8 luglio 2013 / 14:16 / 4 anni fa

Sindacati elettrodomestici verso mobilitazione, governo intervenga

ROMA, 8 luglio (Reuters) - I sindacati del settore elettrodomestici, preoccupati per la vertenza Indesit da 1.425 esuberi, annunciano una mobilitazione contro la crisi del comparto e chiedono al governo di intervenire per porre fine ai processi di delocalizzazione che minacciano la tenuta della seconda industria manifatturiera dopo l‘automotive.

E’ quanto emerge dall‘assemblea dei rappresentanti Fim, Fiom e Uilm del comparto in corso oggi a Roma.

“Chiediamo al ministro [dello Sviluppo economico, Flavio] Zanonato di convocare un tavolo del settore degli elettrodomestici, per invertire il processo di delocalizzazione”, dichiara Gianluca Ficco, coordinatore nazionale Uilm elettrodomestici, ricordando che secondo gli ultimi dati Ceded-Confindustria nel settore sono impiegate 130.000 persone in via diretta e indiretta.

La vertenza più nota è quella che riguarda lo storico marchio Indesit di Fabriano, apertasi al ministero dopo l‘annuncio da parte dell‘azienda di un piano di ristrutturazione di oltre 1.400 esuberi e chiusure parziali degli stabilimenti.

“Chiediamo di incentivare gli investimenti produttivi e di alleggerire il carico fiscale sulle attività più esposte alla concorrenza internazionale. Inoltre, vorremmo che gli incentivi al consumo fossero riservati alle sole apparecchiature prodotte da imprese ‘socialmente responsabili’, per evitare di dare soldi pubblici a multinazionali che praticano una concorrenza sleale”, spiega Ficco elencando le richieste contenute in un documento unitario.

Il riferimento è alla decisione del governo di concedere una detrazione del 55% per le spese di ristrutturazioni edilizie che riguarda, oltre l‘acquisto di mobili, anche le spese sostenute fino a dicembre per i “grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+”.

Il sindacato chiede poi “il ripristino degli sgravi contributivi per le imprese che, anziché licenziare, ricorrono ai contratti di solidarietà; il controllo di conformità fra i consumi energetici dichiarati e quelli effettivi sugli elettrodomestici di importazione; la possibilità di pensionamento anticipato senza penalizzazioni per chi svolge lavori usuranti”.

La crisi ha colpito anche la multinazionale americana Whirpool, che ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Trento (450 esuberi), pur con l‘impegno a investire in quattro anni 245 milioni a Varese. Elettrolux, invece, ha stipulato da pochi mesi un accordo con il sindacato per affrontare gli esuberi con contratti di solidarietà.

C‘è poi la Acc di Belluno, in amministrazione controllata, che produce compressori per frigoriferi e impiega oltre 600 persone attualmente in cassa integrazione straordinaria.

La crisi dell‘elettrodomestico, lamentano i sindacati nel documento unitario, è strutturale: “dal 2002 al 2012 la produzione si è più che dimezzata e il settore subisce la concorrenza a volte sleale, dei produttori asiatici, turchi, cinesi e coreani, e dei Paesi dell‘Est Europa, frequente meta di delocalizzazione da parte degli stessi produttori italiani, anche se nel 2011 ha offerto un contributo alla bilancia commerciale di 2,5 miliardi”.

“Per queste ragioni chiediamo scelte di politica industriale e siamo contro le scelte industriali di dismissione dell‘elettrodomestico in Italia. Per queste ragioni proponiamo la mobilitazione [entro settembre] e lo sciopero di tutto il settore”, spiega Michela Spera, Segretaria nazionale Fiom-Cgil.

(Francesca Piscioneri)

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