26 ottobre 2017 / 14:35 / tra 2 mesi

SINTESI-Bce, acquisti Qe per almeno altri nove mesi, riduzione non è tapering

MILANO, 26 ottobre (Reuters) - Da gennaio e per lo meno fino a settembre dell‘anno prossimo il programma degli acquisti Qe targato Bce proseguirà ma a velocità dimezzata, vale a dire al ritmo mensile di 30 miliardi rispetto agli attuali 60. In caso di deterioramento dello scenario, comunque, Francoforte resta impegnata ad ampliare in termini di entità e/o durata il pacchetto delle misure di stimolo disegnate per far ripartire l‘inflazione della zona euro.

Ridurre, o per meglio dire ‘ricalibrare’, l‘importo delle sottoscrizioni mensili -- avverte Mario Draghi -- non equivale però ad avviare il famigerato ‘tapering’, invocato dai ‘falchi’ ma assai temuto dalle ‘colombe’.

“Non si tratta di tepering ma di semplice ridimensionamento” spiega il presidente Bce alla stampa.

Introdotto dal numero uno Fed Ben Bernanke ormai nel lontano maggio 2013, il termine ‘tapering’ indica l‘interruzione

Al di là dell‘importo in sé -- 30 miliardi per nove mesi sono 270 miliardi di euro di nuovi flussi, concentrati in particolare sui titoli di Stato -- è sull‘apertura a un‘estensione del programma e sulla conferma della ‘forward guidance’ sui tassi, oltre che su che si concentrano il mercato e gli investitori.

La disponibilità della banca centrale a rimodulare gli interventi in direzione espansiva ha una valenza particolare, considerato che da mesi ormai gli analisti si esercitano sui possibili scenari del ‘tapering’.

Parlando con i giornalisti dopo la scontata conferma dei tassi, Draghi precisa che proprio su questo -- sull‘opportunità di non indicare un termine temporale per la chiusura del Qe -- i singoli consiglieri Bce hanno espresso opinioni divergenti, dunque la decisione è stata adottata non all‘unanimità ma ad “ampia maggioranza”.

“Si è deciso di mantenere aperta la data della fine del programma... gli acquisti non si interromperanno da un giorno con l‘altro. Un‘ampia maggioranza del consiglio preferisce mantenerlo aperto... il livello di incertezza resta elevato, quindi è meglio procedere con prudenza”.

Il percorso di ‘normalizzazione’ dei tassi avverrà dunque in maniera graduale e questo significa che dai 30 miliardi di settembre 2018 non si passerà certamente a zero.

Pur riconoscendo le ottime condizioni di salute in cui versa l‘economia della zona euro, la banca centrale rimane insoddisfatta della dinamica di inflazione e ritiene che per questo motivo la politica monetaraia deve restare decisamente espansiva.

Condiderato che i tassi rimarranno sui livelli attuali “ben oltre” l‘orizzonte del Qe e tale limite difficilmente sarà settembre dell‘anno prossimo, le aspettative di una prima stretta monetaria Bce, riflesse nei tassi impliciti, slittano a fine 2019 o più probabilmente al 2020. Il 31 ottobre 2019, del resto, forse non a caso, scade il mandato di Draghi.

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