27 aprile 2012 / 16:23 / tra 6 anni

PUNTO 1-Banche italiane non hanno bisogno di nuova Ltro ora-Sabatini

* Aumento spread potrebbe creare nuovi problemi di finanziamento

* Italia diversa da Spagna, ma nuovo downgrade non escluso

* Traiettoria conti pubblici mette al sicuro debito italiano (Accorpa pezzi, aggiunge dichiarazioni Sabatini)

di Giselda Vagnoni

ROMA, 27 aprile (Reuters) - Le banche italiane non hanno bisogno per il momento di una nuova tranche di finanziamenti a tre anni all‘1% (Ltro) da parte della Banca centrale europea (Bce) ma l‘aumento del differenziale tra rendimenti sui titoli italiani e quelli tedeschi potrebbe creare nuovi problemi di finanziamento.

La situazione dell‘Italia è più solida di quella spagnola ma un nuovo abbassamento del rating sovrano non può essere escluso.

Lo ha detto il direttore generale dell‘Abi Giovanni Sabatini nel corso di un incontro con la stampa estera.

“La solidità del Paese è fuori discussione e crediamo che, nonostante il peggioramento della congiuntura, la traiettoria di messa in sicurezza dei conti pubblici sia tale da garantire solidità al nostro debito e quindi la solidità delle banche italiane che investono in debito pubblico italiano”, ha detto Sabatini nel corso dell‘incontro.

Il direttore dell‘Abi ha quindi aggiunto che, “certo, di nuovo ci sono tensioni sui mercati finanziari e lo spread oscilla attorno a 400 e questo potrebbe nuovamente provocare tensioni sul fronte della raccolta, ma in questo momento [ritengo che] un‘altra asta [Ltro da parte della Bce] non sia essenziale”.

Gli istituti di credito italiani hanno partecipato alle due operazioni di rifinanziamento della Bce (totale offerto 1.018 miliardi) per 255 miliardi lordi, pari a 137 al netto del riassorbimento di operazioni di scadenza più breve.

A favore della tesi che per il momento le banche nazionali non abbiano problemi di liquidità anche il dato emerso ieri dal rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d‘Italia , secondo il quale gli istituti italiani sono in grado di reperire con rapidità dall‘Eurosistema, ove necessario, finanziamenti per ulteriori 202 miliardi.

Ma il nervosismo sul mercato, in crescita da alcune settimane, ha ricevuto ieri sera nuova benzina.

LE CONSEGUENZE DEL DECLASSAMENTO SPAGNOLO

Standard & Poor’s ha tagliato di due gradini il rating della Spagna a BBB+. La decisione è stata motivata con una riduzione del deficit spagnolo più lenta del previsto e con la crescente possibilità che il governo di Madrid debba correre in soccorso del settore bancario.

Il timore è che anche la valutazione di solvibilità del debito italiano possa essere sottoposta a un ulteriore declassamento con conseguenze a catena sugli istituti di credito nazionali.

“E’ stato detto che le agenzie di rating tendono a muoversi in branco. Può essere che dopo la Spagna si rivolgano ad altri Paesi ma ho dubbi sulla qualità di questi rating, specie quando valutano gli Stati sovrani. Qui il lavoro viene fatto dagli istituti sovranazionali”, ha osservato Sabatini.

“Non riteniamo possano esserci preoccupazioni sul futuro dell‘Italia. E’ certo che deve continuare la politica del rigore e che devono essere messe in atto politiche per far ripartire la crescita”, ha aggiunto.

A distinguere l‘Italia dalla Spagna, ha detto Sabatini, oltre a un sistema manifatturiero più forte, la mancanza di bolle immobiliari e un indebitamento pubblico e privato inferiore.

“E’ vero che negli ultimi 10 anni la crescita dell‘Italia è stata più bassa della media europea ma non è stata alimentata da bolle immobiliari come successo in Spagna e Irlanda. Lo scoppio di questa bolla è ora un elemento di fragilità delle banche spagnole che, secondo la Banca d‘Italia, noi non abbiamo”, ha detto Sabatini.

“Se sommiamo il debito pubblico a quello di famiglie e imprese, l‘Italia si colloca sotto la Spagna”, con un rapporto pari al 244% del Pil a fine 2010 contro il 285% spagnolo.

La ricchezza delle famiglie italiane, inoltre, è pari al 340% del Pil contro il 242% della Spagna e una media della zona euro del 297%.

REQUISITI PATRIMONIALI

Le banche italiane, ha ricordato Sabatini, destinano il 70% degli impieghi ai prestiti alle famiglie e alle imprese e hanno una leva finanziaria più bassa degli altri concorrenti europei: 14 contro una media del 24.

Per queste ragioni l‘Abi, che rappresenta oltre mille banche, non è contraria ai nuovi requisiti patrimoniali di Basilea 3, ma vorrebbe un trattamento differenziato tra banche commerciali e banche di investimento.

“Noi riteniamo che sia più rischioso comprare derivati piuttosto che dare finanziamenti alle piccole e medie imprese che di solito sono accompagnati da garanzie reali e non sono soggetti ad azzerarsi nel giro di poche ore”, ha detto Sabatini.

“Abbiamo incontrato l‘Eba e abbiamo dimostrato che in termini di rischiosità sistemica le Pmi sono meno rischiose di altre attivita finanziarie. Riteniamo ci siano gli estremi per trattamenti più favorevoli e questo consentirà di poter continuare a garantire il credito alle Pmi”, ha aggiunto.

Quanto ai piani di ricapitalizzazione chiesti alle principali banche italiane dall‘Eba, Sabatini ha osservato che sono ancora sotto la valutazione dell‘autorità presieduta da Andrea Enria e che “potrebbe essere che nella valutazione si stia prendendo in considerazione anche la presenza dei fondi salva-Stato europei Esm ed Efsf”.

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