October 25, 2018 / 2:40 PM / 18 days ago

SINTESI - Draghi torna su dossier Italia/Ue, vede primi limitati rischi contagio

MILANO, 25 ottobre (Reuters) - In nome del “buon senso” e sul piano “personale” Mario Draghi ritiene ancora possibile che Italia e Commissione europea arrivino a una soluzione di compromesso sulla manovra 2019. Questo però non esime il presidente Bce dal riconoscere che la turbolenza del mercato italiano sta esercitando i primi — per quanto modesti — segnali di contagio sul resto della zona euro.

Sollecitato dalle domande dei giornalisti, che lo incalzano ripetutamente sul tema, Draghi torna inevitabilmente sullo spinoso dossier Italia/Ue nella conferenza stampa dopo l’ampiamente scontata conferma di tassi e ‘forward guidance’.

La Bce ha effettivamente rilevato, spiega, un lieve aumento dei rendimenti dei governativi in alcuni paesi della zona euro: forse c’è stato un qualche effetto di contagio, si tratta però di un “fenomeno limitato”.

Considerato il vistoso deprezzamento dei Btp in portafoglio soprattutto alle banche italiane — con evidenti ricadute sui loro coefficienti patrimoniali — il primo consiglio del presidente Bce è quello di “moderare i toni” e non mettere in dicussione i principi fondamentali dell’euro, il secondo quello di favorire il rientro degli spread.

Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund sul tratto decennale viaggia nel tardo pomeriggio intorno ai 310 punti base dopo la fiammata fino a 342 di venerdì scorso, quando Pierre Moscovici consegnava a Roma la lettera della Commissione che ne preannunciava il ‘no’ alla manovra per l’anno prossimo.

L’aumento dello spread ha naturalmente un effetto sia sui costi della raccolta per il ministero dell’Economia sia sulle condizioni di credito che le banche sono in grado di applicare a famiglie e imprese, sostiene il presidente Bce.

Soltanto ieri sera, Giovanni Tria definiva l’attuale livello dello spread “un problema per la parte più debole del sistema bancario”.

In sede di consiglio Bce, garantisce Draghi, dell’affaire Italia/Ue non si è del resto molto discusso. Era però presente Valdis Dombroskis che può essere direttamente citato: la Commissione deve osservare e applicare le norme sulla disciplina di bilancio ma sta anche cercando il dialogo.

“Assolutamente no” tiene a rispondere però a stretto giro il presidente Bce a chi gli chiede se stia facendo da mediatore, da trait-d’union tra Roma e Bruxelles.

“Anche io sono per un accordo, ma sulle nostre posizioni” dice poco dopo al Senato Matteo Salvini a proposito della fiducia espressa da Draghi sulla possibilità di un’intesa tra governo e Commssione.

Già in occasione dell’ultimo consiglio di politica monetaria del 13 settembre Draghi aveva usato toni critici nei confronti delle parole del governo, sostenendo che avevano già creato “qualche danno”, facendo salire i tassi di interesse sia per le famiglie sia per le imprese.

In un’audizione al parlamento europeo del 24 settembre il banchiere centrale è poi tornato in argomento, per quantificare tra 20 e 64 punti base l’impatto in termini di maggiore interessi per famiglie e imprese.

In data 1 ottobre Draghi avrebbe infine incontrato Sergio Mattarella al Quirinale per parlare della legge di bilancio 2019 e dei rischio mercati.

Come finora mai successo nella storia della Ue, Bruxelles ha bocciato l’altroieri la manovra italiana, utilizzando per la prima volta nuovi poteri di cui dispone dal 2013.

Per modificarne il testo e sottoporlo nuovemente all’esame Ue il governo giallo-verde ha tre settimane, vale a dire in teoria fino al 13 novembre. Sempre sul piano teorico, Roma rischia l’avvio della procedura per deficit eccessivo già in occasione dell’Ecofin del 4 dicembre.

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