June 19, 2018 / 10:34 AM / 5 months ago

Def, Lega e M5s: rivedere deficit 2019-2021, cambiare paradigma in Ue

* Lega e M5s vogliono rinviare al 2021 il pareggio di bilancio

* Relatore: prioritario superare il Fiscal compact

* Confermato impegno a disinnescare aumenti Iva e accise

* Relatore: previsioni crescita “troppo positive”

ROMA, 19 giugno (Reuters) - Lega e M5s confermano l’intenzione di rivedere i deficit del triennio 2019-2021 con l’obiettivo di acquisire “spazi maggiori di finanza pubblica” e ponendo di fatto le basi per un nuovo rinvio del pareggio di bilancio, dal 2020 al 2021.

Leggendo alla Camera la risoluzione al Def, depositata ufficialmente oggi, il relatore Federico D’Incà (M5s) annuncia un “cambio radicale di paradigma economico”, basato non solo sul rilancio di investimenti e occupazione ma anche su “sostenibilità ambientale e sociale della crescita economica”.

I due partiti impegnano il governo ad “individuare le misure da adottare nel 2018 nel rispetto dei saldi di bilancio e a riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica nel rispetto degli impegni europei, per quanto riguarda i saldi di bilancio del triennio 2019-2021”, ha detto D’Incà.

Nel Documento di economia e finanza (Def), varato a fine aprile dal precedente esecutivo, l’indebitamento netto tendenziale è confermato nel 2018 all’1,6% del Pil ed è visto scendere allo 0,8% nel 2019.

Il saldo strutturale, calcolato al netto del ciclo e delle misure una tantum, migliora progressivamente fino a mostrare un lieve avanzo nel 2020.

Il rinvio del pareggio, prospettato ieri da due fonti politiche, è una prassi che il governo giallo-verde eredita dai precedenti esecutivi a guida Pd.

D’Incà dice che “sarà d’obbligo impostare in Europa un dialogo nuovo nelle sedi opportune, così da ottenere regole di bilancio più flessibili e spazi maggiori per le spese produttive”.

“Prioritario è il superamento della logica contenuta nel cosiddetto Fiscal compact, la cui integrazione all’interno dei trattati europei è da scongiurare assolutamente”. Ed è confermato l’impegno “ad assumere tutte le iniziative per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia”, gli oltre 31 miliardi necessari ad impedire che Iva e accise aumentino nel 2019 e nel 2020.

Nelle premesse con cui si apre la risoluzione è esplicito il riferimento al rischio che le previsioni di crescita si rivelino “eccessivamente positive”.

D’Incà ricorda che a fronte del +1,4% previsto per il 2019, la stima del Fondo monetario internazionale è +1,1%, “con una differenza quindi di tre punti decimali equivalenti circa a 5 miliardi di euro”.

“Tanto le stime di crescita su Pil, inflazione e tasso di disoccupazione, quanto quelle sui saldi di finanza pubblica e sulla componente di interessi sembrano infatti previsioni veramente troppo positive”, prosegue il relatore.

(Giuseppe Fonte)

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