19 gennaio 2010 / 11:02 / tra 8 anni

PUNTO 1- Grecia giudica positive prime reazioni Ue a piani fisco

(aggiunge contesto, apertura lavori Ecofin, proposta ministro svedese su tassazione banche)

BRUXELLES, 19 gennaio (Reuters) - Le prime reazioni del consesso dei ministri finanziari europei al programma di stabilità illustrato da Atene sono positive e si tratta ora di passare alla messa in atto dei provvedimenti disegnati dal governo.

Lo dice il responsabile alle Finanze George Papaconstantinou all‘ingresso dei lavori del consiglio Ecofin.

“Abbiamo presentato ieri un programma di consolidamento fiscale molto serio e credibile. Le prime reazioni sono state positive e passiano ora alla fase dell‘applicazione” spiega.

Ufficialmente soltanto uno dei temi in agenda per la riunione odierna, la delicata situazione dei conti pubblici ateniesi domina di fatto incontrastata l‘incontro mensile dei ministri Ue.

Ottimista e decisamente esplicita la spagnola Elena Salgado, al primo appuntamento nel ruolo di presidente di turno dell‘Ecofin.

“Non mi preoccupa: credo che la Grecia farà il necessario” risponde a chi le chiede di commentare la possibilità dell‘insolvenza di Atene.

L‘odierno consiglio dei ventisette ministri finanziari Ue è chiamato ad adottare conclusioni sulla base di un rapporto della Commissione riguardo alle riserve sollevate da Eurostat sui dati di deficit e debito greco.

Escludendo il rischio di default, i ministri non per questo allentano però la pressione perché Atene provveda al più presto alla correzione del deficit e prenda provvedimenti contro statistiche macro giudicate ‘truccate’.

“La situazione delle statistiche greche è falsata con dolo” osserva il ministro svedese Anders Borg, fino a fine dicembre presidente di turno Ecofin.

SVEZIA CHIEDE RIFLESSIONE SU TASSA BANCARIA IN STILE USA

All‘ingresso dei lavori odierni, Borg suggerisce una riflessione sulla possibile introduzione di un‘imposta bancaria simile a quella proposta dal presidente Usa Barak Obama.

“E’ stata introdotta negli Stati Uniti e in Svezia abbiamo già un sistema del genere. Non possiamo tollerare una situazione in cui i banchieri si rifiutino di pagare il conto. Si tratta di un‘imposta che può garantire entrate ingenti per far fronte alla situazione dei conti pubblici. Credo sull‘idea ci sia un sostegno da parte di numerosi tra u miei colleghi” spiega.

“Si temeva che una simile misura avrebbe messo a rischio la competitività del sistema bancario europeo ma se viene introdotta negli Usa il pericolo non esiste. So che molti miei colleghi sono interessati: non si tratta di una tassa sulle transazioni ma sul bilancio” conclude.

In una lunga intervista a ‘Il Sole 24 Ore’ di domenica, Giulio Tremonti usa parole di encomio per la “stretta sulle banche” disegnata dal presidente Usa.

“Mi ricorda un po’ Robin Hood. E io, come si sa almeno dai tempi di Parmalat, sto dalla parte di Robin Hood” diceva l‘inquilino di Via XX Settembre.

La scorsa settimana il presidente Obama ha proposto una “tassa di responsabilità sulla crisi finanziaria” da far pagare alla grandi banche e ad altre società finanziarie, chiamate a rimborsare gli aiuti pubblici ottenuti durante la crisi e restituire “fino all‘ultimo centesimo” il denaro dei contribuenti.

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