8 settembre 2017 / 10:44 / tra 2 mesi

ECONOMICA-Per calo debito Italia si va a 2018 nonostante balzo Pil

di Luca Trogni

MILANO, 8 settembre (Reuters) - Il debito pubblico italiano, in rapporto al Pil, si avvia a non calare neppure quest‘anno nonostante il ritmo di crescita dell‘economia sia avviato verso quota 1,5% dall‘1,1% previsto in primavera.

L‘apparente paradosso nasce dal fatto che la crescita del Pil reale 2017 sarà accompagnata da un andamento del deflatore del Pil, che misura l‘inflazione contenuta nel prodotto interno lordo, molto al di sotto delle attese.

Ad aprile il Tesoro lo indicava all‘1,2% annuo, ma nei primi due trimestri l‘indicatore si è fermato a -0,5 e +0,3%, ben al di sotto dell‘andamento dell‘inflazione.

Secondo Fedele de Novellis, economista di Ref, il deflatore del Pil è su bassi livelli a causa della stabilità dei prezzi interni, mentre l‘inflazione è sostenuta dall‘aumento dei prezzi dei beni importati, categoria non compresa nel Pil.

A questo punto il target governativo è lontano e si ripercuote sull‘andamento del Pil nominale, il denominatore del rapporto debito/pil.

I conti in proposito sono piuttosto semplici. Ad aprile il Pil nominale era visto al 2,3%, sostanzialmente somma dell‘1,1% del Pil reale e dell‘1,2% del deflatore.

Ora con il primo addendo all‘1,5% servirebbe che il secondo - il deflatore - si attestasse allo 0,8%, obiettivo difficilissimo dopo i dati del primo semestre.

“Dato l‘andamento del deflatore, la crescita del Pil a prezzi correnti non raggiungerà quest‘anno il 2”, prevede de Novellis.

DEBITO APPENSANTITO DA BANCHE, ASSENZA PRIVATIZZAZIONI

Nè al numeratore le novità viste da aprile sono positive.

Il fabbisogno statale nei primi otto mesi, proxi dell‘impatto del deficit sul debito, è stato di circa 10 miliardi superiore a quello visto nel 2016 nello stesso periodo. A questo si aggiunge il conto per il salvataggio di Mps e banche venete che peserà sul debito per oltre 10 miliardi.

Il gettito da privatizzazioni, poi, ridotto ad aprile allo 0,3% del Pil, si avvia a essere nullo.

Una nuova tranche di Poste Italiane sul mercato, complici i prezzi di borsa non esaltanti, non è più all‘ordine del giorno, nè è vicina l‘offerta agli investitori privati di una quota del capitale del comparto ‘alta velocità’ delle FS. Nel campo delle comunicazioni, poi, l‘attesa asta per le frequenze 5G si terrà nel 2018.

L‘ipotesi, studiata dal ministero dell‘Economia in primavera, di trasferire alla Cassa depositi e prestiti quote delle grandi società partecipate dallo Stato per almeno 20 miliardi non ha camminato, nè, vista la sua delicatezza, è pensabile venga rimessa sul tavolo a pochi mesi dalle elezioni politiche.

CALO DEBITO ED EUROPA

La riduzione del debito avrebbe avuto soprattutto una valenza simbolica. Il Def lo vedeva scendere marginalmente quest‘anno in rapporto al pil al 132,5 dal 132,6%.

Nella sostanza già dal 131,8% del 2014 il rapporto è sostanzialmente stabile e un calo di un decimo non avrebbe certamente mutato il quadro.

D‘altra parte l‘Italia si accinge a spiegare alla Ue perchè neppure il 2017 sarà l‘anno della discesa del debito.

Anche il commissario agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, il volto amico della Ue nei confronti di Roma, ha appena ricordato a Cernobbio che l‘altissimo debito è il problema principale dell‘economia italiana.

E’ da vedere se, con il debito che non va giù, nuove richieste di flessibilità per i conti pubblici da parte del Paese che sinora ne ha ottenuta di più troveranno ancora interlocutori sensibili.

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