20 marzo 2012 / 17:08 / 6 anni fa

PUNTO 5-Lavoro, giovedì round finale ma su art.18 partita chiusa- Monti

* Monti: ora moderni e appetibili per stranieri

* Fornero: ammortizzatori a regime in 2017, risorse fino a 1,8 mld

* Riforma forse attraverso delega, scelta con Napolitano - Monti

* Da subito e per tutti possibili licenziamenti economici e disciplinari

* Camusso: riforma squilibrata, verso mobilitazioni (Aggiunge altre dichiarazioni dopo conferenza stampa)

di Francesca Piscioneri e Daniele Mari

ROMA, 20 marzo (Reuters) - Il via libera finale alla riforma del mercato del lavoro a firma Monti-Fornero arriverà giovedì, ma già da stasera la partita è chiusa per quanto riguarda le modifiche all‘articolo 18 con buona pace della Cgil, unica tra le parti sociali a non allinearsi.

Da subito dunque, e per tutti, saranno possibili licenziamenti individuali per ragioni economiche e disciplinari. Dal 2017 poi partiranno i nuovi ammortizzatori sociali.

E’ questo il risultato di oltre tre ore di confronto a Palazzo Chigi tra governo e sindacati, come illustrato dal presidente del Consiglio, Mario Monti.

Il premier ha mostrato soddisfazione per aver raggiunto “un accordo di massima” con le parti sociali, e si è rammaricato del dissenso della Cgil sui licenziamenti ma ha precisato che “oggi nessuno ha potere di veto”.

“La questione su questo punto [l‘articolo 18] è chiusa, non sarà sottoposta ad analisi nella riunione di giovedì che ha lo scopo di definire il resto”, ha detto Monti.

MONTI: CON RIFORMA NUOVI INVESTIMENTI

“Mi dispiace molto che la Cgil abbia assunto una posizione negativa sulla formulazione dell‘articolo 18, spero che i lavoratori comprendano che è una proposta fatta non perché siamo contro qualcuno ma perché vorremmo un mercato del lavoro più dinamico, come piace ai mercati, ma anche più inclusivo”, ha commentato Fornero.

Né oggi, né giovedì ci sarà una firma della parti sociali in calce al documento, ma sarà redatto un verbale nel quale tutte le parti esprimano i punti di assenso e dissenso da allegare alla proposta del governo. Il plico sarà immediatamente sottoposto al Parlamento che resta “l‘interlocutore principale” del governo, ha spiegato il premier.

Quanto allo strumento legislativo, questo sarà concordato con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, già informato personalmente dal premier “sul buon esito della trattativa”.

La scelta, come ha precisato il ministro del Welfare Elsa Fornero è tra una delega, tra quelle già esistenti, o un decreto. Dipenderà dai tempi.

Il premier partirà a breve per un tour in Asia e avere la riforma in tasca sarà un buon biglietto da visita per attrarre l‘attenzione di quel mercato. Si tratta di una riforma che consente “al sistema italiano di diventare moderno: non esiste più una difficoltà specifica o vera che possa opporsi agli investimenti stranieri”.

VIA A LICENZIAMENTI DISCIPLINARI ED ECONOMICI PER TUTTI

Da subito e per tutti i lavoratori sarà possibile essere licenziati per motivi economici, a fronte di un indennizzo tra le 15 e le 27 mensilità, ma anche per ragioni disciplinari con possibile reintegro o indennizzo per massimo 27 mensilità.

In caso di licenziamenti discriminatori resta il diritto al reintegro al lavoro che viene esteso anche alle aziende con meno di 15 dipendenti che attualmente sono escluse.

“Per i licenziamenti disciplinari sarà previsto il rinvio al giudice che deciderà il reintegro nei casi gravi o una indennità con massimo 27 mensilità” in base all‘anzianità, mentre per quelli economici, se giudicati illegittimi dal giudice, l‘indennizzo sarà tra le 15 e le 27 mensilità tenendo conto dell‘ultima retribuzione.

FORNERO: PER AMMORTIZZATORI FINO A 1,8 MLD, C‘E’ COPERTURA

Quanto agli ammortizzatori sociali, altro pilastro della riforma, il nuovo modello basato sulla cassa integrazione e l‘assicurazione per l‘impiego (Aspi) andrà a regime dal 2017 - come chiesto da sindacati e Confindustria rispetto al 2015 indicato inizialmente dal governo - con uno stanziamento fino a 1,7-1,8 miliardi, assicura Fornero precisando che “la copertura c‘è”.

“Per quanto riguarda le risorse addizionali richieste dalle riforma e in particolare l‘estensione degli ammortizzatori sociali, la quantificazione che è stata fatta - e che tiene conto del fatto che noi non cancelliamo la mobilità ma facciamo una graduale riduzione della mobilità fino a convergere al 2017 nel nuovo Aspi - parte dall‘approvazione delle norme, cioè dall‘anno prossimo. La quantificazione è stata fatta a crescere fino a 1,7-1,8 miliardi di euro”, ha detto.

Sui contratti, quello “a tempo indeterminato diventa quello che domina su altri per ragioni di produttività e di legame tra lavoratori e imprese”.

I contratti a termine non potranno più essere reiterati dopo i 36 mesi. “Le imprese pagheranno un 1,4% in più che è un contributo che utilizzeremo per finanziare l‘indennità di disoccupazione, la parte nuova di ammortizzatore sociale. Il contratto a tempo determinato costa di più ma se tu confermi il contratto quel di più ti viene in parte restituito”, ha spiegato il ministro in conferenza stampa.

“Il percorso inizia con un apprendistato vero (investimento per formazione e non flessibilità), segue una stabilizzazione, prosegue con formazione on the job. Questo è il contratto sul quale imprese e lavoratori si devono impegnare per quell‘incremento di produttività necessario affinché questo Paese cresca”, ha aggiunto il ministro.

La Fornero ha anche ribadito che ci saranno “vincoli stringenti ed efficaci” sui contratti intermittenti e a progetto e che non saranno più ammessi gli stage non retribuiti dopo il periodo formativo.

Prevista anche una norma contro le cosiddette “dimissioni in bianco”.

CGIL ANNUNCIA MOBILITAZIONI

La Cgil ha detto no alle modifiche sull‘articolo 18 perché totalmente squilibrata e fa venir meno la funzione deterrente dell‘articolo 18, ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso in serata annunciando mobilitazioni.

“Credo che sia evidente a tutti che sia una proposta totalmente squilibrata e molto lontana da tutti i suggerimenti dati”, ha detto la Camusso, che ha contestato le proposte del governo sui licenziamenti disciplinari e su quelli economici.

“La proposta del governo, che non prevede il reintegro in caso di nullità del licenziamento(nei licenziamenti disciplinari ed economici), fa venir meno la ragion d‘essere dell‘articolo 18”, ha detto la leader del primo sindacato italiano.

“Faremo le mobilitazioni che riterremo necessarie e non sarà una cosa di breve periodo”.

Valutazione sostanzialmente positiva dalla Confindustria e dalla Cisl. Anche Rete imprese italia, l‘associazione di commercianti e artigiani che aveva lamentato nei giorni scorsi costi eccessivi a causa dell‘aumento dei contributi, apre alla impostazione del governo.

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