20 ottobre 2017 / 14:34 / tra 2 mesi

BREAKINGVIEWS-Bankitalia, un cambio al vertice è l'opzione migliore

di Lisa Jucca

MILANO, 20 ottobre (Reuters) - (L‘autrice è una columnist di Reuters Breakingviews. Le opinioni espresse sono solo le sue)

Un cambio al vertice, per la Banca d‘Italia, è la migliore tra diverse opzioni negative.

Il bilancio con luci ed ombre del governatore Ignazio Visco durante la crisi bancaria italiana indebolisce l‘ipotesi di un rinnovo del suo mandato. Le critiche dei politici nei suoi confronti minacciano l‘indipendenza della banca centrale e potrebbero sconsigliare una sua sostituzione. Ma se Visco restasse al suo posto, rischierebbe di diventare in un‘anatra zoppa.

Il mandato di Visco scade alla fine del mese. Fino a lunedì la riconferma del governatore per altri sei anni sembrava una mera formalità. Adesso invece non è più certa, dopo che martedì la Camera ha approvato una mozione del Pd critica sul ruolo svolto da Bankitalia durante la crisi delle banche e dopo che giovedì l‘ex premier Silvio Berlusconi è intervenuto nello stesso senso.

Ci sono buoni motivi per criticare Visco. La banca centrale non è riuscita a individuare le enormi perdite da derivati occultate del Monte dei Paschi. Lo scandalo, scoperto a inizio 2013, si è concluso col salvataggio di Stato della banca toscana.

Visco è stato anche lento nel costringere le banche italiane a far emergere i crediti in sofferenza, prolungando così, probabilmente, la recessione economica. Durante il suo mandato i contribuenti, gli investitori e istituzioni semi statali hanno speso oltre 60 miliardi di euro per risolvere la crisi di 10 banche, secondo i calcoli del quotidiano “La Repubblica”.

Tuttavia, anche scaricare Visco così tardi comporta rischi. Il governo non si è preoccupato di vagliare seriamente candidature alternative, anche se ci sono diversi qualificati candidati italiani. Una nomina affrettata potrebbe non essere rigorosa. Inoltre, un nuovo governatore potrebbe essere considerato come il risultato di un mercanteggiamento politico, e indebolire così la reputazione della banca centrale.

Ma se Visco restasse, correrebbe il rischio di essere il bersaglio di accuse quotidiane da parte di tutto l‘arco politico prima delle elezioni del 2018. Una commissione di inchiesta sul sistema bancario appena insediata potrebbe diventare teatro di altri attacchi politici, piuttosto che l‘opportunità di fare chiarezza sulle decisioni della banca centrale.

È vero che, oggi, il governatore potrebbe sembrare una figura meno importante dal momento che le funzioni di vigilanza più importanti sono state trasferite alla Banca Centrale Europea. Ma Banca d‘Italia rimane centrale per la gestione quotidiana delle operazioni bancarie italiane. Se Visco decidesse di lasciare, potrebbe disinnescare le tensioni politiche e contribuire a preservare l‘integrità della banca centrale. Sarebbe il risultato meno negativo.

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