April 7, 2020 / 6:06 AM / 4 months ago

Coronavirus, Fiat Chrysler e Psa cercano di aumentare liquidità prima di fusione

LONDRA/MILANO/PARIGI, 7 aprile (Reuters) - Con le vendite fortemente penalizzate dall’epidemia di coronavirus, Fiat Chrysler e Psa-Peugeot hanno rinviato le rispettive assemblee e cercano modi di aumentare le riserve di liquidità in vista della programmata fusione.

Le due case automobilistiche si sono rivolte alle banche per assicurarsi la liquidità di cui hanno particolarmente bisogno e Fiat Chrysler guarda alle garanzie sul debito approvate ieri sera dal governo a sostegno delle società italiane, secondo quanto riferito a Reuters da una fonte vicina alla situazione.

Fca, che ha sede legale nei Paesi Bassi, gestisce vari impianti in Italia e potrebbe avere accesso allo schema governativo che offre oltre 400 miliardi di euro di liquidità e prestiti bancari alle imprese colpite dalla pandemia, ha detto la fonte, avvertendo comunque che non sono state prese decisioni.

Nessun commento da un portavoce di Fca.

La crisi innescata dal virus ha virtualmente cancellato la domanda di nuovi veicoli, spingendo i gruppi automobilistici a fermare temporaneamente la maggior parte della produzione.

Il mese scorso Fca si è assicurata una linea di credito da 3,5 miliardi di euro, con una scadenza iniziale di 12 mesi che può essere estesa di altri sei e che va ad aggiungersi a linee di credito esistenti per 7,7 miliardi.

Il gruppo presieduto da John Elkann dovrà tagliare il dividendo ordinario se deciderà di richiedere gli aiuti messi a disposizione dal governo italiano.

Il decreto di emergenza dice infatti che le imprese che faranno richiesta dei prestiti garantiti dallo Stato non potranno approvare il pagamento delle cedole per un anno.

La decisione di Fca di rinviare l’assemblea a fine giugno ha fatto sorgere tra gli analisti speculazioni sulla possibilità che il dividendo ordinario da 1,1 miliardi di euro possa essere tagliato o rimandato.

“Mentre il processo di fusione va avanti, il rinvio dell’assemblea fa temere ai mercati una potenziale cancellazione del dividendo ordinario”, commenta Monica Bosio, analista di Intesa Sanpaolo.

Anche per l’analista di Equita Martino De Ambroggi lo scenario più probabile è “la cancellazione o almeno il rinvio del dividendo ordinario sia per Fca sia per Psa”.

Anche Psa, che ha proposto un dividendo simile da 1,1 miliardi, ha rimandato l’assemblea al 25 giugno. Ma il gruppo non dovrebbe richiedere finanziamenti statali, ha detto un’altra fonte vicina alla società.

Il gruppo francese, guidato da Carlos Tavares, ha comunicato ieri un accordo per nuove linee di credito del valore di circa 3 miliardi di euro e dispone di linee non utilizzate per circa 3 miliardi.

DIVIDENDO SPECIALE?

Il titolo Fca ha lasciato sul terreno circa il 45% da fine febbraio quando il virus ha iniziato a diffondersi in Nord Italia. Psa ha perso il 32%.

A dicembre, Fca e Psa hanno raggiunto un accordo vincolante per creare il quarto gruppo automobilistico al mondo, con il 50% della nuova entità in mano agli azionisti di ciascuna società.

Nell’ambito dell’accordo, Fca distribuirà agli investitori un dividendo speciale da 5,5 miliardi di euro. Banchieri e analisti hanno messo in dubbio la capacità di Fca di pagare una tale cifra.

“Non è più saggio liberarsi di così tanta cassa”, ha detto la prima fonte.

Una seconda fonte vicina all’operazione ha detto che, anche se le due parti sono ancora impegnate a integrarsi, devono vedere come si evolve la crisi prima di decidere se rinegoziare i termini della fusione.

Per gli analisti di Jefferies la fusione è cruciale per la competitività delle due società nel lungo termine ma alcuni aggiustamenti sono “inevitabili”.

I gruppi automobilistici globali potranno finire per vendere tra 19 e 24 milioni di auto in meno quest’anno, con un calo del 22-27% delle vendite globali, secondo uno studio di Alix Partners.

Questo significa che le società saranno al di sotto del break-even, perdendo oltre 100 miliardi di euro di cash flow a livello globale, aggiunge lo studio. Per ogni mese di produzione rallentata al minimo in Europa, i produttori di auto perderebbero 7 miliardi di euro di cash flow.

In redazione Sabina Suzzi, Francesca Piscioneri

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