24 novembre 2017 / 14:44 / 17 giorni fa

Italia, calo debito/Pil a portata anche con rialzo tassi - Bankitalia

ROMA, 24 novembre (Reuters) - Una riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil “appare conseguibile anche nell‘ipotesi di rialzo dei rendimenti”.

Lo scrive la Banca d‘Italia nel nuovo rapporto sulla stabilità finanziaria.

“Un eventuale aumento dei rendimenti di mercato, se in linea con il miglioramento della congiuntura, è ampiamente sostenibile dall‘economia italiana. La capacita delle famiglie e delle imprese di rimborsare i debiti rimarrebbe elevata anche nell‘eventualità di sostenuti rialzi nel loro costo”, scrive la banca centrale.

“Un rapporto elevato tra debito e Pil costituisce tuttavia un fattore di vulnerabilità, che espone il Paese alla volatilità dei mercati finanziari. Rimane quindi cruciale la credibilità dell‘impegno ad assicurare che le finanze pubbliche siano in ordine”.

Secondo le stime ufficiali del governo, l‘incidenza del debito sul prodotto interno lordo diminuirà al 131,6% quest‘anno dal 132% del 2016. Il target del 2018 è il 130% del Pil.

Secondo Bankitalia, la vulnerabilità finanziaria delle famiglie e delle imprese continua a ridursi. “Un peggioramento potrebbe materializzarsi nel caso, particolarmente sfavorevole, di un forte rallentamento della congiuntura accompagnato da un rialzo dei tassi di interesse”.

Tra gli elementi critici segnalati dal rapporto figura la “debole” crescita del credito al settore non finanziario, “frenata dalla scarsa domanda di finanziamenti delle imprese”.

Lo scostamento dal trend di lungo periodo del rapporto tra credito e prodotto (credit-to-GDP gap) resta ampiamente negativo, di circa 12 punti percentuali se calcolato sulla base della metodologia proposta dal Comitato di Basilea, di 8 punti secondo il modello sviluppato dalla Banca d‘Italia.

“Nostre proiezioni, coerenti con gli scenari macroeconomici più recenti e con le previsioni di Consensus economics, indicano che la crescita del credito bancario al settore non finanziario resterà moderata anche nell‘anno in corso e nel successivo biennio”, spiega il rapporto.

“Il credit-to-GDP gap, pur riducendosi, dovrebbe rimanere negativo anche qualora la crescita del credito risultasse notevolmente più rapida di quella attesa”.

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