May 21, 2020 / 9:28 AM / 3 months ago

Coronavirus, Lombardia non paga straordinari a infermieri domiciliari

ROMA, 21 maggio (Reuters) - Li hanno anche definiti i baluardi della sanità territoriale travolta dallo tsunami coronavirus nelle città e nelle valli lombarde.

Ma quegli infermieri domiciliari che giorno e notte, per settimane, sono andati dagli ammalati lasciati a casa a garantire le cure via flebo e l’ossigenoterapia, hanno scoperto oggi che il superlavoro da loro sostenuto a causa della pandemia è, da un punto di vista contabile, uno sforamento del budget, per il quale la Regione Lombardia non prevede retribuzione.

“Quando ho ricevuto il messaggio di posta elettronica dall’azienda territoriale sanitaria (ATS) di Bergamo mi è venuto da piangere”, dice Maura Zucchelli, una delle socie di Itineris, a Ponte Nossa, 19 operatori sanitari per assistenza domiciliare in Val Seriana e a Bergamo, la zona più martoriata nella regione più colpita dal Covid.

“In sostanza ci dicono: signori, nel primo trimestre avete sforato, e quindi non vi paghiamo - racconta - Ma è ovvio che abbiamo sforato il budget fissato. C’è stata l’epidemia di Covid, come si poteva prevedere? Ci siamo tirati su le maniche e abbiamo fatto il doppio dei pazienti”.

“CHIEDIAMO SOLO DI ESSER PAGATI PER IL LAVORO FATTO”

Da anni la Regione Lombardia ha esternalizzato i servizi di assistenza domiciliare a società e cooperative accreditate, detti enti gestori. Questi enti erogano le prestazioni per conto della Regione che poi li retribuisce in base a un budget stabilito annualmente per ogni gestore.

L’assistenza domiciliare che eccede fino al 6% del budget fissato viene finanziata dalla Regione al 40%. Quella che va oltre il 6% non viene pagata.

“Ci hanno chiesto di esserci, ci hanno detto che dovevamo fare questo servizio. Ci hanno detto ‘seguiteli sul territorio perché negli ospedali non c’è posto’, e ora?,” spiega Zucchelli.

“Secondo i nostri calcoli, solo ad aprile siamo già oltre il 21% di sforamento”.

Zucchelli aggiunge che in media Itineris ha 130 pazienti al mese. Nelle sole due prime settimane di marzo sono stati 210. Il fatturato medio mensile va dai 35.000 ai 38.000 euro. Solo a marzo è stato di 70.000.

“Se vogliamo arrivare a fine anno senza rimetterci, dovremmo non prendere più i pazienti che hanno bisogno”, conclude.

ATS: SEGUITE REGOLE REGIONE PER ATTIVITA’ ORDINARIA

L’ATS Bergamo, contattata da Reuters, in una nota ribadisce i limiti delle “regressioni tariffarie” in base alla percentuale della iperproduzione, e precisa che il budget del primo trimestre non è riconducibile all’emergenza Covid che la Regione “ha normato” dal 23 marzo. Per il trimestre successivo (cioè aprile-maggio-giugno) la Regione Lombardia deve ancora definire “la modalità di rendicontazione e la relativa tariffa”.

“ATS Bergamo - conclude la nota - ha seguito le regole impartite da Regione per l’attività ordinaria”.

Regione Lombardia, contattata da Reuters non ha commentato.

Il problema non riguarda solo la Bergamasca, epicentro della crisi, ma tutta la Lombardia che con i suoi 15.662 morti ufficiali su circa 10 milioni di abitanti è una delle aree più flagellate al mondo.

“DOVREMO RIFIUTARE I PAZIENTI?”

Lettere come quella ricevuta da Itineris sono arrivate anche ad altri enti gestori.

“Per l’assistenza domiciliare e le cure palliative la Regione Lombardia mette a budget 160 milioni di euro su una spesa sanitaria annuale di 18 miliardi. Ogni anno succede che a ottobre molti enti esauriscono gia’ il loro budget”, dice Massimo Sparpaglione, presidente di Assedo, associazione che raggruppa società e cooperative del settore.

“Cosa dovremmo fare? Per esempio lasciarle morire senza palliazione?”.

Il presidente di Assedo dice di aver scritto alle autorita’ locali ricordando che il Decreto Rilancio stabilisce che le Regioni debbano aumentare le risorse per la sanità territoriale, e che anche la risoluzione dello stesso Consiglio Regionale Lombardo il 21 aprile impegna il presidente ad aumentare i fondi all’assistenza domiciliare.

“Non più tardi della settimana scorsa il funzionario regionale dell’Unità Territoriale mi ha risposto ‘Vedremo, per ora vi garantiamo il budget precedente’”, dice Sparpaglione.

“Il Prefetto di Milano non mi ha ancora risposto”.

La Prefettura di Milano, contattata da Reuters, attraverso una sua portavoce fa sapere di aver iniziato un confronto con la Regione “per vedere che problemi ci sono”.

In redazione a Roma Giselda Vagnoni, emilio.parodi@thomsonreuters.com; +39 02 66129523

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