7 novembre 2008 / 19:36 / tra 9 anni

PUNTO 1 - Politica Bce come Fed sarebbe destabilizzante - Bini

(aggiunge ulteriori dichiarazioni al paragrafo 11 e in coda al pezzo)

TORINO, 7 novembre (Reuters) - Se la Banca centrale europea e i governi della zona euro replicassero nel Vecchio Continente le politiche monetaria e di bilancio adottate dalla Federal Reserve e dall‘amministrazione Usa produrrebbero effetti destabilizzanti per l‘economia europea.

Lo sostiene Lorenzo Bini Smaghi, membro del consiglio esecutivo della Bce secondo il testo dell‘intervento preparato per una lezione presso il Collegio Carlo Alberto di Moncalieri.

“Le economie sulle due sponde dell‘Atlantico sono in parte diverse e la loro gestione richiede politiche monetarie e di bilancio in parte diverse. Sono più graduali e meno ”attiviste“ in Europa rispetto agli Stati Uniti” sostiene il banchiere centrale nell‘intervento dal titolo ‘Le politiche economiche sulle due sponde dell‘Atlantico: (perchè) sono diverse?'.

“Se le autorità europee decidessero di seguire quelle americane, ignorando le differenze di struttura e di shock, la politica europea sarebbe destabilizzante, con effetti simili a quelli che si verificarono sul nostro continente negli anni settanta, che ebbero come conseguenze inflazione e bilanci pubblici elevati”, spiega.

Bini Smaghi risponde così alle pressioni che in questi mesi di crisi finanziaria sono giunte dal mondo imprenditoriale e politico per spingere la Bce a una politica monetaria più aggressiva e le istituzioni dell‘Unione europea ad allentare i vincoli di bilancio.

“La Bce persegue il mantenimento della stabilità dei prezzi ‘nel medio periodo’, minimizzando pertanto le fluttuazioni economiche di breve periodo” sottolinea Bini Smaghi. L‘istituto di Francoforte “non è, insomma, indifferente all‘evoluzione della crescita economica nel breve periodo”, aggiunge.

CRISI FINANZIARIA SI MANIFESTA DIVERSAMENE IN USA E EUROPA

Il banchiere ricorda che, per quanto riguarda la politica monetaria, il tasso chiave della Fed è stato portato all‘1% a fine ottobre, con una riduzione di 350 centesimi rispetto a un anno fa, mentre nell‘area dell‘euro il tasso di riferimento Bce è stato tagliato di 75 centesimi rispetto a dodici mesi fa, portandolo al 3,25% ieri.

Tuttavia, per valutare attentamente la differenza nelle due politiche monetarie, bisogna tener presente “la diversità di struttura e di funzionamento delle due economie”.

In particolare, se si confronta la situazione attuale di Usa e zona euro, si può notare che la crisi finanziaria si è manifestata negli Usa con una forte contrazione del settore immobiliare, “che invece in Europa è limitata ad alcuni paesi”.

In aggiunta la crisi finanziaria sta incidendo in modo maggiore negli Usa, che in Europa, sulla capacità del sistema bancario a far affluire finanziamenti al settore produttivo.

D‘altro canto, l‘economia europea è più rigida dal lato dell‘offerta e per questo motivo “il calo dell‘inflazione europea potrebbe risultare rallentato (rispetto agli Usa), gravando maggiormente sull‘occupazione”.

“La maggior rigidità dei mercati europei rende necessaria l‘adozione di una politica monetaria ‘preventiva’, che ancori stabilmente le aspettative di inflazione”, spiega in un altro punto.

Bini Smaghi confronta, poi, i tassi di mercato in Europa e negli Usa e nota che “il finanziamento di imprese e famiglie è rimasto leggermente più favorevole nell‘area dell‘euro e continuerà ad esserlo anche dopo la riduzione dei tassi decisa ieri dalla Bce”.

“Non è corretto affermare, quindi, come si fa spesso, che la stabilizzazione dell‘inflazione in Europa ha danneggiato la crescita economica”, secondo il banchiere.

DEFLAZIONE NON E’ RISCHIO PER ZONA EURO

Più tardi, rispondendo ad alcune domande di una nutrita platea, il banchiere europeo rassicura sul rischio di deflazione.

“La deflazione comporta una variazione negativa di prezzi, salari, redditi per lungo tempo... (nella zona euro) non abbiamo di fronte a noi una situazione di questo tipo”.

“Avremo, invece, una riduzione rapida dell‘inflazione... è questa è una buona notizia”, dice il banchiere.

Bini Smaghi dice poi di attendersi che, con l‘arrivo del democratico Barack Obama alla Casa Bianca, la politica fiscale americana rimanga fortemente espansiva e che quella monetaria non registri grosse variazioni.

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