29 marzo 2010 / 13:22 / tra 8 anni

Cds, OK banche a procedere in progetto Indice Italia - fonti

MILANO, 29 marzo (Reuters) - Le banche hanno dato il loro nulla osta e il progetto di costituire un indice Cds su emittenti corporate italiani, il Main Italy Index, va quindi avanti.

E’ il risultato della riunione della scorsa settimana tra banche coinvolte e Abi, che doveva essere decisiva per passare dalla fase teorica a quella pratica.

“La banche partecipanti hanno convenuto che il progetto andrà avanti e si sono prese l‘impegno a mettere a punto le prossime mosse” ha detto a Reuters una fonte bancaria che ha partecipato al meeting.

Al progetto, anticipato da Reuters a metà marzo [ID:nLDE62711A] è interessata anche Bankitalia, la quale, vista l‘approvazione delle banche a procedere, parteciperà alla prossima riunine che verrà fissata entro aprile.

“L‘impegno delle banche a continuare è forte, ora ci siamo dati impegni precisi per poter continaure” spiega un‘altra fonte bancaria.

IMPEGNO PER QUOTAZIONI EFFETTIVE DI UN CENTINAIO DI CDS

Innazitutto la quotazione dei Cds: dopo circa un anno di test, dice una delle fonti, “ora entriamo nella fase più concreta per cui le banche aderenti si sono impegnate a quotare effettivamente i Cds delle emittenti corporate italiane... Fase, questa, preliminare alla creazione dell‘indice che per essere efficace deve avere alla base una buona liquidità”.

Le banche si sono assunte l‘impegno di fare quotazione su una rosa di un centinaio di Cds di aziende italiane, scelte tra quelle quotate su un mercato regolamentato oppure che siano rapprentative del “made in Italy” spiega una delle fonti.

Inoltre, per poter fare quotazioni “occorre che le banche si attrezzino per avere un‘organizzazione al loro interno, di persone e mezzi, che consentano il trading” aggiunge una fonte. Altro passo sarà “la definizione delle regole minime di funzionamento sia dal punto di vista regolamentare, sia contabile, sia legale” dice un‘altra fonte.

“Inoltre si vuole definire una prassi di ingresso per quei soggetti finanziari che volessero partecipare successivamente, soprattutto quelli esteri, che potrebbero essere particolarmente interessati ad avere uno strumento di copertura sulle società italiane”.

Infine occorrerà individuare un gestore dell‘indice, come stanno facendo, per altri indici, Markit e S&P.

“Le banche hanno aderito con entusiasmo al progetto, visto come buono strumento per distribuire la copertura del rischio” dice un‘altra fonte bancaria. “Se una banca infatti è esposta su una ventina di società corporate un indice protegge di più ed è meno costoso”.

Cinque banche erano inizialmente partecipanti al progetto: Banco Popolare BAPO.MI, Intesa Sanpaolo (ISP.MI), Monte dei Paschi (BMPS.MI), Unicredit (CRDI.MI) e Ubi Banca (UBI.MI), ma quest‘ultima nel corso dell‘ultima riunione ha deciso di restare per il momento alla finestra.

L‘indice, che sarebbe il primo di questo tipo in Europa, punta a fornire su una piattaforma telematica trasparente uno strumento di copertura efficiente per gli investitori e anche più negoziabile rispetto a un singolo nome.

L‘adozione di un indice ha anche una funzione di copertura da fattori avversi relativi al debito, più generali rispetto al solo caso di default, che possono colpire l‘economia di un paese e di conseguenza anche i crediti delle banche.

La Banca d‘Italia, come sottolineato più volte dallo stesso governatore Mario Draghi, è molto interessata a far sì che questo mercato, al momento solo Otc, diventi regolamentato e quindi più trasparente.

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