January 15, 2019 / 9:41 AM / 5 months ago

PUNTO 3-BTP, boom ordini per nuovo 15 anni, tornano investitori esteri

(Aggiorna con dettagli)

di Elvira Pollina e Abhinav Ramnarayan

MILANO/LONDRA, 15 gennaio (Reuters) - Domanda record per l’emissione via sindacato del nuovo Btp 15 anni, che ha permesso al Tesoro di raccogliere l’importo record di 10 miliardi, a fronte di libro ordini di 35,5 miliardi di euro, il più alto di sempre, e peraltro in assenza di scadenze particolari.

Il risultato conferma l’allentamento della pressione sul debito italiano dopo il compromesso con l’Unione europea sulla manovra, che ha scongiurato la procedura d’infrazione per violazione della disciplina sui conti pubblici.

Un buon viatico per l’impegnativo programma di funding del 2019, soprattutto perchè, come riferito da una fonte vicina all’operazione, il 70% della domanda è giunto da investitori esteri, il cui apporto sarà fondamentale per il Tesoro, orfano del quantitative easing della Banca centrale europea, per assorbire l’offerta del 2019.

La gigantesca domanda ha permesso di fissare il rendimento a 18 punti base sul tasso del precedente benchmark settembre 2033 , nella parte bassa della guidance, che indicava un premio di 18/20 pb sul Btp settembre 2033, mentre le prime indicazioni si attestavano a 20/22 pb.

Il nuovo titolo, che staccherà una cedola di 3,35%, è stato assegnato al rendimento di 3,41%. Secondo un dealer di governativi, “al di là di qualche fisiologico centesimo di concessione, si tratta di un’emissione ben prezzata rispetto alla curva italiana”.

Il tratto corrispondente della curva ha sicuramente risentito del consistente importo di nuova carta emessa. Il vecchio benchmark decennale ha archiviato la seduta ad un rendimento di 3,23% contro 3,18% della chiusura di ieri.

A metà dicembre, prima che si concretizzasse l’accordo con la Commissione europea, il Tesoro ha collocato in asta il Btp settembre 2033 di 3,66%.

RITORNO DI FIDUCIA?

L’operazione odierna, gestita da Barclays, Citi, Hsbc, Jp Morgan e UniCredit, è il primo sindacato del Tesoro dopo un anno.

L’ultima emissione di questo genere risaliva infatti a gennaio 2018, quando venne lanciato il benchmark ventennale settembre 2038, emesso per 9 miliardi.

“Per molti quella di oggi è stata un’opportunità per rientrare, visto che l’Italia è stata decisamente sottopesata nei portafogli nell’ultima parte dell’anno”, commenta un secondo dealer. “Sebbene nel medio termine non manchino i problemi per l’Italia, riteniamo ci sia spazio per un restringimento dello spread nei prossimi sei mesi e che il margine sia abbastanza incentivante nel frattempo”, commenta John Taylor, gestore per il reddito fisso di Alliance Bernstein, fondo che ha in gestione asset per 550 miliardi di dollari e ha preso parte al deal.

L’accoglienza positiva è un segnale confortante per il ministero dell’Economia, che quest’anno dovrà rifinanziare emissioni in scadenza per circa 200 miliardi di euro sul tratto a medio-lungo termine, cui si aggiungono circa 50 miliardi di nuovo debito, in uno scenario tutt’altro che semplice. Nonostante il sollievo delle ultime settimane l’Italia deve infatti finanziarsi a tassi decisamente più alti rispetto agli altri emittenti sovrani della zona euro e il suo debito resta esposto alla volatilità dei mercati e al rischio di nuove frizioni tra l’Unione europea e il governo Lega-M5S, mentre si moltiplicano i segnali di rallentamento dell’economia.

Dall’inizio dell’anno lo spread tra Btp/Bund decennali si mantiene in area 270 punti base, mentre ad ottobre, all’apice della tensione con la Commissione, si era allargato fino a 342 punti base, massimo da maggio 2013.

Secondo i dati diffusi da Bankitalia, proprio ad ottobre, gli investitori stranieri avevano ridotto il portafoglio di titoli di Stato italiani a 651,501 miliardi, minimo da gennaio 2014.

Riconquistare stabilmente la fiducia degli investitori esteri sarà fondamentale per invertire questo trend che prosegue da maggio, quando prese forma l’accordo di governo tra Movimento Cinque Stelle e Lega, le cui politiche di bilancio improntate all’aumento della spesa rischiano di aumentare ulteriormente un debito pubblico già superiore al 130% del Pil.

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