25 maggio 2017 / 14:26 / tra 6 mesi

PUNTO 2-Banche venete, governo tratta con Ue rapida soluzione, Padoan esclude bail-in

* Stamani incontro al Mef tra autorità italiane e vertici istituti

* Convocati per domani i cda delle due banche

* Tesoro rassicura su liquidità, ma bond senior in tensione (Aggiorna con fonti su ipotesi coinvolgimento Atlante, dimissioni Viola)

di Andrea Mandala e Giuseppe Fonte

ROMA/MILANO, 25 maggio (Reuters) - Il governo italiano sta ancora dialogando con la Commissione europea per concordare una rapida soluzione alla crisi delle banche venete, Pop Vicenza e Veneto Banca, ed evitare lo spettro del bail-in, ipotesi che il ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan ha esplicitamente escluso. L‘impegno del governo è stato sottolineato oggi a Roma nel corso dell‘incontro del ministro con i vertici degli istituti, dopo che ieri in un meeting a Bruxelles con le autorità europee non è stato sciolto il nodo della richiesta della Commissione di ulteriori capitali privati prima che venga autorizzata la ricapitalizzazione precauzionale.

Diverse fonti sottolineano che la situazione è molto difficile e una di questa, autorevole, non esclude le dimissioni dell‘Ad di Pop Vicenza, Fabrizio Viola.

L‘antitrust comunitario, nell‘ambito dell‘operazione di salvataggio da 6,4 miliardi, ha infatti confermato la richiesta di risorse private addizionali aggiuntive per circa un miliardo per coprire perdite su crediti non inattese e che per le normative europee non possono essere coperte con risorse pubbliche, prima di concedere il via libera all‘aiuto dello Stato.

Domani i due istituti hanno convocato i rispettivi Cda per un‘informativa sullo stato dell‘arte e sulle trattative per il salvataggio, secondo quanto riferito da fonti vicine alla situazione.

“Il dialogo con le autorità europee prosegue, con il comune obiettivo di concordare la soluzione che garantisca la stabilità delle due banche venete e salvaguardi integralmente i risparmiatori, nel pieno rispetto delle regole europee”, ha scritto il Mef in una nota diffusa stamani dopo l‘incontro al ministero.

Stasera una fonte ha detto a Reuters che tra le opzioni che si stanno discutendo ci sarebbe anche quella di un apporto di Atlante per coprire il miliardo richiesto ai privati. Non ci sono però conferme e Atlante non ha commentato.

Atlante ha ancora 1,7 miliardi che dovrebbe utilizzare per le sofferenze di Mps e altre banche, se quindi coprisse con 1 miliardo le nuove rettifiche delle Venete, si aprirebbe la questione Siena.

“E’ una ipotesi che si può valutare ma devono andare a incastro tutti i tasselli. Serve chi compra le sofferenze del Mps, altrimenti risolvi con le Venete e riapri il problema del Monte”, dice un banchiere che segue questa vicenda.

Il salvataggio delle banche venete, insieme a quello di Mps, è il primo vero banco di prova delle nuove regole europee sui salvataggi bancari, create per preservare i contribuenti dai costi del risanamento delle banche in difficoltà.

Il Tesoro derubrica l‘incontro di ieri a Bruxelles come “uno dei numerosi passaggi previsti dalla consueta interlocuzione tecnica contemplata per questi casi”, ma da diverse fonti sentite ieri l‘incontro è stato valutato in modo negativo da parte italiana e ha segnalato l‘indisponibilità della Ue a recedere dalla richiesta di un ulteriore apporto privato.

TEMPI RAPIDI

Sotto il profilo della liquidità, rassicura il Tesoro, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca “dispongono di tutte le garanzie pubbliche necessarie”. Il governo ha stanziato 20 miliardi per sostenere le banche in crisi e ha detto che 16 miliardi sono per le ricapitalizzazione e 4 per garantire le emissioni di obbligazioni delle banche in difficoltà.

“Il governo è impegnato perché la soluzione sia definita in tempi rapidi”, dice il Ministero dell‘Economia.

Il salvataggio dei due istituti, il cui piano prevede una fusione, già include un contributo di capitali privati costituito dall‘anticipo di 938 milioni in conto aumento di capitale versato da Atlante e dalla conversione di circa 1 miliardo di bond subordinati, contemplata nelle regole del ‘burden-sharing’. Circa 500 milioni dei 938 di anticipo per l‘aumento sono contabilizzati nel patrimonio netto a fine 2016.

I timori che la platea dei bond coinvolti nel salvataggio possa estendersi anche ai senior ha messo oggi in tensione queste obbligazioni sul mercato.

“Assolutamente non è possibile. Si può fare solo con il bail-in”, dice una fonte che segue il dossier. Il bail-in è stato escluso nettamente da Padoan.

Tra le strade possibili per trovare nuovi capitali privati, oltre a quelli recuperabili con le programmate cessioni - tra cui il 40% di Arca Sgr - una passerebbe per il braccio volontario del fondo interbancario di tutela dei depositi, Fitd, secondo quanto hanno riferito diverse fonti nei giorni scorsi.

L‘ipotesi di un nuovo intervento di sistema vede contrarie molte banche, come ha detto ieri l‘AD di Intesa Sanpaolo , Carlo Messina, che ha definito “inaccettabile” chiedere altri soldi ai privati per dare il via libera all‘aumento precauzionale.

Intanto a Piazza Affari l‘impasse sulla ristrutturazione delle due banche venete e il rischio bail-in non ha innescato isterismi come visto in altre occasioni in passato, anche se il settore bancario italiano performa peggio di quello europeo.

Alle 15,50 circa l‘indice italiano dei bancari cede lo 0,8%, mentre quello europeo è poco mosso.

(Ha contribuito da Roma, Stefano Bernabei)

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