16 luglio 2009 / 12:11 / tra 8 anni

Pensioni, con nuove norme aumenta affidabilità Italia - Sacconi

ROMA, 16 luglio (Reuters) - Le nuove norme sul sistema previdenziale introdotte nel decreto legge fiscale aumentano l‘affidabilità delle finanze pubbliche italiane rispetto ai mercati.

Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, parlando con i cronisti al termine dell‘incontro a Palazzo Chigi con i sindacati.

“È una scelta che sarà apprezzata dai mercati finanziari e con la quale sarà consolidata la nostra affidabilità”, ha detto Sacconi.

Ieri il governo ha presentato un emendamento al decreto fiscale che equipara gradualmente i criteri per l‘accesso alla pensione di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego. L‘emendamento pone anche le basi per legare, a partire dal 2015, l‘età pensionabile alle aspettative di vita.

“A decorrere dal primo gennaio 2015 i requisiti di età anagrafica per l‘accesso al sistema pensionistico italiano sono adeguati all‘incremento della speranza di vita accertato dall‘Istituto nazionale di statistica e validato dall‘Eurostat, con riferimento al quinquennio precedente”, dice l‘emendamento, che in sede di prima applicazione prevede un incremento di soli tre mesi.

Sacconi ha mostrato soddisfazione per l‘esito dell‘incontro: “È stato raggiunto un consenso con tutte le organizzazioni, ad eccezione della Cgil”, che definisce le nuove norme inique e non sostenibili.

Il sindacato di Corso D‘Italia lamenta infatti che la stretta sulle finestre va a colpire chi andrà in pensione con il sistema contributivo, che già contempla l‘adeguamento alle aspettative di vita tramite la revisione dei coefficienti di trasformazione.

Un‘obiezione che Sacconi non condivide: “È una norma impercettibile per le persone, che nella peggiore eventualità può comportare nel 2015 tre mesi di attesa e poi se ne riparla nel 2020”.

Sacconi ha quindi sottolineato, come il collega di governo Giulio Tremonti prima di lui, nel corso dell‘incontro ha detto che i risparmi di spesa saranno destinati a redistruibuire risorse all‘interno del Welfare.

Parlando dell‘aumento graduale fino a 65 anni nel 2018 dell‘età pensionabile per le donne che lavorano nel pubblico impiego, Sacconi è tornato a escludere “nel modo più assoluto” un intervento analogo nel settore privato.

L‘emendamento prevede che le donne nella Pa vadano in pensione a 61 anni nel 2010, a 62 anni dal 2012, a 63 anni dal 2014, a 64 anni dal 2016 e a 65 anni dal 2018.

Il ministro della Fuzione pubblica, Renato Brunetta, ha detto che in base alle simulazioni condotte dall‘Inpdap “la nuova normativa porterebbe a un minor numero di pensioni nel 2018 pari a 30.041 e a una minore spesa cumulata tra il 2010 e il 2018 di circa 2,429 miliardi di euro”.

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