May 4, 2020 / 4:04 PM / 3 months ago

SCHEDA-Cinque motivi per cui la Bce sosterrà l'Italia se fosse declassata a "junk"

FRANCOFORTE, 4 maggio (Reuters) - L’Italia affronterà il primo importante test della propria reputazione di fronte ai creditori questo venerdì, quando Moody’s aggiornerà il rating del Paese, ma potrà molto probabilmente contare ancora sulla Banca centrale europea per l’acquisto dei bond, qualsiasi cosa accada nei prossimi giorni e mesi.

L’Italia è al momento solo un “notch” al di sopra del livello “junk” per tutte e tre le grandi agenzie di rating, ovvero Fitch, S&P Global e Moody’s, a cui fa riferimento la maggior parte degli investitori privati e degli index provider.

Se il Paese venisse declassato da due di queste agenzie, potrebbe vedersi negare l’accesso a un’ampia fascia di investitori del debito, che non possono acquistare titoli sotto il livello “junk”, proprio nel momento in cui l’economia dell’Italia si trova ad affrontare le conseguenze del coronavirus e di un prolungato stop degli affari.

Ma gli analisti prevedono che l’Italia potrà continuare a beneficiare di un continuo acquisto di bond da parte della Banca centrale europea che è già di fatto il maggiore acquirente delle obbligazioni italiane grazie al programma anti-crisi del valore di 1.100 miliardi.

L’Italia si trova ancora a tre “notch” di distanza dal livello “junk” per l’agenzia canadese Dbrs, che da sola permette al Paese di avere i requisiti necessari per gli acquisti da parte della Bce.

Ma se perfino questo rating dovesse andar perso, ecco cinque ragioni per cui si prevede che la Bce resterà al fianco dell’Italia.

IL PRECEDENTE GRECO

La Bce ha incluso il debito governativo greco, classificato come “junk”, all’interno del Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp), affermando che la recessione causata dal coronavirus consente una deviazione dalle regole di idoneità.

Da tale precedente ne consegue che l’esclusione di qualsiasi altro Paese dal programma di acquisti, del valore di 750 miliardi di euro e il cui termine è per il momento fissato alla fine dell’anno, potrebbe dar vita a un contenzioso.

Il presidente della Bce, Christine Lagarde, ha evitato di rispondere direttamente a una domanda sul tema durante la conferenza stampa della scorsa settimana. Tuttavia, nella sua risposta, è stata citata la decisione riguardo alla Grecia, segnale che il precedente verrà tenuto in considerazione a tempo debito.

“Il riferimento del presidente della Bce al via libera per la carta greca supporta fortemente l’ipotesi che la Bce continuerà a comprare titoli di stato nell’eventualità che i rating vengano declassati a ‘junk’”, secondo quanto si legge in una nota degli analisti di BNP Paribas ai propri clienti.

LE MISURE CONTANO

L’Italia è la terza economia della zona euro e il governo è anche il maggiore debitore del blocco, con titoli in circolazione per il valore di 2.000 miliardi alla fine di marzo, secondo i dati forniti dalla Bce.

Ciò significa che qualsiasi sia l’aumento del rendimento obbligazionario dei Btp, avrebbe un impatto sulla totalità della zona euro, poiché ridurrebbe la domanda in un mercato chiave del blocco.

La Bce si è impegnata a contrastare qualsiasi simile segnale di “frammentazione” all’interno della zona euro e ha acquistato titoli di Stato italiani ben oltre le sue quote di partecipazione nel mese di marzo, con l’obiettivo di contenere lo spread tra il rendimento obbligazionario del Paese e quello del porto sicuro Germania.

“Escludere i Btp avrebbe un effetto estremamente prociclico e andrebbe contro il dichiarato spirito della Bce” ha affermato Marco Brancolini, economista di Nomura.

CONTAGIO

Un declassamento dell’Italia potrebbe provocare speculazioni che si ripercuoterebbero poi sugli altri Paesi della zona euro, in uno scenario di contagio dei mercati già visto durante la crisi del debito 2010-12.

Il Portogallo, classificato tra uno e tre “notch” sopra il “junk” dalle quattro agenzie a cui fa riferimento la Bce, potrebbe essere uno dei principali candidati, assieme alla Spagna, che ha un rating migliore, ma che è stata colpita più duramente dalla pandemia.

Se gli investitori avvertissero che una fetta della zona euro è stata esclusa dagli aiuti della banca centrale, potrebbero mettere in dubbio le possibilità di sopravvivenza dell’unione monetaria e la Bce si ritroverebbe per le mani una nuova crisi dell’euro.

Per evitare tutto ciò, si prevede che la Bce modificherà i termini del Pepp, al momento il suo maggiore programma di quantitative easing (Qe).

“Non c’è alcun dubbio che le obbligazioni sovrane di qualsiasi grado al di sotto del “junk” rimarranno idonee anche per il Pepp - sebbene forse non per il Qe?,” ha affermato Erik Nielsen, economista di Unicredit.

BANCHE

Le banche italiane detengono circa 400 miliardi del debito del governo italiano, che corrispondono al 10% degli asset - tra le proporzioni più alte in Europa.

Ciò vuol dire che le perdite più ingenti negli investimenti sono destinati a ridurne il capitale, ostacolando la capacità delle banche di prestare denaro e sollevando dubbi tra gli investitori e i depositanti riguardo alle possibilità di sopravvivenza degli istututi più deboli.

Poiché una simile spirale inasprirebbe ancora di più la crisi, si è previsto che la Bce continuerà a includere l’Italia nel suo programma di acquisto di titoli di Stato e che aumenterà la portata del programma stesso.

“Prevediamo che la rete protettiva Pepp verrà utilizzata in toto,” ha dichiarato Peter Chatwell, analista di Mizuho Securities, aggiungendo che prevede che il programma verrà incrementato fino a 2.000 miliardi di euro.

EUROSCETTICI

La Bce si guarda bene dal discutere di politica nazionale, ma è chiaro che le forze euroscettiche italiane approfitterebbero di un percepito fallimento da parte della banca centrale nell’aiutare il Paese nel momento del bisogno.

In un articolo uscito ieri, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto alla Bce di finanziare in maniera diretta misure anti-crisi per non dover vedere i singoli Stati membri, “su strade diverse”.

La Bce si vedrà bene dall’applicare mosse che vadano fuori dai trattati, quali aperti finanziamenti diretti ai governi, ma nel contesto politico lasciare andare completamente l’Italia sarrebbe una mossa troppo costosa.

“Sarebbe un messaggio politico troppo pericoloso ed è improbabile che accada”, ha dichiarato Lorenzo Codogno, fondatore della società di consulenza LC Macro Advisors, che prevede un temporaneo lasciapassare per qualsiasi paese declassato al grado “junk”. (Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, michela.piersimoni@thomsonreuters.com)

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