4 luglio 2017 / 11:51 / 3 mesi fa

Inps, chiusura frontiere a immigrati costerebbe 38 mld - Boeri

ROMA, 4 luglio (Reuters) - La chiusura delle frontiere italiane ai migranti costerebbe all‘Inps nei prossimi decenni circa 40 miliardi perché provocherebbe un netto calo delle entrate contributive.

È uno dei messaggi lanciati stamani dal presidente Inps, Tito Boeri, nella relazione annuale dell‘istituto per il 2016.

“Se chiudessimo le frontiere nei prossimi 22 anni avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell‘Inps. Insomma una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo”, ha detto Boeri.

L‘economista caldeggia l‘introduzione in Italia del salario minimo e ritiene che le premesse si trovino nei nuovi voucher in vigore fra qualche giorno che fissano una retribuzione minima oraria di 12 euro per il datore di lavoro e di 9 euro al netto dei contributi sociali per il lavoratore.

Boeri plaude al reddito di inserimento che partirà dal 2018 ma definisce “arbitrarie” le condizioni per la sua assegnazione e “troppo basso” l‘importo che non potrà superare i 340 euro al mese per una sola persona, mentre la soglia Istat di povertà assoluta è superiore ai 600 euro al mese.

Facendo un bilancio sul Jobs act, Boeri dice che il contratto a tutele crescenti ha incoraggiato le imprese, rimuovendo l‘articolo 18, a superare i 15 dipendenti portandole dalle 8.000 di fine 2014 a 12.000 dopo la riforma.

Tuttavia, rimossi gli incentivi introdotti nel 2015, le assunzioni a tempo indeterminato restano meno appetibili di quelle a termine, che si possono rinnovare 5 volte in tre anni.

Preoccupa soprattutto, dice il presidente Inps, l‘intreccio fra precarietà e copertura previdenziale che colpirà i nati negli anni 80, “che potrebbe essere in parte coperto fiscalizzando una componente dei contributi previdenziali all‘inizio della carriera per le assunzioni stabili”.

“Al contrario, bloccare l‘adeguamento dell‘età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei giovani”.

Boeri propone infine di cambiare il nome di Inps in Istituto nazionale della protezione sociale considerando che su 440 prestazioni erogate solo 150 sono di natura pensionistica.

Nel 2016 la spesa pensionistica totale italiana, escluse le indennità agli invalidi civili, è stata pari al 15,5% del Pil con uno stock di circa 272,5 miliardi (-0,2% rispetto al 2015) di cui 26 mld di spesa assistenziale.

Il contributo alla riduzione del debito pubblico è stato di circa 15,4 miliardi, di cui 11 mld di maggiori entrate e 4,3 mld di minori uscite.

I pensionati Inps sono circa 15,5 milioni e percepiscono un assegno medio mensile di 1.486 euro circa, con un 37,5% sotto i mille euro, rispetto al 38% del 2015.

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