January 29, 2020 / 5:21 PM / 5 months ago

PUNTO 1-Atlantia deve offrire di più per mantenere la concessione - fonte

(Riscrive con fonti e contesto)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 29 gennaio (Reuters) - Atlantia deve mettere sul piatto più di quanto ha offerto finora se vuole che la controllata Autostrade mantenga la concessione, secondo una fonte governativa.

Le azioni del gruppo hanno riguadagnato terreno negli ultimi giorni, con il mercato che scommette su un compromesso con il governo e dopo il +6% di ieri oggi hanno chiuso in rialzo di mezzo punto percentuale.

L’esecutivo ha minacciato di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia a causa del crollo del ponte di Genova, che è costato la vita a 43 persone nel 2018.

Atlantia si è mostrata disponibile ad aprire il capitale di Autostrade ad altri investitori graditi al governo, ma finora i suoi sforzi non sembrano essere sufficienti.

“Di sicuro ci dovrà essere una forte penalizzazione, su questo siamo tutti d’accordo”, ha detto una fonte governativa del Pd, partner del Movimento 5 stelle nell’esecutivo.

Fonti vicine al dossier hanno riferito a inizio gennaio che Atlantia ha offerto più di 2 miliardi di euro per chiudere il contenzioso ma la proposta è stata considerata insufficiente dai partiti di maggioranza.

Il Movimento 5 Stelle continua a spingere per la revoca, ha detto oggi il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli.

Il peso dei 5s sul governo è tuttavia diminuito dopo l’esito deludente delle elezioni regionali in Emilia Romagna.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto lunedì che il governo deciderà a breve sulla revoca.

Il Partito democratico spinge per una severa revisione del meccanismo con cui vengono fissati i pedaggi autostradali. Un’altra ipotesi allo studio è che Autostrade sia privata della concessione sul tratto autostradale su cui si trovava il ponte di Genova.

Il governo ha messo pressione sul gruppo approvando a fine 2018 un decreto che rende più facile e meno costoso revocare le concessioni in caso di inadempienza.

Il Parlamento deve convertire in legge il decreto entro fine febbraio e c’è attesa per possibili emendamenti che possano ammorbidire le nuove norme.

La fonte ritiene comunque improbabile che il governo rinunci a uno strumento di pressione sul gruppo.

Il via libera della Camera è atteso per la prossima settimana. (Ha collaborato Angelo Amante; in redazione a Roma Francesca Piscioneri)

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