15 novembre 2010 / 13:40 / tra 7 anni

PUNTO 2 - Fli esce da governo. Fini e Schifani domani al Colle

* Berlusconi più debole ma non ancora obbligato a dimettersi

* Napolitano vede domani Fini e Schifani

* Confindustria chiede governo che governi

(aggiunge dichiarazioni Marcegaglia e Tremonti in paragrafi 10-11, incontro Bossi-Berlusconi par 12)

ROMA, 15 novembre (Reuters) - Futuro e Libertà ha ritirato stamani i propri rappresentanti dal governo, aprendo una ulteriore crepa nella tenuta dell‘esecutivo di Silvio Berlusconi che sembra avere i giorni contati.

La mossa era stata preannunciata nei giorni scorsi dal presidente della Camera Gianfranco Fini che, dopo essere stato espulso dal Pdl da Berlusconi, spinge per un nuovo governo di centrodestra allargato all‘Udc.

Escono dal governo in rappresentanza del Fli il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, il vice ministro per il Commercio con l‘Estero, Adolfo Urso, e i sottosegretari all‘Ambiente, Roberto Menia, e alle Politiche agricole, Antonio Buonfiglio.

Anche l‘Mpa di Raffaele Lombardo ha annunciato il ritiro del proprio sottosegretario alle Infrastrutture, Giuseppe Reina.

Il presidente del Consiglio, tuttavia, per quanto indebolito non è tenuto a dimettersi a seguito di questa defezione.

L‘obbligo di dimissioni per Berlusconi scatterebbe invece se perdesse la fiducia di uno dei due rami del Parlamento, una ipotesi che potrebbe concretizzarsi nel giro di poche settimane.

I finiani hanno annunciato la presentazione, con l‘Udc di Pier Ferdinando Casini e l‘Api di Francesco Rutelli, di una mozione di sfiducia alla Camera (dove è già stata presentata quella di Pd e Idv) mentre il Pdl ha presentato una mozione di sostegno al Senato. Quest‘ultima mozione è stata però superata dalla lettera di Berlusconi di sabato ai presidenti di camera e Senato nella quale annuncia di volersi presentare in Parlamento, ad iniziare da palazzo Madama, dopo la legge di Stabilità per una verifica di governo.

Tutti i principali partiti si sono detti d‘accordo a rinviare le votazioni delle mozioni a dopo l‘approvazione della legge di Stabilità che dovrebbe essere approvata entro metà dicembre.

La crisi politica arriva infatti mentre la speculazione ha ripreso a colpire i debiti degli stati europei periferici come Irlanda e Grecia. L‘Italia con un debito vicino al 120% del Pil non è stata ancora presa di mira dal mercato ma è forte il timore che una prolungata instabilità possa innervosire gli investitori in titoli di stato italiani.

“Domani a Bruxelles ci sarà una discussione molto impegnativa sull‘euro e, quindi anche sull‘Italia”, ha detto oggi a Milano il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti.

“Quello che chiediamo, come Confindustria, è che ci sia un governo in grado di governare. Non sono questi tempi in cui si può sopravvivere o vivacchiare”, ha detto Emma Marcegaglia.

DOMANI VERTICE NAPOLITANO-FINI-SCHIFANI

Per esaminare le scadenze dei lavori di Camera e Senato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano vedrà domani pomeriggio i presidenti dei due rami del Parlamento, Fini e Renato Schifani.[ID:nMIE6AE085]

Berlusconi, che finora ha respinto ogni ipotesi di dimissioni, incontra in serata ad Arcore Umberto Bossi che nel pomeriggio ha discusso per tre ore con i vertici del Carroccio della situazione politica.

La settimana scorsa Bossi ha sostenuto l‘ipotesi di una crisi pilotata per un Berlusconi-bis.

Sulla carta Fini può contare su un numero sufficiente di parlamentari per privare Berlusconi di una maggioranza alla Camera ma non al Senato.

Se la coalizione di governo superasse la prova della fiducia a Montecitorio e non a palazzo Madama si creerebbe una impasse che potrebbe essere superata probabilmente solo con il voto anticipato.

“E’ già successo in passato che la fiducia a una Camera e la sfiducia all‘altra abbia portato alle elezioni. La Costituzione non vieta che si possa votare solo per una Camera”, ha detto oggi a Milano il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani.

Nella storia della Repubblica lo scioglimento di una Camera è avvenuto solo tre volte negli anni Cinquanta e Sessanta (ma solo per permettere le elezioni politiche congiunte sia per la Camera sia per il Senato) e i costituzionalisti tendono a escludere che possa ripetersi in questo frangente.

Se il Pdl sostiene con Berlusconi l‘ipotesi di una fine anticipata della legislatura, i futuristi e il Partito democratico sarebbero invece favorevoli a un governo di larga coalizione che cambi la legge elettorale prima del ritorno alle urne.

“Dobbiamo guardare senza pregiudizi e con una mentalità aperta all‘opposizione, che va coinvolta sì in un governo di responsabilità nazionale”, ha detto oggi alla Stampa il capogruppo del Fli Italo Bocchino.

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