October 5, 2018 / 1:18 PM / 2 months ago

PUNTO 2-Banche, Nadef: governo studia estensione gacs a inadempienze probabili

(Aggiunge commento Masenza)

ROMA/MILANO, 5 ottobre (Reuters) - Il governo sta studiando una “nuova normativa” relativa alla gacs, “verificando anche la fattibilità tecnica dell’estensione alle cartolarizzazioni dei crediti classificati come inadempienze probabili” (unlikely to pay, utp).

Lo si legge nel testo ufficiale della nota di aggiornamento al Def, pubblicato ieri sera.

La gacs è una garanzia pubblica sulla cartolarizzazione delle sofferenze bancarie. La normativa vigente scade a marzo 2019.

La protezione del Tesoro è limitata alle tranche senior delle cartolarizzazioni, quelle più sicure, colpite per ultime da eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese.

Finora ammonta a 33 miliardi di euro il valore delle sofferenze lorde cedute tramite le gacs, in sei diverse operazioni da cinque banche italiane.

“L’interlocuzione con la Commissione europea inizierà nell’ultimo trimestre 2018, al fine di concordare le caratteristiche del meccanismo, per evitare la qualificazione come misura di aiuto di stato. Si procederà, inoltre, al completamento della riforma delle cooperative e banche popolari”, si legge nella Nadef.

Interpellati sul tema, diversi operatori dell’industria dei crediti non performing (gestori, analisti, adviser, banchieri e avvocati) preferiscono astenersi dal commentare, in attesa che la misura venga effettivamente varata.

Secondo Pier Paolo Masenza, financial services leader di PwC “la valorizzazione degli utp è sufficientemente complessa e variegata da richiedere un mix di soluzioni e probabilmente alcune posizioni continueranno a essere guardate singolarmente, altre posizioni potranno essere riunite in cluster, altre ancora verranno trattate come sofferenze e liquidate”.

“Nel complesso, ritengo sia meglio avere la gacs come opzione anche se la sua applicazione è tecnicamente complessa. Del resto, se ha funzionato così bene per le sofferenze è senz’altro auspicabile che sia applicata anche agli utp. Ed è un’anomalia che ad oggi la normativa sulla gacs non includa anche gli utp”, ha aggiunto.

Massimo Famularo, board member di Frontis NPL, dice che, “in astratto”, l’estensione “non è una cosa impensabile”. Ma si deve tenere presente che la categoria degli utp comprende posizioni molto diverse. Per i crediti meno deteriorati e per quelli sprovvisti di garanzie reali “è molto difficile che si possa pensare a una gacs, perché il gap tra bid e ask sarebbe eccessivo e i flussi di cassa delle tranche senior difficilmente potrebbero avere il merito di credito necessario a far passare l’operazione”.

La gacs, secondo Famularo, può funzionare in presenza di “garanzie reali e avanzato grado di deterioramento”, cioè se parliamo di “quasi npl”.

Detto questo, la garanzia sarebbe funzionale alle banche, perché aiuterebbe a ‘scaricare’ le posizioni deteriorate che ancora non sono npl, ma, aggiunge Famularo, “è difficile che possa portare qualche contributo ai segmenti più critici, ovvero quelli caratterizzati da necessità di interventi industriali di ristrutturazione oltre che di nuova finanza”.

In sostanza, la gacs non contribuirebbe a far tornare in bonis le aziende con crediti incagliati.

La pensa così anche Christian Arsenio, amministratore delegato di Distressed Technologies: “La capacità di condurre un turnaround aziendale è più tipica di fondi di private equity che degli special servicer. Le skill necessarie per tirare una pmi fuori dalle paludi di un concordato vanno ben al di là delle nozioni legali o dell’abilità di negoziare un saldo e stralcio. In questo senso”, conclude Arsenio, “non vedo come dare una garanzia pubblica ai portafogli utp corporate possa aiutare le pmi italiane”.

Il discrimine, dunque, è rappresentato dalla presenza di una garanzia reale. Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved Credit Management, nota che “gli utp già adesso vengono venduti in portafogli oltre che single names. Per adesso sono sempre e solo stati debitori operanti nel real estate, quindi con garanzia ipotecaria di primo grado”.

Con la gacs “cambia il piano dell’investitore”, che può vendere l’immobile prima che la posizione vada in procedura. “Una gacs per aziende industriali da risanare sembra difficile”, argomenta Mignanelli, “anche se i finanziamenti sono quasi sempre assistiti da sottostante, ipoteche o flussi di fatturato verso clienti; quindi, la valutazione delle garanzie si ridurrebbe sempre e comunque alla valutazione del sottostante. Se il governo vuole garantire anche situazioni del genere, non vedo grandi differenze”.

Sul fronte utp, secondo diversi osservatori, piuttosto che la gacs sono utili le partnership tra banche e società di gestione dei crediti per trovare forme che consentano alle aziende in difficoltà di accedere al credito, come l’accordo siglato il 27 settembre scorso tra Banca Ifis e Sga.

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