April 17, 2020 / 4:51 PM / 4 months ago

Banche temono rischi legali per prestiti Covid-19 garantiti

MILANO/ROMA, 17 aprile (Reuters) - Le banche italiane temono possibili conseguenze penali derivanti dall’attività creditizia nell’ambito delle misure di sostegno messe in campo in risposta all’emergenza sanitara ed economica innescata dall’epidemia di Covid-19.

Per evitare eventuali restrizioni del credito in una fase di tensione di liquidità delle imprese, il governo, con due decreti, si è impegnato a garantire fino a 750 miliardi di nuovi prestiti.

Il sistema statale di garanzie prevede una copertura al 100% per i prestiti fino ad un massimo di 800.000 euro, senza alcuna valutazione del merito di credito per gli importi fino a 25.000 euro. Per le imprese più grandi le percentuali di copertura, attraverso la Sace, sono comprese tra il 70 e il 90%, decrescente all’aumentare della dimensione aziendale. Nell’attuale situazione di crisi i rischi di tipo legale per le banche sono accentuati dall’eventuale default delle imprese beneficiarie del finanziamento, sottolineano tre fonti del settore. Eventualità che, con le prospettive di forte contrazione dell’economia, assume un rilievo sempre maggiore.

Secondo un responsabile crediti in una filiale di un banca medio-grande, gli istituti devono comunque effettuare dei processi di valutazione del merito di credito anche per i prestiti garantiti al 100%.

“E’ come se ci avessero detto, aprite la porta e fate entrare chiunque. Non è possibile; non è possibile alterare in questo modo dall’alto il funzionamento di un’azienda”, dice il manager.

“Il problema della possibile imputabilità, per concessione abusiva del credito o per concorso in bancarotta, è sempre esistito, ma adesso è dieci volte aggravato dalla situazione economica”, dice il presidente del comitato esecutivo di Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani.

Il banchiere sottolinea in particolare i rischi per la banca, in questo scenario economico, derivanti dal finanziamento di imprese che sarebbero comunque destinate ad uno stato di dissesto o di insolvenza.

“In una situazione come questa in cui vengono a chiedere perfino 25.000 euro, se non c’è uno scudo penale, chi si azzarda a concedere il prestito?”, aggiunge Sforza Fogliani.

Secondo una fonte sindacale “per poter rendere il più possibile veloce l’erogazione dei prestiti garantiti dallo Stato – sia quelli coperti dal Fondo di garanzia sia quelli con la Sace – è necessario immaginare una sorta di tutela legale e uno scudo penale per i banchieri”.

Sarebbe necessario, in sostanza, un paracadute che metta gli amministratori delegati delle banche al riparo da possibili conseguenze penali derivanti dalla rapidità con cui devono essere concessi i prestiti alle aziende, come il concorso in bancarotta, le revocatorie fallimentari, la concessione abusiva del credito in presenza di fallimenti di società beneficiare del finanziamento, spiega la fonte.

La rapidità con cui le imprese in tensione di liquidità possono accedere ai fondi garantiti dallo Stato è fondamentale per la loro sopravvivenza, e la questione dei rischi penali si aggiunge agli altri ostacoli che le banche devono affrontare a causa dell’elevato volume di richieste e della complessità delle procedure.

La Banca d’Italia stima che il fabbisogno aggiuntivo di finanziamenti delle imprese italiane potrebbe raggiungere i 50 miliardi di euro tra marzo e luglio.

Dal canto loro gli istituti sono già in affanno per la valanga di domande di moratorie da evadere e ora sono alle prese con la complessità procedurale del pacchetto liquidità emanato del governo, secondo quanto sottolineano alcuni manager bancari.

A complicare ulteriormente il quadro l’allarme lanciato dalle procure sul rischio che dell’immissione di importanti somme di denaro garantito dallo Stato nel sistema economico possa beneficiarne la criminalità organizzata.

Un dirigente di una grande banca ha detto a Reuters che i timori di rischi penali ostacolerebbero in particolare le già limitate misure di sostegno per le aziende con equilibri finanziari precari anche prima degli effetti scatenati dal virus.

Secondo quanto riferito nei giorni scorsi da due fonti che hanno lavorato al decreto liquidità, le banche hanno fatto pressione sul governo perché venissero inserite le garanzie di Stato anche sui crediti concessi ad imprese già in difficoltà prima che esplodesse l’epidemia, ma finora l’esecutivo ha perlopiù respinto le istanze richieste facendo solo minime concessioni.

Ha collaborato Valentina Za, in redazione a Milano Cristina Carlevaro

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