5 giugno 2008 / 13:22 / tra 10 anni

Alitalia, dl governo arranca per incertezza su soluzioni

di Paolo Biondi

ROMA (Reuters) - Il decreto sul finanziamento e la privatizzazione di Alitalia arranca alla Camera riflettendo l‘incertezza che pesa ancora sulla soluzione del dossier a quasi un mese dall‘insediamento del nuovo governo.

Le ipotesi sul tappeto sono almeno tre, senza considerare il commissariamento: un ritorno di fiamma con Air France, un accordo con Lufthansa guidato da Roberto Colaninno, una cordata italiana con dentro AirOne..

A Montecitorio, la maggioranza ha registrato in mattinata alcune difficoltà, rischiando in più di una votazione fra polemiche e accuse da parte delle opposizioni.

In diverse votazioni il centrodestra è riuscito a opporsi a emendamenti delle opposizioni per una decina di voti, margine che in un caso è sceso ad appena 5 voti, fra le proteste del centrosinistra che ha accusato diversi membri della maggioranza di avere votato anche per loro colleghi assenti e criticato la presidenza dell‘assemblea (in quel momento gestita dal vicepresidente Maurizio Lupi di Forza Italia).

Le opposizioni stanno facendo ostruzionismo, in particolare il gruppo dell‘Italia dei valori. La conferenza dei capigruppo ha questa mattina fissato il nuovo calendario dei lavori. Si prosegue a tappe forzate l‘esame del provvedimento, anche tramite sedute in nottura. Fissato per martedì prossimo le dichiarazioni di voto ed il voto conclusivo sul provvedimento che scade il 22 giugno e dovrà tornare al Senato in seconda lettura. Alla Camera, infatti, il governo ha inserito un emendamento che accorpa al decreto -- originariamente solo sul prestito ponte -- anche capitalizzazione dei 300 milioni e le nuove norme sulla privatizzazione).

Secondo quanto riferiscono fonti politiche, sul provvedimento e le sue difficoltà parlamentari incidono “polemiche interne alla maggioranza che nulla hanno a che fare con Alitalia, ma anche le incertezze sul futuro della compagnia ed il fatto che non sia stata ancora trovata una soluzione alla crisi della azienda”.

Il ministro ombra all‘Economia Pierluigi Bersani dice a Reuters che “è una vergogna che si sia fatta saltare una trattativa con Air France che aveva buona possibilità di successo in nome di una soluzione alternativa che non esiste: si sta dimostrando infatti che non c’è una cordata italiana, come si diceva, ma ci sono tutt‘al più diverse ipotesi, al momento tutte da verificare. Nel frattempo la situazione della azienda si deteriora e vengono adottati provvedimenti contro la trasparenza del procedimento di cessione, col rischio di strascichi legali”.

TRE IPOTESI SUL PIATTO. SI RIVEDE AIR FRANCE

Che sul piatto ci sia più di una scelta viene confermato anche da fonti della maggioranza secondo le quali al momento “le opzioni sul tavolo sono almeno tre: la prima è la cordata di imprenditori italiani con l‘AirOne di Carlo Toto come socio industriale; la seconda è la ripresa della trattativa con i francesi; la terza ipotesi è il coinvolgimento di Roberto Colaninno e dei tedeschi di Lufthansa”.

Va rilevato che ciascuna delle opzioni potrebbe essere agevolmente scelta ed esaminata perché le nuove norme varate dal governo garantiscono la trattativa diretta, evitando procedure di gara ed eliminando financo l‘obbligo di coinvolgimento di un adviser terzo per esaminare la congruità economica dell‘offerta.

Malgrado queste semplificazioni normative, le fonti dicono che ciascuna delle opzioni al momento sul tavolo presenta al momento criticità.

L‘ipotesi della cordata italiana ha due problemi: non sono stati ancora trovati sostenitori finanziari in grado di assumersi l‘intero onere dell‘operazione e desta perplessità in alcuni esponenti del governo la solidità di AirOne come socio industriale.

La seconda ipotesi, -- secondo quanto riferito da fonti della maggioranza -- sarebbe sollecitata da alcuni degli investitori interpellati, come Salvatore Ligresti, e consisterebbe in una ripresa della trattativa con Air France, assicurando sostegno politico alla soluzione, in cambio dell‘ingresso di imprenditori italiani nel capitale dell‘azienda francese. L‘opzione avrebbe riscontrato difficoltà finora soprattutto sul fronte transalpino.

La terza ipotesi vedrebbe il coinvolgimento di Roberto Colaninno, un imprenditore che dispone di liquidità, esperienze industriali e appoggi politici bipartisan. Ma Colaninno avrebbe condizionato il suo coinvolgimento a quello di un forte partner internazionale quale potrebbe essere Lufthansa ed alla possibilità di trattare con un commissario aziendale.

Proprio quest‘ultima condizione apre un altro scenario per Alitalia. Non è infatti ancora archiviata la possibilità che il governo decida di commissariare la compagnia. Non è però ancora chiaro se la scelta potrebbe essere fatta sfruttando i poteri garantiti all‘amministrazione straordinaria dal decreto Marzano del 2003 (emanato per risolvere la crisi della Parmalat e riservato “per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenzao”) o quelli garantiti dalla cosiddetta Prodi bis (una legislazione più orientata verso una soluzione liquidatoria).

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