11 ottobre 2010 / 07:52 / tra 7 anni

Fmi cerca modo per affrontare crescita asimmetrica,guerra valuta

WASHINGTON, 11 ottobre (Reuters) - I leader finanziari stanno cercando di conciliare le loro divergenze sui profondi squilibri nell‘economia globale e ridurre il rischio di una guerra valutaria.

Tra le diverse possibili strade da percorrere, quella che mostra la più alta probabilità di successo è quella di un Fmi con un ruolo più incisivo.

Il 187 paesi membri del Fondo infatti hanno convenuto, da una parte, che è necessario un intervento urgente per dare al Fmi un ruolo più forte per mettere in luce le politiche economiche dei paesi che potrebbero causare problemi valutari, dall‘altra che è una priorità un controllo più temperato dei paesi ricchi.

Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fmi, ha ha proposto di elaborare i cosiddetti rapporti “spill-over” su come le politiche economiche dei cinque maggiori paesi del mondo - Stati Uniti, Cina, zona euro, Giappone e Regno Unito - si influenzano reciprocamente.

Se i maggiori poteri di revisione potessero essere gemellati con una maggiore voce data ai paesi in via di sviluppo presso il Fmi, tradizionalmente dominato dall‘Occidente, la proposta potrebbe ottenere slancio.

I colloqui al Fondo monetario internazionale di questo fine settimana verranno ripresi nella Corea del Sud il 22-23 ottobre dai funzionari del Gruppo dei 20 e dai leader del G20 a Seul l‘11-12 novembre.

Tuttavia approcci simili in passato sono falliti ben due volte, mentre la Cina esita a riformare il suo sistema valutario e i paesi europei stanno ignorando i suggerimenti del Fondo a intraprendere riforme politicamente sensibili, come quella sui loro mercati del lavoro.

Un‘altra strada percorribile con una qualche probabilità di successo è quella che vede l‘utilizzo del G20 per approfondire il tema delle differenze valutarie, linea sostenuta soprattutto dalla Francia che assumerà la presidenza del G20 nel 2011.

Il Brasile ha proposto che il G20 possa lavorare su un “nuovo Accordo del Plaza” - il patto di riferimento, datato 1985, in base al quale i paesi del G5 (Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, Germania Ovest e Francia) organizzarono un deprezzamento del dollaro attraverso interventi sul mercato monetario e riforme economiche. Ma pochi si aspettano prescrizioni così esplicite in un gruppo più vasto.

Infine c’è un‘altra strada emersa negli ultimi tempi, la quale però appare al momento piuttosto improbabile.

Le potenze economiche del 20mo secolo che costituiscono il Gruppo dei Sette - gli Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Canada - potrebbero invitare la Cina a unirsi a loro per appianare le divergenze.

Le monete del G7 - dollaro statunitense, yen, euro e dollaro canadese - rappresentano la stragrande maggioranza dei 3.000 miliardi dollari dei volumi di scambi giornalieri a livello globale sui mercati valutari.

Includere la Cina nei colloqui con i leader finanziari del G7 sarebbe fondamentale perché è il più grande esportatore del mondo e ha accumulato 2.450 miliardi dollari di riserve in valuta estera che utilizza per mantenere basso il valore dello yuan.

Il capo dei ministri delle finanze della zona euro, Jean-Claude Juncker, ha detto a Reuters venerdì che il G7 più la Cina sarebbe il “forum ideale” per discutere di valute, [ID: nWAL8LE6NK].

Ma il G7 è un forum debole, mentre c’è il grosso problema che la Cina ha da tempo dichiarato che la sua moneta è una questione nazionale. Quindi è probabile che rifiuti di unirisi a un gruppo i cui membri la vogliono convincere a rivalutare lo yuan.

Peraltro una formazione fatta da G7 e Cina sarebbe probabilmente respinta anche dagli altri paesi emergenti, colossi economici come Brasile, Russia e India. Un‘alternativa sarebbe G7 più Bric, ma non si è vista una seria discussione su tale raggruppamento di recente.

Per la verità c’è poi un‘ultima strada, che ha per altro una buona probabilità di successo: quella di non decidere nulla per l‘incapacità dei paesi di mettersi d‘accordo sul coordinamento, orientandosi invece su soluzioni di politica economica nazionale.

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