May 7, 2018 / 10:02 AM / 3 months ago

RPT-Banche, Utp sfida cruciale 2018, più della metà in portafogli prime tre-PwC

(elimina refuso)

MILANO, 7 maggio (Reuters) - Le inadempienze probabili (unlikely to pay) delle banche italiane, pur osservando un trend calante negli ultimi tre anni, restano una sfida cruciale per il sistema italiano anche alla luce delle novità regolatorie del 2018.

È quanto emerge dall’analisi di PwC sul segmento dei crediti deteriorati bancari dal titolo “Il mercato italiano dei crediti Utp: is now the momentum”.

A fine 2017 gli Utp delle banche italiane avevano un valore nominale lordo di 94 miliardi di euro, di cui l’80% concentrato sulle dieci maggiori banche italiane (contro il 76% di fine 2016) e il 53% sulle prime tre (51% a fine 2016). Il totale dei crediti deteriorati è pari a 264 miliardi.

Negli ultimi tre anni gli Utp hanno sì registrato un decremento medio annuo del 14% e rispetto al 2016 una diminuzione di circa il 20%, ma questo è stato in parte determinato da cessioni legate a operazioni di salvataggio come ad esempio Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, le quattro “good banks” e le tre casse di risparmio CariCesena, Carim e Carismi, si legge nel rapporto.

In realtà il 37% dei crediti deteriorati delle 10 maggiori banche è rappresentato da Utp e in quattro di questi istituti la percentuale è oltre il 40%. Le dieci principali banche hanno migliorato la copertura di questi crediti portandola al 30,4% dal 29,1% con un’incidenza sul totale degli impieghi scesa al 5,5% dal 6,6%.

Altro dato che suggerisce la necessità strategica di gestire questa categoria di crediti deteriorati con “appropriate soluzioni di deleveraging” è che nel corso del 2017 il 50% dello stock di Utp (circa 44,5 miliardi) è rimasto all’interno del segmento nonostante i minori flussi in uscita verso le sofferenze (-5%) e di entrata dai crediti performing (-2%).

Infine PwC menziona l’impatto delle novità della regolamentazione che “rappresenteranno nei prossimi mesi un game changer anche per il segmento Utp”: dalle linee guida della Bce all’addendum e all’applicazione dell’Ifrs9 da gennaio 2018.

Tuttavia, “la sfida degli Utp non deriva solo dagli elevati volumi, bensì anche dalla complessità intrinseca che li caratterizza”, si legge nel report. Gli Utp vanno dal semplice credito scaduto fino a situazioni più complesse, vicine allo status di sofferenza, oltre a fattispecie specifiche legate al settore, alla taglia, al tempo di permanenza come Utp e alla presenza di eventuali garanzie.

“Questo rende necessario per le banche una segmentazione del portafoglio e una specifica due diligence su ogni singola posizione Utp, per comprendere l’asset quality e individuare la soluzione più ottimale. Solo attraverso tale approccio proattivo sarà possibile identificare la migliore opzione strategica di deleveraging”, prosegue il report.

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