April 3, 2020 / 3:06 PM / 4 months ago

SCHEDA - Italia verso esame agenzie rating, quanto peserà Covid-19?

MILANO, 3 aprile (Reuters) - Guardando a un orizzonte di poco più di un mese, per il rating della Repubblica italiana si prepara una triplice prova di primaria importanza.

In calendario venerdì 24 aprile, dopo la chiusura del mercato Usa, il giudizio di S&P Global, mentre l’8 maggio l’appuntamento sarà doppio, con le pagelle di Moody’s e Dbrs.

Oltre che primo in agenda, il rischio più concreto è di una mossa da parte di S&P, che ha sul rating italiano di ‘BBB’ già un outlook negativo. Le prospettive sono invece al momento stabili sia per il ‘Baa3’ di Moody’s sia per il ‘BBB (high)’ di Dbrs.

S&P ha confermato il rating di ‘BBB’ — due gradini sopra il livello di ‘junk’ con prospettive negative — il 25 ottobre, non molto dopo il cambio al vertice della maggioranza in cui il Pd ha sostituito la Lega, fazione antieuropeista che da sempre più spaventa il mercato.

La situazione dei mercati è però radicalmente cambiata, anche se in ragione di un fattore del tutto esogeno — la pandemia di Covid-19 — che avrà comunque disastrose ricadute sui conti pubblici, quelli italiani in testa.

Soltanto lunedì scorso, tuttavia, il responsabile rating sovrani Emea di S&P Global Frank Gill sosteneva che da parte dell’agenzia Usa non ci fosse “necessità immediata di ritoccare il rating dell’Italia”, facendo riferimento ai “timori a lungo termine” che già sussistevano prima dello shock del coronavirus.

RISCHI DI BOCCIATURA

Di “rischi di downgrade da parte delle agenzie di rating aumentati e non solo per l’Italia” parla Lorenzo Codogno di LC macroadvisors.

“Fitch ha già dato un segnale con un abbassamento del rating del Regno Unito”, spiega l’economista, secondo cui il debito pubblico italiano potrebbe raggiungere 160% del Pil e la sua sostenibilità ne verrebbe compromessa.

Secondo Codogno sarà cruciale per l’Italia quanto verrà deciso in Europa nei prossimi giorni, e in particolare se verrà richiesta una linea precauzionale Mes, che potrebbe attivare l’Omt della banca centrale europea. “Questo ridurrebbe i rischi di una crisi finanziaria immediata e potrebbe consigliare alle agenzie di rating di aspettare per qualsiasi decisione sino ad una normalizzazione della situazione economica” aggiunge.

Scettico circa la possibilità di un downgrade è Alessandro Tentori, Cio di Axa.

“Non credo che nel breve periodo, cioè fino a quando dura l’emergenza del Covid-19, qualche agenzia vada a toccare il rating, casomai ci potrà pensare dopo”, ragiona.

Per arrivare al giudizio di spazzatura, S&P dovrebbe retrocedere l’Italia di due gradini al livello di ‘BB+’, una mossa aggressiva in passato già avvenuta, scatenando però una spirale di polemiche arrivate persino in sede giudiziaria.

In un report di oggi, Bank of America dà per scontata una bocciatura di un gradino sia da S&P sia da Fitch ma ritiene “molto improbabile” un declassamento a livello ‘non investment grade’.

Anche Fitch, il cui giudizio sull’Italia è attualmente di ‘BBB’, ha un outlook negativo, ma si pronuncerà soltanto il 10 luglio.

COMMERZBANK E KAMES CAPITAL VEDONO SCENARIO ‘JUNK’

Un report Commerzbank datato 1 aprile, intanto, ha messo l’Italia in vetta alla classifica dei paesi che potrebbero perdere il giudizio di ‘investment grade’ e ha scatenato polemiche per aver suggerito la chiusura di posizioni lunghe sui Btp.

“Dopo una risalita a quasi 150% quest’anno, i nostri economisti prevedono che il rapporto debito/Pil italiano veda nel 2021 una discesa in area 145%, che equivarrebbe al calo più significativo dai tempi dell’introduzione dell’euro. Questo però potrebbe non essere sufficiente a prevenire una bocciatura a ‘junk’” dice l’analista nel report della banca tedesca.

E’ pessimista anche il fondo britannico Kames Capital.

“Il problema con la risposta fiscale della zona euro è che l’Italia non può permettersela, nonostante la Banca centrale europea riversi sul mercato obbligazionario oltre 1.000 miliardi di euro in ‘quantitative easing’” scrive il gestore per il reddito fisso Nick Chatters.

“L’attuale governo italiano è più sensibile al problema fiscale e consapevole che il mercato lo punirà nel caso provasse a spingere l’acceleratore su piani di spesa irresponsabili, anche se i dati macroeconomici verranno duramente colpiti dall’impatto del virus” aggiunge. (In redazione a Roma Stefano Bernabei)

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