5 luglio 2008 / 11:59 / 9 anni fa

Autostrade, Antitrust boccia convenzione su tariffe

MILANO (Reuters) - L‘Antitrust boccia le recenti modifiche normative sulle concessioni autostradali, sostenendo che restringono gli spazi per la concorrenza e penalizzano i consumatori.

<p>Immagine d'archivio di un casello autostradale alle porte di Roma. REUTERS/Chris Helgren</p>

Lo si legge in una nota dell‘Autorità garante della concorrenza e del mercato, diffusa oggi.

L‘Antitrust ha anche chiesto che il governo e il Parlamento riesaminino le normative appena varate.

“Occorre evitare che vengano eliminati del tutto gli spazi, già esigui, lasciati alla concorrenza per il mercato, almeno per le tratte non ancora realizzate e per l‘ampliamento della rete autostradale”.

“Per l‘Autorità è, inoltre, necessario mantenere un sistema tariffario che incentivi la minimizzazione dei costi e il trasferimento degli incrementi di efficienza sui consumatori finali”, scrive il Garante.

Nella segnalazione l‘Autorità analizza la norma della legge del 6 giugno 2008 approvata in sede di conversione del decreto-legge che recepisce per legge gli schemi di convenzione tra la società Anas e le società concessionarie autostradali, già sottoscritti.

In particolare, per quanto riguarda la convenzione sottoscritta da Anas e Autostrade per l‘Italia spa, principale gestore nazionale, e parte del gruppo Atlantial‘Autorità segnala che, in base alla nuova legge, “ancora una volta la costruzione e la gestione di nuove tratte autostradali viene sottratta al confronto concorrenziale derivante da un eventuale e alternativo ricorso a procedure ad evidenza pubblica”.

“Una serie di interventi posti a carico del concessionario, consistenti in nuove opere e tratte autostradali e, più in generale, nel potenziamento della rete, saranno, infatti, oggetto di regolamentazione economica sulla base della stessa convenzione unica”.

Per quanto attiene alle tariffe di pedaggio, scrive l‘Antitrust, la convenzione prevede un adeguamento annuale, per tutta la durata della convenzione (dal 1 gennaio 2008 al 31 dicembre 2038), pari al 70% del tasso di inflazione effettiva rilevato dall‘Istat.

“In questo modo viene abbandonato il precedente meccanismo che, orientando le tariffe all‘aumento della produttività e della qualità del servizio (oltre che all‘inflazione programmata), favoriva, invece, l‘efficienza produttiva e, in prospettiva, tariffe più basse per i consumatori”.

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