10 giugno 2008 / 06:38 / tra 10 anni

Italia, crescono senso insicurezza e divario sociale

ROMA (Reuters) - E’ un‘Italia che si sente sempre più insicura e in cui continua a crescere il divario sociale, quella che emerge dal “Rapporto sui diritti globali 2008” presentato oggi a Roma da Cgil, Arci, Legambiente e altre sigle.

<p>Italia, crescono senso insicurezza e divario sociale - rapporto. REUTERS/Will Burgess</p>

Uno degli elementi che spicca nel rapporto è la distanza tra la situazione della criminalità nel Paese e la percezione della sicurezza da parte dei cittadini.

Nel medio-lungo periodo -- si legge nella sintesi del Rapporto -- i reati in Italia sono in calo, e nell‘Ue a 27 “l‘Italia risulta essere un Paese relativamente sicuro”, con 1,19 omicidi ogni 100.000 abitanti contro, ad esempio, 1,56 della Francia e 1,49 del Regno Unito. Le cose vanno ancora meglio per quanto riguarda reati “di strada” -- aggressioni, violenze sessuali e furti -- che nel 2006 sono stati 139.000, mentre la Francia ne ha registrati il doppio e il Regno Unito dieci volte di più.

Eppure, tra gli intervistati “l‘88% pensa che in Italia vi sia più criminalità rispetto a cinque anni fa”, dice la sintesi.

In maniera analoga, l‘opinione pubblica tende ad attribuire una gran parte dei reati agli immigrati, che invece spesso subiscono la violenza: sono infatti vittime nel 16% degli omicidi, nel 19,1% dei tentati omicidi, nel 24% delle violenze sessuali.

Intanto, però, il 21% delle aziende italiane fa ricorso al lavoro immigrato, perché, spiega il Rapporto, “i cittadini stranieri sanno lavorare, perché sono disponibili per lavori su cui è difficile trovare manodopera italiana, perché costano meno”.

UN TOP MANAGER PRENDE 400 VOLTE PIU’ DI UN OPERAIO

Il Rapporto fotografa quello che definisce “un divario indecente” tra le retribuzioni dei top manager e quelle degli operai.

I primi 50 top manager italiani guadagnano messi insieme oltre “300 milioni di euro. Con una media di sei milioni di euro a testa, questi signori guadagnano una cifra superiore di quattrocento volte a un salario operaio. Un divario indecente”.

Intanto cresce nel Paese la precarietà. Nel 2006, inoltre, le assunzioni a tempo determinato hanno superato per la prima volta quelle a tempo indeterminato, 196.000 contro 186.000.

In crescita anche il popolo della “quarta settimana”, mentre nasce - sottolinea il Rapporto - quello della “terza settimana”, che ha, cioè, difficoltà coi conti ordinari già alla terza settimana del mese.

“Il 28,4% degli italiani non riuscirebbe a far fronte a una spesa non prevista di 600 euro e il 9,3% è in ritardo con il pagamento delle bollette, mentre per mancanza di denaro il 10,4% non ha una casa sufficientemente riscaldata”.

Ma se la povertà è sostanzialmente stabile, è aumentato il disagio degli italiani, che si sentono più poveri e a rischio.

“Secondo il 90,3% degli intervistati i prezzi sono aumentati nell‘ultimo anno, per il 40,7% lo sono tra il 3% e l‘8%, molto di più secondo il 29,6%. Tra i beni percepiti come più colpiti benzina, alimentari, casa e trasporti. E il 67,3% prevede ulteriori aumenti nel prossimo futuro”.

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