nota -- giunta appena poche ore dopo il giuramento del nuovo esecutivo e che non ha alcun precedente -- si deve al fatto che Berlusconi ha ignorato gli ammonimenti sulla nomina di Calderoli -- da oggi ministro della Semplificazione legislativa -- giunti nei giorni scorsi da Tripoli.

Sabato scorso Saif El Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi, aveva minacciato ripercussioni sulle relazioni tra l‘Italia e la Libia nel caso di un ingresso dell‘esponente leghista nel nuovo esecutivo.

Calderoli nel 2006 si attirò le critiche del mondo islamico, mostrando una maglietta con vignette che ritraevano il profeta Maometto, ritenute offensive dai musulmani.

Poco dopo diversi libici rimasero uccisi in scontri con le forze di sicurezza a Bengasi, nella Libia orientale, dove una folla inferocita diede fuoco al consolato italiano. L‘esponente leghista, indicato come l‘indiretto responsabile per quell‘episodio, dovette dimettersi da ministro, sotto la pressione del suo esecutivo.

A RISCHIO ACCORDO ENI IN LIBIA, DICE STAFFETTA

Ma le ripercussioni della nomina -- un grattacapo diplomatico per Silvio Berlusconi già nel giorno del suo insediamento -- potrebbero non finire qui.

Stando a quanto scrive, citando fonti diplomatiche libiche, la Staffetta petrolifera, quotidiano online specializzato nelle notizie sull‘energia, la reazione di Tripoli prevederebbe anche “il blocco dei visti per l‘ingresso degli italiani in Libia e la cancellazione dell‘accordo strategico tra Eni e la compagnia di stato Noc, siglato lo scorso 16 ottobre a Tripoli. Non è esclusa anche, come gesto estremo, la nazionalizzazione delle attività dell‘Eni in Libia”.

La Staffetta ricorda che l‘accordo strategico fra Eni e Libia prevede il prolungamento per 25 anni dei contratti petroliferi in essere e investimenti congiunti per 28 mld di euro in 10 anni. Nel campo del gas, è previsto il raddoppio da 8 a 16 mld mc/anno della capacità di export dell‘hub di Mellitah, di cui 3 mld interesseranno direttamente l‘Italia.

L‘accordo prevede nel contempo una riduzione, a favore di Noc, della quota di greggio trattenuto da Eni a copertura degli investimenti.

Sempre in Libia, per il giacimento di Elephant, Eni è in trattative con la russa Gazprom per cederle parte della sua quota.

Un portavoce di Eni, interpellato al telefono da Reuters, non ha voluto commentare la notizia.

Intanto, il ministero dell‘Interno libico dice di attendersi un incremento nel numero di clandestini dai paesi dell‘Africa sub-sahariana che cercheranno di raggiungere l‘Italia passando per le coste libiche quest‘estate.

La lotta all‘immigrazione clandestina è uno dei cavalli di battaglia del governo di centrodestra e in particolare della Lega.

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