1 marzo 2013 / 08:23 / 5 anni fa

PUNTO 1-Voto, Bersani chiude la porta a governo larghe intese

* Bersani: io premier di governo minoranza con piano in 8 punti

* Ue metta lavoro al centro, rientro deficit e debito vengono dopo

* Rilancia legge elettorale su modello francese, ma si tratta (Aggiunge dichiarazioni e contesto)

ROMA, 1 marzo (Reuters) - Guidare un esecutivo “di minoranza o di scopo” con un programma in otto punti sui quali chiedere la fiducia delle Camere ai partiti che vorranno accordarla, ma nessun governissimo di larghe intese.

E’ la linea di Pier Luigi Bersani, arrivato primo alle elezioni ma senza la vittoria in tasca, che il segretario del Pd proporrà mercoledì prossimo alla Direzione del partito, e poi al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, cui spetta il compito di assegnare l‘incarico di capo del governo.

“Chiamatelo come volete: governo di minoranza, governo di scopo, non mi interessa. Mercoledì prossimo lo proporrò alla direzione, poi al Capo dello Stato. Io lo chiamo un governo del cambiamento che mi assumo la responsabilità di guidare, che propone sette o otto punti qualificanti e chiede in Parlamento la fiducia a chi ci sta”, spiega stamani Bersani in una intervista a Repubblica.

Il segretario del Pd, che ha una larga maggioranza a Montecitorio grazie al premio assegnato dal ‘porcellum’ ma non è autosufficiente in Senato, apre a una discussione sulla presidenza delle Camere a Pdl e Movimento 5 Stelle ma pone un veto fermo a ipotesi di governissimo che possano coinvolgere il Pdl di Silvio Berlusconi. “La responsabilità lui non la concepisce al di fuori degli interessi suoi e dei suoi. Dunque, lo voglio dire con assoluta chiarezza: l‘ipotesi delle larghe intese non esiste e non esisterà mai”.

“Proposte di governissimo finora non ne ho sentite. Sarebbero la morte del Pd...Serve un governo di combattimento e io sono pronto a guidarlo”.

E sulla convergenza con Grillo - che l‘ha chiamato ‘morto che cammina’, vuole ‘tutti a casa’, e ieri ha provocatoriamente invitato Pd e Pdl a votare la fiducia al primo governo targato M5S - dice: “Ora che dentro la casa c‘è anche lui dica se vuole andare via anche lui o se è interessato a ristrutturare la casa”.

“Il cambiamento non è un‘esclusiva del Movimento 5 Stelle”, dice ancora riferendosi al movimento di Beppe Grillo, prima forza alla Camera e ago della bilancia in Senato con 54 eletti.

Da registrare ieri, al di là degli strali che il comico genovese continua a lanciare contro il partiti, il disgelo con Napolitano dopo il rifiuto del presidente, in visita di Stato in Germania, a incontrare il leader socialdemocratico tedesco, Peer Steinbruek, che aveva definito Berlusconi e Grillo i “due clown” che hanno vinto le elezioni italiane.

LEADER PARTITO COMPATTI SU NO A GOVERNISSIMO.

L‘intervista di Bersani fa il paio con quella rilasciata ieri al Corriere della Sera da Massimo D‘Alema, ex premier e ministro degli Esteri del Pd, e autorevole esponente del partito ancorché non candidato a queste elezioni. D‘Alema ha proposto di assegnare la presidenza delle Camere a Pdl e M5s con un governo presieduto da Bersani, definendo “un drammatico choc” un repentino ritorno al voto.

Su nuove elezioni a breve, Bersani passa la palla al Colle: “Non ho subordinate. Questa è la mia proposta. Deciderà il presidente della Repubblica con la sua consueta saggezza”.

La priorità assoluta è il lavoro che deve diventare il fulcro dell‘agenda europea. Spiega Bersani di aver già parlato con il presidente francese, François Hollande, per cercare una sponda a Bruxelles: “L‘austerità da sola ci porta al disastro . In sede europea tutti devono mettersi in testa che il rientro dal debito e dal deficit è un tema che va spostato nel medio periodo: ora c‘è un‘altra urgenza assoluta, il lavoro”.

Altri punti chiave sono sportelli di sostegno presso i comuni per far fronte al disagio sociale, sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione, dimezzamento del numero dei parlamentari eletti e taglio ai costi della politica, norme anti corruzione e conflitto di interessi, green economy.

E la legge elettorale? “E’ certamente una priorità. Bisognerà verificare le posizioni altrui” e rilancia il modello francese del maggioritario con doppio turno.

Sulle sue dimissioni dalla guida del partito, invocate da alcuni dopo il deludente esito del voto del 24 e 25 febbraio Che ha visto il Pd perdere 3,6 milioni di voti e incassare il peggior risultato di sempre, Bersani spiega: “Sono due anni che dico che questo 2013 per me è l‘ultimo giro. Lo so e l‘ho sempre saputo. Ma da mozzo o da comandante io non lascio la nave”.

(Francesca Piscioneri)

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