30 aprile 2013 / 12:52 / tra 5 anni

Pd riunisce assemblea nazionale l'11 maggio, cerca un "reggente"

* Letta rassegnerà dimissioni da vice segretario in assemblea

* Critiche a Fassina per intervento di ieri su governo

* Verso congresso in autunno, si ragiona su Epifani

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 30 aprile (Reuters) - Il Pd, che dopo aver detto no per quasi due mesi all‘ipotesi di allearsi col Pdl ha votato il “governissimo” guidato dal suo vicesegretario Enrico Letta, terrà la propria assemblea nazionale alla fine della prossima settimana, con l‘obiettivo di designare un “reggente” che guidi il partito al congresso e che eviti contrasti con l‘esecutivo.

Lo riferiscono diversi esponenti del Pd, anche se manca ancora l‘ordine del giorno dell‘assemblea, organismo di cui fanno parte circa un migliaio di persone.

Il segretario Pier Luigi Bersani, che dopo il voto di fine febbraio ha cercato, senza riuscirci, di mettere insieme una maggioranza stabile di governo e poi di fare eleggere prima Franco Marini poi Romano Prodi al Quirinale, ha rassegnato le dimissioni subito dopo la rielezione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Formalmente, il Pd è guidato oggi dal neo presidente del Consiglio Letta, che però rassegnerà le dimissioni in assemblea, l‘11 maggio.

Per alcuni esponenti democratici sentiti da Reuters, a prendere le redini del partito potrebbe essere l‘ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani, oggi deputato. Insieme a lui, incaricato di preparare il congresso - che potrebbe tenersi a settembre od ottobre - un gruppo ristretto di “garanti”.

IPOTESI EPIFANI

“E’ il nome che circola da giorni”, dice un membro siciliano della direzione, ex della Margherita. “Il pallino però è nelle mani degli ex Ds, spetta a loro decidere, visto che al governo c‘è Letta”, che proviene dalle fila degli ex Dc. “E’ una questione di equilibri interni”.

Il precedente è quello del 2009, quando Walter Veltroni lasciò la guida del partito dopo la sconfitta alle elezioni regionali, a prendere il testimone fu il vicesegretario Dario Franceschini, ex Margherita.

“Epifani corrisponde alle nostre necessità. E’ equilibrato, ha esperienza alla guida di una grande organizzazione”, dice una fonte vicina alla presidente uscente Rosy Bindi. E anche una neo deputata Pd che faceva parte della segreteria uscente indica nel sindacalista il candidato più probabile.

Contrarietà viene invece espressa verso un incarico all‘ex responsabile per l‘Economia, Stefano Fassina, che ieri ha chiesto al nuovo governo - venendo poi smentito oggi da almeno due ministri, uno dei quali del Pd - di rinegoziare gli obiettivi di riduzione dell‘indebitamento con la Commissione europea.

“Un dirigente di partito non può esprimere proposte a titolo personale come ha fatto ieri Fassina. Deve riassumere gli orientamenti. Noi non possiamo mettere in pericolo il governo”, dice la deputata.

“Di Fassina hanno parlato oggi i giornali finanziari internazionali. Ma nessuno del Pd”, sottolinea l‘esponente vicino a Letta.

VERSO IL CONGRESSO

L‘assemblea discuterà poi, oltre che della data del congresso anche del ruolo del segretario e forse del sistema di elezione, mentre per il momento sono soltanto due i candidati ufficiali al vertice: il capogruppo all‘Europarlamento Gianni Pittella e il neo deputato Pippo Civati, che ieri non ha votato la fiducia al governo, uscendo dall‘aula. Anche se continua a circolare il nome del sindaco di Firenze Matteo Renzi e si ipotizza anche una candidatura dell‘ex ministro Fabrizio Barca, che ha comunque smentito.

Lo statuto prevede che il segretario - eletto con le primarie aperte anche ai non iscritti - sia allo stesso tempo il candidato premier. Ma nel 2012 il partito ha approvato una deroga per consentire lo svolgimento delle primarie del centrosinistra, a cui hanno partecipato anche altri due esponenti democratici, Renzi e Laura Puppato.

L‘assemblea dell‘11 maggio potrebbe modificare definitivamente lo statuto, prevedendo ruoli distinti per il segretario e il premier, visto anche che al governo oggi c‘è un esponente Pd.

Più difficile, secondo i dirigenti sentiti da Reuters, che venga abolita la regola sull‘elezione con le primarie del leader Pd.

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