9 luglio 2013 / 14:58 / 4 anni fa

Lavoro, decreto governo può indebolire contratti stabili-Bankitalia

ROMA, 9 luglio (Reuters) - Il decreto legge del governo per il sostegno all‘occupazione rischia di “indebolire” il ricorso a contratti a tempo indeterminato, dice la Banca d‘Italia.

“Vi è il rischio di indebolire l‘obiettivo di favorire il ricorso a rapporti a tempo indeterminato”, dice Via Nazionale nel corso di un‘audizione in Senato.

Il decreto riduce il periodo minimo che deve intercorrere tra due contratti a tempo determinato, elimina il divieto di prorogare un contratto a tempo determinato senza specificare la causale e amplia la possibilità di utilizzare il lavoro intermittente.

Secondo Andrea Brandolini, del servizio studi di Bankitalia, “appare inefficiente” variare i margini di flessibilità in risposta alla situazione congiunturale attraverso modifiche degli istituti contrattuali.

Bankitalia suggerisce “un adeguamento lungo il ciclo, secondo regole prefissate, del differenziale tra gli oneri contributivi previsti per le diverse forme contrattuali”.

In punto di metodo, prosegue Brandolini, “va rilevato come modifiche normative sostanziali ad appena un anno da un‘ampia riforma del mercato del lavoro, pur concepite come un aggiustamento in itinere, confermino l‘incertezza dei percorsi legislativi che da numerosi osservatori è vista come un fattore di debolezza non trascurabile del nostro paese”.

Il decreto stanzia 794 milioni tra 2013 e 2016 per finanziare la decontribuzione delle assunzioni a tempo indeterminato di giovani tra 18 e 29 anni in condizioni di particolare svantaggio.

La platea dei potenziali beneficiari potrebbe ammontare a quasi 2,9 milioni di persone, dice Bankitalia, ma “i vincoli di finanziamento consentono di incentivare ogni anno l‘assunzione di un numero di giovani lavoratori compreso tra 30.000 e 50.000”.

“È possibile che un razionamento delle domande in base all‘ordine cronologico di arrivo, come previsto dal decreto legge, sia necessario, soprattutto nelle regioni centro-settentrionali per le quali uno stanziamento minore deve far fronte a una domanda di lavoro più elevata”.

Brandolini non fornisce invece valutazioni sul rinvio di tre mesi, dal primo luglio al primo ottobre, dell‘incremento di un punto dell‘aliquota Iva oggi pari al 21%.

Bankitalia si limita ad osservare che il rinvio comporta “una riduzione dell‘ordine di 0,1 punti del tasso d‘inflazione al consumo nel 2013 e un corrispondente incremento nel 2014”.

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