6 settembre 2013 / 09:45 / 4 anni fa

PUNTO 1-Bankitalia, valore capitale entro settembre - Rossi

* Il Governo ha chiesto in agosto a Bankitalia una stima del valore

* Obiettivo è rendere Via Nazionale “una vera public company” - Rossi

* Il Dg Bankitalia ribadisce: riserve auree sono “indisponibili” (Aggiorna con dichiarazioni Rossi e contesto)

ROMA, 6 settembre (Reuters) - Entro questo mese la Banca d‘Italia conta di poter fornire una valutazione del proprio capitale.

Lo dice al Sole 24 ore il direttore generale, Salvatore Rossi, spiegando che il confronto in atto con il governo si pone l‘obiettivo di rendere la Banca d‘Italia “una vera public company”.

“Il governo ha chiesto alla Banca d‘Italia ufficialmente il mese scorso di fornire un parere sulla corretta valutazione del proprio capitale”, dice Rossi.

“Poiché l‘obiettivo è estendere la platea dei partecipanti al capitale, per ottenere una vera public company, si deve per forza passare per una valutazione numerica. E noi siamo impegnati a fornirla, sperabilmente entro questo mese e a questo scopo abbiamo anche chiesto un parere terzo a un piccolo gruppo di esperti, nazionali e internazionali, che abbiamo già individuato e di cui stiamo raccogliendo in questi giorni il consenso”.

Le banche italiane vorrebbero aggiornare i valori delle quote che detengono nel capitale della Banca d‘Italia per rafforzare la loro posizione patrimoniale.

A gestire il dossier è il ministro dell‘Economia, Fabrizio Saccomanni, che prima di entrare a far parte del governo guidato da Enrico Letta ha ricoperto per anni il ruolo di direttore generale della Banca d‘Italia.

Il capitale della Banca d‘Italia ammonta attualmente a 156.000 euro. L‘elenco dei soci comprende le principali banche italiane come Intesa SP, Unicredit, Montepaschi e Carige. Grandi soci non bancari sono Generali e Inps.

NON CORRETTO VALUTARE BANKITALIA SOMMANDO CAPITALE E RISERVE

Il fatto di essere partecipata dalle banche vigilate non mina l‘indipendenza della Banca d‘Italia, dice Rossi.

“C‘è un limite assoluto al potere di voto che i quotisti possono esprimere in assemblea, ma soprattutto, per statuto, gli azionisti non possono in nessun modo ingerirsi nelle materie istituzionali”.

“Se escludiamo la Bce che ha un assetto peculiare, le due banche centrali più importanti al mondo, vale dire la Federal Reserve e la Bank of Japan, sono di proprietà dei loro soggetti vigilati”.

Secondo Rossi, l‘assetto azionario di Palazzo Koch non è un problema “di sostanza, ma di forma, ed è connesso al fatto che la proprietà si è troppo concentrata nel tempo”.

Il direttore generale contesta il criterio di far coincidere il valore complessivo delle quote con il patrimonio netto, come fa Carige.

“Nei bilanci delle banche partecipanti si ritrovano svariate valutazioni. 23,5 miliardi, pari alla somma del capitale e delle riserve, non è un dato corretto ai fini della stima complessiva del valore delle quote, perchè le riserve sono state accumulate dalla Banca centrale attraverso la sua attività tipica che è quella di battere moneta, negli anni passati da sola, oggi in condominio con la Bce”.

Rossi contesta anche la tesi che Bankitalia disponga di capitale e riserve eccessivi: “È logico attendersi, a fronte dei rischi sistemici per la stabilità finanziaria, che la banca centrale italiana abbia una posizione patrimoniale più consistente di altre”.

NO A SCORCIATOIE CONTABILI PER PROBLEMI FINANZA PUBBLICA

Da quando Saccomanni ha cominciato a lavorare al dossier, politici ed economisti hanno suggerito varie soluzioni.

Il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, propone di rivalutare il capitale della Banca d‘Italia fino a 25 miliardi sulla scorta di quanto prevede l‘articolo 23 del decreto 98/2011. Le banche affrancherebbero fiscalmente il maggior valore attribuito alle azioni versando allo Stato un‘imposta sostitutiva. I maggiori valori verrebbero poi dedotti in un arco di tempo pluriennale. L‘operazione assicurerebbe allo Stato 4 miliardi, secondo il deputato.

Dalle colonne del Sole 24 ore, gli economisti Fulvio Coltorti e Alberto Quadrio Curzio hanno delineato un articolato progetto, chiamato “Bankoro”, per sfruttare le riserve auree di Via Nazionale.

Rossi invita alla cautela: l‘oro “è il presidio ultimo di fiducia verso la nostra moneta che è l‘euro. Non può essere nella libera disponibilità di nessuno, se non dell‘eurosistema”.

“Se pensiamo di risolvere i problemi di finanza pubblica o quelli di crescita economica attraverso scorciatoie di tipo contabile siamo fuori strada. Ci svierebbero dalla strada maestra delle riforme strutturali”.

Rossi aggiunge che l‘Europa per prima si opporrebbe, ricordando che la Bce è contraria a “qualunque forma di finanziamento monetario degli Stati” e la Commissione europea è attenta a evitare “aiuti di stato a specifici soggetti o settori”.

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