12 gennaio 2009 / 18:39 / 9 anni fa

Pensioni, Italia si impegna con Ue ad aumento graduale età donne

ROMA, 12 gennaio (Reuters) - L‘Italia si impegna a realizzare, in modo graduale e flessibile, l‘aumento dell‘età di pensionamento per le donne nel settore pubblico.

E’ quanto contenuto nella lettera che il governo ha inviato stasera a Bruxelles dopo la condanna arrivata dalla Corte di Giustizia Ue lo scorso 13 novembre.

La Corte del Lussemburgo ha ritenuto discriminante verso le donne impiegate nel pubblico l‘obbligo di andare in pensione di vecchiaia a 60 anni, cinque anni prima degli uomini che ci vanno a 65.

Secondo i termini di legge il governo italiano doveva rispondere entro due mesi.

Il testo delle lettera parla anche della costituzione di un coordinamento tra i vari ministeri competenti interessati (Pubblico impiego, Welfare, Politiche comunitarie, Economia, Esteri e Pari opportunità) che dovrà lavorare per mettere a punto, entro due mesi al massimo, una proposta più dettagliata per rispondere ai rilievi evitando di incorrere in una sanzione.

La questione dell‘innalzamento dell‘età crea differenze di vedute nel governo. Se il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, sollecita un intervento tempestivo, altri ministri sono più cauti.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha detto nella conferenza stampa di fine anno che il governo non ha intenzione di mettere mano alla riforma previdenziale e, per rispondere alla Corte europea, pensa che le donne dovrebbero poter scegliere se vogliono restare al lavoro fino a 65 anni.

Anche per il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, la scelta deve essere volontaria.

Il ministro dell‘Ambiente Stefania Prestigiacomo ha criticato la linea dura di Brunetta ritenendo che l‘innalzamento dell‘età di pensionamento per le donne non sia materia da affrontare al momento, considerando le attuali condizioni del lavoro femminile. E anche il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, è contrario a una equiparazione dell‘età di vecchiaia tra i due generi nell‘attuale situazione del mercato del lavoro italiano, di fatto svantaggiosa per le donne.

Sacconi ha anche spiegato che la sentenza, limitata al settore pubblico (Inpdap), riguarda solo il 20% delle occupate dunque con una eventuale parificazione lo Stato italiano risparmierebbe solo 250 milioni di euro a regime. Bruscolini, secondo queste stime.

Altri calcoli parlano però, secondo il Sole 24 Ore, di risparmi da 1,3 a 1,8 miliardi anche solo portando la soglia per le lavoratrici statali da 60 a 62 anni.

Oltre ai criteri per la vecchiaia, l‘attuale regime previdenziale italiano prevede che dal 2008 sia possibile andare in pensione a 58 anni (da 57 con 35 anni di contributi). Dal 2009 in avanti sarà introdotto un mix di età e quote per arrivare nel 2013 a una quota di età più contributi pari a 97, con età minima a 61 anni.

Una strada percorribile potrebbe essere quella di incentivare la permanenza al lavoro fissando una soglia minima di uscita a 62 anni e una massima a 67 caricando i risparmi (1 mld all‘anno) su politiche a favore dell‘occupazione femminile.

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