6 maggio 2014 / 09:03 / tra 4 anni

Italia verso crescita modesta, rientro debito non prima di 2016 - Ocse

MILANO, 6 maggio (Reuters) - Per il prodotto interno lordo italiano si prospetta quest‘anno una crescita soltanto timida, destinata comunque a consolidarsi nel corso del 2015 grazie al miglioramento del clima di fiducia che sostiene consumi e investimenti. Un lieve contributo positivo verrà anche dal piano di alleggerimento fiscale.

E’ il quadro tratteggiato dall‘ultimo Economic Outlook Ocse, che fa intanto suonare un nuovo campanello d‘allarme sulla vulnerabilità del Paese a potenziali nuovi shock esogeni in ragione di una performance economica anemica e della bassa inflazione che non permetteranno di cominciare a intaccare la montagna del debito prima del 2016.

All‘indomani del monito della Commissione arriva dunque quello dell‘Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che vede ancora più nero.

La proiezione sul Pil 2014 passa infatti a 0,5% da 0,6% della stima di metà novembre, peraltro identica a quella indicata ieri da Bruxelles, rispetto allo 0,8% su cui conta il governo.

Si tratta inoltre di un valore inferiore alla metà dell‘1,2% prospettato per la media della zona euro.

Lieve schiarita nel 2015, quando la crescita dovrebbe raggiungere 1,1% rispetto a 1,4% previsto a novembre, all‘1,2% indicato ieri dalla Ue, 1,3% del Def e 1,7% stimato sempre da Ocse per la media della zona euro.

“In un quadro di crescita debole e inflazione sottotono il rapporto debito/Pil non iniziarà a calare prima del 2016: questo lascia l‘Italia ancora vulnerabile a potenziali disordini sul mercato e rende imperativo proseguire nel percorso di consolidamento dei conti pubblici basato su una riduzione della spesa in percentuale del prodotto” scrive l‘organizzazione basata a Parigi il cui ex economista capo ha da pochi mesi assunto la carica di ministro dell‘Economia italiano.

Il percorso tracciato per la variabile debito/Pil appare si prospetta infatti tutto in salita: dal 132,6% dello scorso anno Ocse vede 134,3% nel 2014 e 134,5% l‘anno prossimo, contro 134,9% e 133,3% indicati dal Def.

“Il rapporto tra debito e Pil dovrebbe stabilizzarsi ma non calare nell‘arco dell‘orizzonte previsivo, anche al netto dei contributi Efsf ed Esm” si legge nel rapporto semestrale.

“Il nuovo governo prevede di sostenere la crescita con un lieve alleggerimento del carico fiscale sui redditi nel corso del 2014, parzialmente finanziati da tagli alla spesa e imposte una tantum sulle banche lasciando soltanto una piccola parte al rientro del deficit strutturale”.

BANCHE VERSO LENTA RIPRESA CREDITI, BENE CICLO INVESTIMENTI

Vale la pena comunque soffermarsi anche sugli aspetti meno negativi dell‘analisi Ocse, che mette in luce come i primi mesi del 2014 mostrino i primi segnali di ripresa nella concessione di credito alle imprese dopo due anni di condizioni fortemente restrittive.

“La prevista ripresa verrebbe messa a repentaglio se la debolezza del sistema bancario imponesse nuove condizioni restrittive interrompendo il ciclo degli investimenti” avverte Ocse.

Se il recupero di fiducia nei confronti dall‘Italia ha favorito una discesa dei tassi sui titoli di Stato, il rischio di una reazione negativa da parte dei mercati di fronte a un mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio proseguirà finché il debito non imboccherà una traiettoria discendente.

“Sul fronte positivo il ciclo degli investimenti, dunque la crescita economica, potrebbe accelerare più velocemente del previsto, specie se il programma dei rimborsi degli arretrati alla PA riesce a dare un concreto stimolo alla congiuntura” scrive Ocse.

Tornando ai numeri, per la variabile deficit/Pil Ocse prefigura un livello del 2,7% quest‘anno e del 2,1% il prossimo, per il tasso di disoccupazione l‘indicazione è di 12,8% nel 2014 e 12,5% nel 2015 mentre per l‘inflazione media armonizzata l‘attesa è di 0,5% quest‘anno e 0,9% il prossimo.

“Il piano degli sgravi fiscali verrà a esaurirsi l‘anno prossimo in caso non vengano reperite le necessarie coperture. Ben vengano programmi di ulteriori riforme strutturali e il governo si faccia garante dell‘effettiva implementazione delle riforme finora annunciate” scrive il rapporto.

Tornando infine al tradizionale punto debole del debito ma allungando lo sguardo molto più in avanti, si legge nel sommario dell‘ultimo rapporto Ocse, l‘Italia sta insieme a Canada, Francia, Islanda, Polonia, Portogallo e Ungheria nel gruppo dei paesi che oltre il 2015 avranno bisogno di una correzione tra 1 e 3 punti di Pil ogni anno per arrivare al target di un debito a 60% del Pil entro il 2030.

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