3 maggio 2010 / 14:21 / 8 anni fa

Argentina, swap parte da Roma, punta a 60%, Grecia non spaventa

* Swap su 19 miliardi di dollari di debito in default

* Ancora allo studio prezzo per lancio Global bond 2017

* Piccoli investitori devono disdire delega ad associazioni

prima di aderire

di Stefano Bernabei

ROMA, 3 maggio (Reuters) - Lo swap con cui l‘Argentina punta a chiudere il default sul suo debito del 2001 è partito oggi da Roma con l‘obiettivo dichiarato di portare in adesione almeno il 60% dei 19 miliardi di dollari di bond ancora in circolazione.

L‘offerta durerà fino al 7 giugno, con una scadenza intermedia per gli istituzionali fissata al 12 maggio.

“Il 60% di adesioni, sia di privati sia di istituzionali, è la base che immaginiamo come risultato di successo per questa operazione, è il nostro livello accettabile”, ha detto in conferenza stampa il ministro dell‘Economia Amado Boudou che con il segretario alle Finanze Hernan Lorenzino ha iniziato da Roma il road show.

“Pensiamo di convincere gli italiani guardandoli negli occhi, perché riteniamo buona la nostra offerta. Ha condizioni ragionevoli, che possiamo rispettare, parlando chiaro, senza canti di sirena”, ha aggiunto il ministro.

Domani e dopodomani ministro e segretario saranno a Londra mentre, nel resto d‘Europa, un‘altra squadra del governo argentino sta toccando anche Germania, Olanda e Svizzera per cominciare a convincere gli investitori istituzionali che detengono, secondo le stime argentine circa 16 dei 19 miliardi di dollari oggetto dell‘offerta.

A Roma il governo di Buenos Aires tornerà poi il 17 maggio per la seconda parte del road show più dedicata ai piccoli detentori di obbligazioni argentine che toccherà ancora la Germania e il Giappone.

“Questa è l‘ultima opportunità per chi ha i bond in mano per aderire allo swap. Finora l‘accoglienza è stata piuttosto buona”, ha aggiunto Boudou parlando degli incontri che il ministro ha già avuto stamani con alcune associazioni di difesa dei consumatori. Oggi pomeriggio potrebbe esserci un incontro con Nicola Stock, presidente della Task Force Argentina che rappresenta la maggior parte dei 185.000 obbligazionisti italiani e che ha già detto che esprimerà un parere sull‘offerta giovedì 6 maggio.

PICCOLI AZIONISTI DEVONO SCIOGLIERE MANDATO

“Alcuni piccoli obbligazionisti hanno dato mandato ad associazioni (come la Tfa, ndr) a rappresentarli e ora, se intendono aderire allo swap, devono sciogliere questo mandato per poterlo fare”, ha spiegato Lorenzino secondo il quale quei bondholder che finora non hanno aderito al primo swap del 2005, chiuso con il 78% di adesioni, “forse sono stati mal consigliati o forse avevano paura che l‘Argentina non adempisse ai propri obblighi”.

Lo swap prevede per i piccoli obbligazionisti una opzione cosiddetta Par che offre, in cambio delle vecchie, obbligazioni nuove alla pari, oltre che il pagamento in contanti degli interessi pregressi dal 2003 e un titolo Pil legato all‘andamento dell‘economia argentina.

“Questa offerta è il risultato dell‘interazione che abbiamo avuto in Argentina e accoglie moltissime richieste degli obbligazionisti”, ha detto Lorenzino.

L‘offerta limita però a 2 miliardi di dollari le possibilità di adesione all‘opzione alla pari e prevede 180 milioni di contanti complessivamente per pagare gli interessi pregressi.

Se la domanda eccedesse l‘offerta dell‘opzione Par, come sembra altamente probabile, si andrà a riparto e la parte non soddisfatta dai par bond verrà soddisfatta con le obbligazioni scontate che vengono offerte anche agli istituzionali.

“Dei 19 miliardi di dollari di bond in circolazione non tutti sono in mano ai piccoli bondholder, la nostra previsione è che siano 3 miliardi e noi ne copriamo il 66%”, ha spiegato Boudou in proposito.

L‘Argentina sta anche lavorando al lancio di una separata emissione fino a un miliardo di dollari di Global bond 2017 cedola 8,75% per la quale si sta valutando ancora il prezzo e le condizioni di mercato.

“Per l‘emissione del nuovo bond stiamo decidendo giorno per giorno, non l‘abbiamo ancora lanciata, abbiamo aperto il book ma stiamo seguendo l‘evoluzione del mercato per decidere quando sia il momento adeguato”, ha spiegato il ministro che finora ha detto di voler puntare a un rendimento a una cifra, mercato permettendo.

La crisi della Grecia non ha comunque cambiato i piani di Buenos Aires.

“La volatilità sui mercati per la crisi greca non è cosa buona ma vogliamo mantenere invariati i nostri piani e vogliamo che l‘adesione non sia influenzata da questa volatilità”. ha detto il ministro dell‘Economia argentino.

Boudou ha anche detto di vedere “similitudini” tra la crisi del debito greco e il default dell‘Argentina del 2001.

“Se uno guarda alla situazione dei conti pubblici, alla bilancia commerciale e al problema dell‘occupazione, sì, ci sono molte similitudini e la principale lezione è che le politiche economiche ortodosse non solo la strada migliore per affrontare una crisi come questa”. “E’ bene che ci sia l‘aiuto della comunità internazionale in termini finanziari ma è altresì importante aiutare a prendersi cura dell‘economia reale, dell‘occupazione, della produzione, della capacità di esportare”, ha aggiunto Boudou.

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