27 maggio 2010 / 10:20 / 8 anni fa

PUNTO1-Manovra,ok rigore,mancano riforme strutturali-Marcegaglia

(cambia titolo, aggiorna con altri quote Marcegaglia)

ROMA, 27 maggio (Reuters) - La Confindustria dà il suo sostegno alla linea di rigore sui conti pubblici portata avanti dal governo nella manovra 2011-12 ma sottolinea la necessità di varare riforme strutturali che riducano la dinamica della spesa pubblica e riportino l‘Italia alla crescita.

E’ quanto sostiene la presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, nel suo intervento alla assemblea annuale di Confindustria, che quest‘anno festeggia il suo centenario.

“La manovra varata dal governo contiene misure che Confindustria chiede da tempo. Perciò diamo sostegno alla linea di rigore del ministro dell‘Economia e del presidente del Consiglio [Silvio Berlusconi] approvata martedì dall‘esecutivo”, dice la Marcegaglia che precisa: “Mancano però interventi strutturali per incidere sui meccanismi di formazione della spesa pubblica, servono riforme per rilanciare lo sviluppo”.

La Marcegaglia ha anche detto di aspettarsi che la manovra venga rafforzata in Parlamento, annuncia opposizione dura se ci saranno passi indietro sulle liberalizzazioni e se il governo nel prossimo triennio non rilancerà la crescita: “Si chiuderebbe nell‘insuccesso la lunga promessa di una politica del fare”.

Ha lanciato infine un appello ai sindacati e alle altre associazioni imprenditoriuali per stringere al più presto un patto per la crescita.

TORNARE A CRESCITA IN QUESTI 3 ANNI O GOVERNO FALLISCE

“Vive in noi una grande ambizione, che oggi è necessità incalzante: tornare a crescere in modo sostenuto”, aggiunge la presidente ricordando l‘obiettivo delle assisse di Parma di tornare ad uno sviluppo del 2%.

“Mettere in ordine i conti pubblici non basta e non è neppure duraturo senza profonde riforme strutturali”, dice Marcegaglia che chiede al governo, ma con il sostegno di parti sociali e opposizione, “di non sbagliare tattica e strategia”, con una nota di pessimismo “forse è già tardi, dobbiamo agire subito”.

Anche perché la manovra varata è giunta dal pungolo europeo, mentre ora tocca alla politica italiana mostrare la sua reale intenzione e capacità di cambiare rotta, anche con dei sacrifici.

“Diciamolo chiaro: la politica dà occupazione a troppa gente in Italia. Ed è l‘unico settore che non conosce né crisi,né cassa integrazione”. Qui Marcegaglia ha strappato un lungo appplauso dalla platea di imprenditori.

“Timido esordio” è poi definito il taglio del 10% delle indennità dei membri di governo e opportuno sarebbe un adeguamento anche da parte degli organi costituzionali.

“Occorrono tagli agli stipendi pubblici, aumenti dell‘età effettiva di pensionamento, revoca delle false invalidità, tagli alla sanità con l‘applicazione dei costi standard”.

Critiche anche alle autorità regolatorie “carenti nei poteri decisionali e le cui nomine, in alcuni casi, ne hanno indebolito autonomia e indipendenza”.

Una attenzione particolare anche alla riforma fiscale - “essenziale per noi rimane la riduzione delle tasse sulle imprese e sul lavoro” - e alla lotta all‘evasione fiscale definita “piaga che va contrastata non per coprire i buchi del bilancio pubblico ma per ridurre le aliquote a chi le imposte le paga”.

Il governo deve poi portare al 2,5% del Pil, dall‘attuale 1,6%, gli investimenti in infrastrutture utilizzando i proventi da dismissioni, la Cdp e coinvolgendo i privati.

Una battuta anche alla controversa questione del ventilato di taglio di alcune province: “E’ un inizio ma è troppo poco. E non è neanche sicuro che ci sia”.

Per l‘Italia, ricorda la Marcegaglia, il bilancio della crisi è “pesantissimo” con la perdita di 700 mila posti di lavoro e di 7 punti di Pil e un crollo della produzione del 25%. Attualmente si assiste a “un rimbalzo che potrebbe anche risultare superiore alle attese. La produzione industriale sta aumentando del 7% annuo e accelera il passo”. Ma, ammonisce la Marcegaglia, “su qesuto recupero gravano le incognite della crisi europea in atto. Comunque non si tratterà di un duraturo innalzamento del nostro ritmo di sviluppo”.

Poi un riferimento alla crisi europea e della moneta unica. Nel dare il benvenuto all‘accordo europeo di inizio maggio scaturito dal crack greco, la Marcegaglia pure sottolinea: “Senza le riforme, non solo l‘euro sarà a rischio. Ma sarà l‘impresa, con i suoi lavoratori, a pagare il conto più salato”

“La svalutazione dell‘euro agevola l‘export e sostiene la gracile ripresa ma le condizioni di sfiducia in cui si è realizzata potrebbero comprometterne i benefici”.

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