6 settembre 2017 / 12:06 / tra 2 mesi

PUNTO 2-Tesoro vede Pil a 1,4/1,5% in 2017/2018, deficit 2018 a 1,7/1,8%

(aggiunge contesto)

di Giuseppe Fonte e Luca Trogni

ROMA/MILANO, 6 settembre (Reuters) - Dopo gli ultimi dati Istat, il ministero dell‘Economia vede il Pil in accelerazione a +1,4/1,5% sia nel 2017 sia nel 2018.

Secondo quanto riferiscono fonti governative e vicine alla situazione, lo sconto di mezzo punto percentuale chiesto la scorsa primavera all‘Europa è nei fatti “acquisito” e pertanto l‘indebitamento netto è destinato a salire, l‘anno prossimo, dall‘1,2 previsto nel Def di aprile all‘1,7/1,8% del Pil.

Le ultime stime ufficiali, risalenti allo scorso aprile, proiettavano il Pil a +1,1% nel 2017 e a +1,0% nel 2018.

Da allora però il contesto è migliorato. Nei primi due trimestri del 2017 il Pil è cresciuto dello 0,4% in termini congiunturali. E ieri, nella nota mensile, l‘istituto di statistica ha spiegato che l‘indicatore anticipatore di agosto “mantiene una intonazione positiva, segnalando un rafforzamento delle prospettive di crescita”.

L‘ottimismo sull‘evoluzione della congiuntura italiana è condiviso da Moody‘s, che a fine agosto ha rivisto il Pil 2017 e 2018 a +1,3% da, rispettivamente, +0,8% e +1,0%.

“Per il 2018 il Tesoro vede il Pil tendenziale all‘1,4%. Il Pil programmatico sarà leggermente più alto, attorno a 1,5%” dice una delle fonti.

La Nota di aggiornamento al Def, con la quale il governo modifica quadro macroeconomico e di finanza pubblica, è attesa entro il 27 settembre ma sarà diffusa in anticipo di qualche giorno, probabilmente mercoledì 20 settembre.

Le nuove previsioni faranno da cornice alla legge di Bilancio, il cui piatto forte sarà costituito dalla decontribuzione dei nuovi assunti a tempo indeterminato .

Le fonti non si sbilanciano sul valore della manovra ma confermano che la correzione del deficit strutturale, calcolato al netto del ciclo e delle una tantum, scenderà l‘anno prossimo a 0,3 da 0,8 punti percentuali di Pil.

L‘incremento del deficit servirà soprattutto a disinnescare gli aumenti di Iva e accise previsti a gennaio.

Le cosiddette clausole di salvaguardia hanno per il 2018 un valore di 1,1 punti di Pil (quasi 20 miliardi), ma il governo ha già accantonato risorse per 0,2 punti con la manovra correttiva della scorsa primavera.

L‘effetto di trascinamento della maggiore crescita 2017 e la minore correzione concessa dalla Ue riducono le risorse ancora da trovare a 0,3 punti di Pil, spiegano le fonti.

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