24 aprile 2014 / 12:48 / tra 4 anni

PUNTO 3-Napolitano firma decreto Irpef dopo incontro con Padoan

(Aggiunge firma Napolitano, cambia titolo e lead)

ROMA, 24 aprile (Reuters) - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato nel pomeriggio il decreto che riduce di 80 euro al mese fino a dicembre l‘Irpef a favore dei lavoratori con redditi medi e bassi. Questa mattina al Quirinale era stato ricevuto il ministro dell‘Economia, Pier Carlo Padoan.

Una fonte politica spiega che Napolitano ha chiesto al ministro “ulteriori chiarimenti”, senza fornire dettagli.

Il decreto, approvato dal Consiglio dei ministri venerdì scorso, era stato inviato ieri sera dal governo alla firma del capo dello Stato.

Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, aveva chiesto a Napolitano di non firmare il provvedimento per mancanza di coperture certe: “Rinnoviamo il nostro appello...affinché non si compia un atto che potrebbe avere conseguenze estremamente gravi. Le norme devono essere coperte, secondo modalità che non lascino dubbio alcuno”.

Padoan è tornato - dopo l‘incontro al Quirinale - a difendere decreto e coperture con due tweet: “Tagliamo le tasse per le imprese (Irap -10%), aumentano le tasse sulle rendite finanziarie. La finanza sia al servizio di impresa e lavoro” dice nel primo e aggiunge nel secondo che non c‘è “quindi nessuna nuova tassa sulla ricchezza. Aumentano le imposte sui guadagni della ricchezza finanziaria, le togliamo a chi crea lavoro”.

IL BONUS IRPEF E IL TAGLIO DELL‘IRAP

La bozza più aggiornata del decreto riconosce, all‘articolo 1, un credito di 640 euro negli otto mesi da maggio a dicembre del 2014 a tutti i contribuenti che dichiarano tra 8.000 e 24.000 euro.

A meno di novità, il beneficio dovrebbe decrescere fino ad azzerarsi a quota 26.000 euro di reddito.

L‘obiettivo del governo è rendere permanente lo sgravio con la prossima legge di Stabilità.

In termini di competenza il credito di 80 euro costa 6,7 miliardi sul bilancio del 2014. La relazione tecnica non esclude che “una parte degli sgravi possa essere contabilizzata [da Istat] dal lato della spesa”, sotto forma di trasferimenti alle famiglie, senza quindi effetti sulla pressione fiscale complessiva.

L‘articolo 2 riduce di circa il 10% l‘Irap. L‘aliquota principale scende dal 3,9% al 3,5% (3,75% per l‘acconto di novembre). Il minor gettito è stimato dal Tesoro in 700 milioni nel 2014 e in quasi 3 miliardi nel 2015.

L‘articolo 6 impegna il governo a definire un nuovo programma di contrasto all‘evasione fiscale. L‘obiettivo è incrementare il recupero di gettito “di almeno 2 miliardi” rispetto ai 13,1 miliardi riscossi nel 2013.

La bozza prevede quasi 9 miliardi di nuovi rimborsi alle aziende fornitrici della pubblica amministrazione, ripartiti tra regioni ed enti locali (6 miliardi), società partecipate degli enti locali (2 miliardi) e sanità (770 milioni). La relazione tecnica avverte tuttavia che il patto di stabilità interno potrebbe non consentire “un completo utilizzo di tali risorse”, soprattutto alle Regioni. Il maggior gettito Iva connesso ai rimborsi è indicato in 650 milioni.

I TAGLI ALLA SPESA

Sul fronte coperture, sale dal primo luglio al 26% dal 20% la tassazione dei redditi di natura finanziaria (il prelievo sulle cedole dei titoli di Stato resta al 12,5%). Le maggiori risorse di competenza ammontano su base annua a 3,038 miliardi.

Da maggio il limite massimo per la retribuzione dei dirigenti pubblici “è fissato in 240.000 euro annui al lordo dei contributi previdenziali ed assistenziali e degli oneri fiscali a carico del dipendente”.

Ministeri e presidenza del Consiglio devono assicurare un risparmio di 240 milioni nel 2014, la Rai dovrà rinunciare a 150 milioni.

Scure da 2,1 miliardi sull‘acquisto di beni e servizi, ripartiti equamente tra amministrazioni centrali, regioni, province e comuni.

Altri 310 milioni saranno risparmiati riducendo la remunerazione dei conti di tesoreria e le provvigioni di collocamento dei titoli di Stato.

Sale al 26 dal 12% l‘imposta sostitutiva sulle quote rivalutate di Bankitalia, che le banche dovranno versare interamente nel 2014 anziché in tre rate annuali di pari importo. Il gettito complessivo è “di 1,794 miliardi di euro per il solo anno 2014”, recita la relazione tecnica.

Versamento in un‘unica soluzione anche dell‘imposta sostitutiva sulla rivalutazione dei beni d‘impresa, operazione che frutta oltre 600 milioni nel 2014 e minori entrate per 300 milioni nei due anni successivi.

(Giuseppe Fonte e Roberto Landucci)

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