16 ottobre 2014 / 14:28 / 3 anni fa

PUNTO 2-Mps guida giovedì nero banche europee, incombe esito stress test

(Aggiorna con chiusura titoli)

MILANO, 16 ottobre (Reuters) - Mps ha toccato oggi il minimo storico, arrivando a capitalizzare quasi un miliardo in meno dei 5 che aveva raccolto con successo sul mercato il 4 luglio scorso, sui timori per i risultati degli stress test europei, che verranno resi noti domenica 26 ottobre, e in una giornata particolarmente negativa per l‘intero azionario europeo.

Il titolo della banca senese, sospeso più volte nel corso della seduta, ha toccato un minimo di 0,7825 euro, in ribasso dell‘11% circa, per poi chiudere con una flessione dell‘8,72%, a 0,8170 euro. Intensi gli scambi: sono passati di mano oltre 278 milioni di pezzi, contro una media dell‘intera seduta di 74,830 milioni negli ultumi trenta giorni.

Forti cali anche per Pop Milano (-4,86%), Ubi ) (-3,21%) e Pop Emilia (-2,05%), nonché per i big Unicredit (-3,04%) e Intesa Sanpaolo (-1,13%).

Le banche hanno sofferte maggiormente il clima di incertezza che investe soprattutto i mercati periferici dell‘Europa.

“Su Mps pesa l‘esposizione ai titoli di stato italiani”, dice un trader, che cita, tra i motivi di debolezza generale, i timori sulla crescita dell‘economia globale e sulla stabilità del percorso di salvataggio della Grecia, oltre alle notizie relative al virus Ebola.

“Conta molto, però, anche la scadenza delle opzioni sul mercato milanese, che rendono l‘azionario molto volatile”, aggiunge.

Per Mps la correlazione con l‘andamento dei Btp lunghi è evidente e nota. La banca, nelle slide della semestrale, diceva ancora di avere un portafoglio titoli di Stato italiani da 24 miliardi di valore di mercato con una durata finanziaria media di 6,3 anni. Il piano di ristrutturazione prevede che questa esposizione scenda sensibilmente nei prossimi anni, per abbassare l‘esposizione su questo rischio.

In un recente report di Mediobanca Securities sull‘esito del comprehensive assessment, si prevede un rischio moderato per Carige e Mps, il cui eventuale deficit, secondo gli analisti di piazzetta Cuccia, potrà comunque essere coperto con le misure già messe in atto.

Se le banche che falliscono l‘esame della Bce non possono raccogliere capitali sul mercato per sanare le loro posizioni patrimoniali, c‘è la possibilità che vengano imposte perdite ai suoi obbligazionisti o che debbano chiedere aiuto ai loro governi o al fondo europeo di salvataggio, l‘Esm.

“In questo tipo di mercato gli investitori stanno correndo ai ripari per proteggersi. Cercano titoli sicuri e fuggono da storie bancarie difficili, per questo questi istituti più rischiosi stanno pagando dazio”, ha detto Ciaran Callaghan, analista a Dublino per Merrion Stockbrokers.

Da Siena non sono stati dati commenti all‘andamento avverso del mercato sul titolo e l‘unico recente commento del vertice della banca è del 30 settembre da Bergamo, quando l‘AD Frabrizio Viola, ancora prima di iniziare il confronto finale con la vigilanza di Francoforte, aveva detto che avrebbe affrontato con “serenità” l‘esame severo. Ricordando anche in quella occasione, il lavoro svolto: forte riduzione dell‘attivo di bilancio, per 45 miliardi, il recente aumento di capitale da 5 miliardi, ma anche la riscrittura dei bilanci passati e le azioni di responsabilità intraprese.

PROSPETTIVE PIU’ FOSCHE

Tra i peggiori titoli europei dell‘indice di settore, oggi spiccano Natixis e Societe Generale, arrivate a perdere attorno al 5-6%, come pure la portoghese BCP e il colosso tedesco Deutsche Bank.

La Bce sta preparandosi ad allentare le regole, abbassando l‘haircut da applicare al collaterale portato dalle banche greche per accedere ai fondi di Francoforte.

Gli stress test sono stati preparati per ripristinare la fiducia degli investitori, una volta per tutte, sul fatto che le banche dell‘area hanno lasciato alle spalle gli effetti della crisi del debito. Ma un funzionario esperto del Fondo monetario internazionale ha avvertito che le banche europee ancora soffriranno per adattarsi al nuovo contesto di più bassi profitti e alcune dovranno chiudere.

“La crisi ha portato a un contesto profondamente cambiato rispetto al passato... e le banche stanno faticando ad adattare i loro modelli di business alla realtà del dopo-crisi”, ha detto Jose Vinals, direttore al Fmi per i mercati monetari, durante la conferenza annuale dell‘associazione dei banchieri britannici.

Vinals ha citato uno studio del Fondo, secondo il quale su 300 delle maggiori banche, l‘80% degli istituti Usa sarebbe in grado di avere profitti ragionevoli, mentre la percentuale scende al 30% per le banche della zona euro.

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