7 ottobre 2010 / 14:17 / 7 anni fa

PUNTO 4 - Federalismo, parte fisco regionale, vero perno su Iva

* Dal 2015 le Regioni potranno aumentare aliquota Irpef di 3 punti percentuali, per un totale di circa 4,5 mld

* Decreto sarà corretto per evitare rialzo tasse, dice Tremonti

(Aggiunge dettagli a paragrafo 11)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 7 ottobre (Reuters) - Primo via libera in Consiglio dei ministri al decreto legislativo sul Federalismo fiscale che aumenterà a regime, ossia dal 2015, l‘autonomia impositiva delle regioni per circa 4,5 miliardi.

Durante il percorso parlamentare il governo inserirà altri meccanismi di controllo per fare in modo che la maggiore libertà fiscale dei governatori non si tramuti in un aumento del prelievo complessivo.

“Pensiamo ad un vincolo. Noi non vogliamo aumentare la pressione fiscale, la vogliamo ridurre”, ha detto il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti.

“Chiuso il processo del federalismo fiscale il governo chiederà la delega per la riforma fiscale”, ha aggiunto.

Rispetto alla bozza illustrata ai governatori fino a martedì scorso, il testo definitivo del decreto prevede che il vero motore del fisco regionale sia la compartecipazione all‘Iva e non più all‘Irpef.

La quota di gettito Iva da devolvere, così come i tempi, sarà definita più avanti ma si aggirerà attorno al 45%, ha detto il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. Un livello grosso modo identico a quello attuale del 44,7%.

La bozza originaria prevedeva, invece, la riduzione della compartecipazione dell‘Iva al 25%, compensata da un aumento della compartecipazione dell‘Irpef.

“Pensavamo che l‘ipotesi dell‘imposta diretta fosse più politica: se compri una lattina di Coca Cola paghi l‘Iva ma non pensi certo alla regione. Ma la richiesta delle regioni è stata l‘Iva e così abbiamo abbandonato l‘ipotesi delle imposte dirette”, ha spiegato Tremonti.

Il decreto dovrà ora essere sottoposto alla Conferenza Stato-Regioni e poi andrà all‘esame delle competenti commissioni di Camera e Senato. Alla fine tornerà in Consiglio dei ministri per l‘approvazione definitiva.

Primo dei cinque punti sui quali il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha incassato la fiducia del Parlamento, il decreto entrerà in vigore secondo le attese del governo entro dicembre o al massimo entro inizio marzo prossimo.

DECRETO SARÀ CORRETTO PER EVITARE RIALZO TASSE

Il provvedimento aumenta gradualmente nel tempo l‘addizionale regionale sull‘Irpef che servirà a compensare la riduzione dei trasferimenti statali.

Le regioni potranno aumentare l‘Irpef dell‘1,4% nel 2013, dell‘1,8% nel 2014 e del 3% dal 2015. L‘addizionale avrà una parte fissa pari allo 0,9%. Oltre a questo 0,9%, le regioni potranno decidere ulteriori rialzi fino a 0,5% nel 2013, 0,9% dal 2014 e 2,1% dal 2015.

In base ai dati raccolti dalla commissione tecnica sul Federalismo fiscale relativi al 2008, un punto percentuale Irpef vale 1,43 miliardi.

Dalla maggiorazione oltre lo 0,5% sono eslusi pensionati e lavoratori dipendenti dei primi due scaglioni di reddito, cioé fino a 28.000 euro.

Il decreto prevede una clausola di garanzia per assicurare che la leva regionale sull‘Irpef non porti all‘aumento della pressione fiscale complessiva.

L‘aumento delle addizionali avverrà infatti di pari passo con una riduzione delle “aliquote Irpef di competenza statale”, recita il decreto, che sarà integrato durante l‘esame parlamentare con altri meccanismi di garanzia.

A partire dal 2014 le regioni potranno ridurre l‘Irap fino ad azzerarla, a patto però che non abbiano aumentato l‘addizionale Irpef oltre lo 0,5%.

“Non esiste la possibilità di scaricare sulle persone fisiche la pressione fiscale delle imprese”, ha detto Calderoli.

Il decreto conferma la previsione di un fondo di perequazione tra le regioni per il finanziamento dei servizi essenziali: sanità, istruzione scolastica, assistenza sociale e trasporto pubblico locale. Le risorse arriveranno dalla compartecipazione al gettito Iva.

“Il federalismo unisce e non divide, raddrizza l‘albero storto della finanza italiana”, ha detto soddisfatto Tremonti.

COSTI STANDARD. FAZIO VEDE UNA REGIONE MODELLO AL SUD

In campo sanitario, il decreto conferma l‘individuazione dei costi standard, basati sui risultati di tre regioni modello (benchmark), scelte dalla Conferenza Stato-Regioni in base a una rosa di cinque regioni virtuose indicate dal ministero della Salute di concerto con il ministero dell‘Economia.

“È possibile che una delle regioni sia al Sud”, ha detto in conferenza stampa il ministro della Salute Ferruccio Fazio.

Ultimo capitolo del decreto è il federalismo provinciale, che farà perno sul trasporto su gomma.

Dal 2012 sarà tributo proprio delle province l‘imposte sulle assicurazioni Rc auto. L‘aliquota, pari al 12,5%, potrà aumentare o diminuire di 2,5 punti percentuali dal 2014.

Sempre dal 2012 scatterà, con decreto della presidenza del Consiglio, la compartecipazione delle province alla accisa sulla benzina.

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