April 30, 2020 / 4:02 PM / in a month

PUNTO 1-Pop Bari, sequestrati 16 mln euro a tre ex manager per "operazioni baciate"

(Aggiorna con dichiarazioni legale Jacobini)

ROMA, 30 aprile (Reuters) - La Guardia di Finanza di Bari, su disposizione del Tribunale, ha sequestrato oggi un totale di 16 milioni di euro a ex dirigenti della Banca Popolare di Bari nell’ambito di un filone di inchiesta con l’ipotesi di reato di ostacolo all’autorità di vigilanza.

Si tratta di Gianluca Jacobini, ex condirettore dell’istituto, e degli ex responsabili dell’internal audit e della direzione business della banca, Giuseppe Marella e Nicolò Loperfido, si legge in un comunicato della Gdf.

Nel decreto di sequestro, che Reuters ha potuto leggere, si specifica che la disposizione ha riguardato poco meno di 5 milioni a testa per Jacobini e Loperfido e poco più di 6 milioni per Marella.

In particolare, si legge nel decreto firmato dal gip Francesco Mattiace, i tre ex dirigenti sono accusati di essere stati a conoscenza dall’inizio del 2016 che la banca aveva concesso una serie di finanziamenti “direttamente e/o indirettamente utilizzati per l’acquisto di azioni proprie, complessivamente incidenti sui fondi propri della Popolare, in negativo, per 48,9 milioni di euro al 31.12.2015”, e nonostante questo di non aver fatto le “dovute rettifiche ai fondi propri della banca, così determinando l’inoltro alla Banca d’Italia di una comunicazione trimestrale sovrastimata”.

Si tratta delle cosiddette “operazioni baciate”, finanziamenti, secondo quanto scrive il giudice, “spesso offerti a tassi di interesse più vantaggiosi, erogati da una banca a un cliente a patto che questi acquisti azioni della banca stessa”.

“La concessione di un finanziamento da parte di una banca in correlazione con l’acquisto di sue azioni sovrastimerebbe il capitale, dando ai terzi una visione di solidità che non corrisponde a quella reale”.

Ai clienti, scrive ancora il gip Mattiace, vennero fatti firmare mandati irrevocabili a vendere i titoli stessi quando “l’istituto bancario lo avesse ritenuto ‘opportuno’, così determinando, di fatto, la destinazione delle azioni (e del relativo controvalore) a garanzia del finanziamento concesso”.

I difensori di Marella, gli avvocati Michele Laforgia e Andrea Di Comite, in una nota, sottolineano che il loro assistito aveva proposto alla banca dei rilievi (confermati anche dalle ispezioni di Bankitalia) sui “fondi propri” oggetto di rettifica del valore nel 2016 e che non può essere imputato a lui il fatto che gli amministratori della banca non abbiano tenuto conto in modo adeguato di quei rilievi.

Il legale di Jacobini, avvocato Giorgio Perroni, dice di essere fiducioso “che si dimostrerà la piena correttezza delle operazioni contestate” aggiungendo di trovare singolare che al suo assistito vengano attribuiti “reati come le false comunicazioni sociali che hanno natura collegiale” e che si consumano “dopo che il bilancio è stato approvato dal cda”.

“Ci sembra piuttosto particolare un’impostazione per cui Gianluca Jacobini e il padre sono chiamati a rispondere come unici responsabili di tutto quello che è successo nella banca”, conclude.

Non è stato possibile ottenere un commento da Loperfido.

Dal provvedimento di sequestro si evince inoltre che la procura di Bari, nel gennaio scorso, aveva chiesto al giudice un sequestro a carico degli stessi tre ex dirigenti per un ammontare complessivo di 81,6 milioni di euro, istanza che venne respinta perché non ritenuto provato il legame fra i fondi indicati e i reati contestati.

L’inchiesta principale vede indagati fra gli altri Jacobini e Marella per falso in bilancio e falso in prospetto, e il 31 gennaio ha condotto agli arresti domiciliari dello stesso Gianluca Jacobini e del padre Marco, ex presidente della banca. (Via redazione Milano, In redazione a Milano Emilio Parodi, Gianluca Semeraro)

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