October 5, 2018 / 8:33 AM / 2 months ago

Manovra, deficit a 2,4% pil assicura quasi 22 mld in 2019

* La stima sul Pil è superiore a quelle di Fmi e Ocse

* Il pareggio di bilancio è rinviato a dopo il 2021

* Le coperture sono sbilanciate sulle maggiori entrate

ROMA, 5 ottobre (Reuters) - L’aumento dell’indebitamento netto al 2,4% del Pil nel 2019 assicura al governo quasi 22 miliardi.

La conferma arriva dal testo ufficiale della Nota di aggiornamento al Def, pubblicata ieri sera dopo le 22,00.

Il deficit tendenziale, stimato a legislazione vigente e come tale senza tener conto delle misure programmate dal governo, scenderebbe l’anno prossimo all’1,2 dall’1,8% del 2018.

Rispetto al target di 2,4 la differenza ammonta a 1,2 punti di Pil, 21,8 miliardi assumendo un prodotto interno lordo nominale di 1.822,7 miliardi, come fa il governo nel quadro programmatico.

Il deficit strutturale (calcolato al netto del ciclo e delle una tantum) sale di 0,8 punti nel 2019 e il pareggio di bilancio è rinviato a oltre il 2021. La Commissione europea, che aveva chiesto una correzione di 0,6 punti, potrebbe aprire una procedura di infrazione a ridosso delle elezioni europee, il prossimo anno.

Le risorse raccolte con il deficit serviranno soprattutto a sterilizzare gli aumenti di Iva e accise nel solo 2019 (12,4 miliardi) e a finanziare 3,6 miliardi (0,2 punti) di investimenti pubblici aggiuntivi.

L’esecutivo stima un elevato effetto moltiplicatore: la crescita mostrerà un’accelerazione nel 2019 da +0,9 a +1,5%, sopra le stime dei previsori nazionali e internazionali.

Il Fondo monetario internazionale e l’Ocse stimano ad esempio una crescita rispettivamente di +1% e +1,1%.

TAGLI DI SPESA PER 3,6 MLD, ABROGATE ACE E IRI

Pochi i dettagli sul fronte coperture. La Nadef quantifica i tagli ai ministeri e altre revisioni di spesa in circa lo “0,2 del Pil. I fondi attualmente destinati al Reddito di inclusione verranno utilizzati per coprire parte del costo del Reddito di cittadinanza”.

Dal lato delle entrate, sarà cancellata l’Imposta sul reddito di artigiani e piccoli imprenditori (Iri), che doveva entrare in vigore nel 2019 con un’aliquota al 24% allineata all’Ires.

“Si eliminerà inoltre l’Aiuto alla crescita economica (Ace)”, l’incentivo agli aumenti di capitale anche tramite quotazioni in Borsa.

“Ulteriori aumenti di gettito proverranno da modifiche di regimi agevolativi” e dalla pace fiscale, il condono sulle liti pendenti con l’Agenzia delle entrate.

Le uniche agevolazioni fiscali che il governo ha messo nel mirino “sono quelle di cui si avvantaggiano banche e imprese petrolifere”, ha detto stamani il vicepremier Luigi Di Maio.

CONFERMATI REDDITO CITTADINANZA, PENSIONE CON ‘QUOTA 100’

Nel complesso, le risorse previste per Reddito di cittadinanza, centri per l’impiego e pensionamenti anticipati assommano “in media a circa lo 0,9% del Pil annuo nel periodo 2019-2021”, spiega la Nadef.

L’accesso alla pensione sarà anticipato con ‘quota 100’, la “somma dell’età anagrafica (62 anni) e contributiva (minimo 38 anni)”. In prospettiva la Lega punta a consentire il ritiro dal lavoro con 41 anni di contributi e a prescindere dall’età. “L’obiettivo finale”, ha detto ieri il vice premier Matteo Salvini.

Flat tax: sarà esteso a 65.000 euro di ricavi il regime forfetario al 15%, sostitutivo di Irpef, Irap e Iva. Verrà inoltre introdotta un’aliquota ridotta, sempre al 15%, sugli “utili destinati all’acquisto di beni strumentali e alle nuove assunzioni”.

Nel complesso gli interventi in programma valgono 21,5 miliardi e Palazzo Chigi lascia intendere che non tutti saranno già previsti in manovra.

(Giuseppe Fonte)

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