February 14, 2018 / 11:19 AM / 5 months ago

PUNTO 2-Italia, Pil trim4 leggermente sotto attese, pesa minor forza consumi

    * Pil 2017 +1,4% dopo +0,9%, leggermente sotto target
governo
    * Outlook 2018 resta positivo ma resta divario con zona euro
    * Grafici su economia italiana tmsnrt.rs/2bxVe8n
    * Variazioni percentuali per trimestri             

    di Elvira Pollina e Giuseppe Fonte
    MILANO/ROMA, 14 febbraio (Reuters) - La crescita
dell'economia italiana ha registrato un rallentamento inatteso
nell'ultima parte del 2017, anno che si è rivelato comunque il
migliore da sette anni a questa parte, sebbene il fossato
creatosi durante la crisi non sia stato ancora pienamente
colmato.
    Nella media annua, il Pil l'anno scorso è cresciuto di 1,4%
in termini grezzi dopo +0,9% segnato nel 2016. Il numero risulta
essere di un decimo di punto inferiore al target del governo di
1,5%, inserito nei documenti di finanza pubblica e raggiunto
tenendo conto degli effetti di calendario. 
    Le prospettive per quest'anno, a meno di tre settimane da
elezioni politiche che probabilmente non indicheranno un chiaro
vincitore con conseguente incertezza post-voto, restano
positive. 
    Governo e previsori privati e istituzionali concordano nel
prospettare una replica della crescita osservata l'anno scorso.
La base di partenza è rassicurante: la variazione acquisita per
il 2018, ha fatto sapere Istat, è pari a +0,5%. 
    
    PERFORMANCE INDUSTRIA NON E' BASTATA 
    Tornando al dato medio annuo 2017, il disallineamento con la
stima del governo è dovuto in buona sostanza ad una lettura
inferiore alle attese del Pil del quarto trimestre, che ha
registrato una crescita di 0,3%, mentre la mediana delle attese
degli economisti suggeriva un'espansione di 0,4%, identica a
quella rilevata nel trimestre luglio-settembre. 
    Una proiezione sostenuta dall'andamento migliore delle
previsioni evidenziato dalla produzione industriale di
dicembre             e in particolare degli investimenti, che
avevano fatto ben sperare. 
    In assenza dello spaccato delle componenti, che sarà
pubblicato in seguito, gli economisti presumono che la
dicrepanza con le attese sia ascrivibile ad una minore forza dei
consumi delle famiglie.
    "Il dato un po' sotto le aspettative, è stata positiva sia
la componente domestica sia quella estera, ma probabilmente c'è
stato un leggero aggiustamento sul lato dei consumi, alla luce
di un mercato del lavoro che non è stato così forte nel quarto
trimestre", sintetizza Nicola Nobile, economista di Oxford
Economics.
    Secondo le previsioni dell'economista di Barclays Fabio
Fois, il Pil italiano continuerà ad espandersi ad un "ritmo
solido" nei trimestri successivi "riaccelerando a 0,4% tra il
primo e il secondo trimestre". 
    L'incertezza politica, che al momento non ha ancora
manifestato alcun impatto degno di nota, neppure sui mercati
finanziari, viene generalmente indicata come un fattore di
rischio al ribasso.
    "Ci aspettiamo che la ripresa della domanda interna
prosegua, parallelamente al supporto di una domanda globale in
espansione che continuerà ad offrire all'export", scrive in una
nota Loredana Federico, economista di UniCredit.
    
    
    RESTA DIVARIO CON ZONA EURO
    Il gap con il resto della zona euro resta significativo: nel
quarto trimestre l'economia italiana è cresciuta di 1,6% su base
annua, mentre stamane i numeri preliminari di Eurostat hanno
evidenziato un'espansione di 2,7% del blocco della valuta unica.
    Inoltre, se i principali partner europei sono già tornati ai
livelli di Pil pre-crisi, stando a quanto spiegato dagli esperti
di Istat, il livello del Pil italiano nell'ultimo scorcio del
2017 è inferiore del 5,7% al picco del primo trimestre 2008.
    Infine, se il quadro economico risulta essere
sostanzialmente corrispondente con le attese dell'esecutivo, una
crescita grezza di un decimo di punto inferiore alle attese
rispetto alle stime ufficiali (1,4% contro 1,5%) potrebbe avere
un impatto sugli indicatori di finanza pubblica, in particolare
sul rapporto debito/Pil, indicato dal governo in discesa a
131,6% da 132,0% del 2016.
    "Nella sostanza non cambia molto ma si tratta ora di capire
se i dati riusciranno ad evidenziare una pur lieve discesa del
rapporto debito/Pil, che sarebbe soprattutto un segnale per
Bruxelles", chiosa Paolo Pizzoli, economista di Ing.   
    
     
    
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