April 1, 2020 / 6:01 AM / 4 months ago

Gualtieri, realistico calo 6% Pil per coronavirus, su Mes Italia non cede

ROMA, 1 aprile (Reuters) - E’ “realistico” che l’economia italiana registri quest’anno una contrazione del Pil del 6%, come stimato da Confindustria, a causa della crisi determinata dal coronavirus ma il paese può ambire a una “ripresa vigorosa”.

Lo ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in una intervista con Il Fatto Quotidiano.

Il ministro, alla vigilia del Consiglio dei ministri che varerà un nuovo decreto anti crisi ha detto che l’intervento a sostegno di famiglie, lavoratori e impresa sarà “significativamente superiore” rispetto ai 25 miliardi stanziati a marzo e sufficiente a fornire sostegno “per tutta la durata della crisi”.

“Ci attendiamo di liberare risorse per economia reale per almeno 500 miliardi”, ha precisato.

Per proteggere le aziende dalla crisi, il ministro parla anche di “forme nuove di intervento pubblico”.

Rispetto al rapporto con l’Europa, che al momento non è riuscita a trovare soluzioni condivise per sostenere i paesi più colpiti dall’epidemia come Italia e Spagna, Gualtieri ha ribadito che un “ricorso al Mes sulla base dei meccanismi attuali è fuori discussione” e che l’Italia insiste per eliminare le condizionalità del meccanismo.

Il Mes, Meccanismo europeo di stabilità, “è stato concepito per affrontare choc asimmetrici, mentre questa è una crisi simmetrica che riguarda tutti, quindi un suo uso sulla base dei meccanismi attuali, almeno da parte dell’Italia, è fuori discussione. Pure l’idea di una nuova linea di credito precauzionale ci sembra di scarsa utilità. Più promettenti sono il potenziamento dell’azione della Bei e lo strumento temporaneo di assistenza a cui sta lavorando la Commissione facendo leva sul bilancio europeo. Ma servono soluzioni nuove che garantiscano parità di condizioni e definiscano una risposta comune e solidale adeguata”, ha spiegato Gualtieri.

Il ministro ritiene “decisivo” il ruolo della Bce nella immissione di liquidità ma chiede all’Europa uno “sforzo comune di politica fiscale come quello degli Stati Uniti” che hanno varato un piano da 2.000 miliardi di dollari. (Francesca Piscioneri, in redazione a Milano Maria Pia Quaglia)

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