April 28, 2020 / 6:19 AM / a month ago

INSIGHT-L'Italia vuole ripartire. Le imprese chiedono: dove sono i soldi?

AMELIA , 28 aprile (Reuters) - Quando l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha costretto Roberto Ferraro a chiudere la sua pasticceria artigianale di Amelia, aveva appena preso in affitto un nuovo stabilimento per aumentare la produzione di gelati e iniziare le vendite all’estero.

Ferraro avrebbe voluto prepararsi alla riapertura della sua attività nel piccolo borgo umbro organizzandosi secondo le indicazioni fornite dal governo. Sta spendendo invece tempo ed energie per districarsi tra montagne di carte da presentare in banca per ottenere i prestiti garantiti dallo Stato.

I suoi sforzi sono solo un esempio di come la burocrazia stia ostacolando il sostegno che lo Stato ha varato per tenere a galla le imprese nel paese che conta il maggior numero di morti in Europa per il virus. E racconta di come molti imprenditori e artigiani stanno lottando per tenere in vita le loro aziende in un’economia il cui Pil, quest’anno, è previsto crollare dell’8%.

“I tempi per avere i soldi? Non sanno dirlo. Dicono che dipende dall’istruttoria, qualche giorno, settimane, non sanno”, dice Ferraro.

“A marzo abbiamo pagato le bollette della luce e gli stipendi. Ora il governo mi ha chiuso e non mi permette neanche di lavorare per difendere le mie quote di mercato. Al supermercato potevi comprare la colomba di Pasqua, la mia della pasticceria no”.

Le difficoltà nel far arrivare i soldi pubblici alle imprese si presentano, in misura diversa, anche in altri paesi colpiti dalle misure di lockdown, dalla Gran Bretagna agli Usa.

L’Italia, primo paese occidentale ad avere effettuato misure restrittive, si appresta ora a una lenta e graduale riapertura. Dal 4 maggio, a ristoranti, bar, gelaterie e pasticcerie sarà consentito offrire l’asporto e potranno riaprire solamente dal primo giugno. Per il governo le garanzie statali sui prestiti messe a disposizione possono sbloccare fino a 740 miliardi di euro di finanziamenti a favore delle imprese paralizzate da sette settimane di lockdown.

Lo scorso fine settimana il ministero del Tesoro ha detto che le erogazioni ammontano finora a 3,1 miliardi di euro, di cui 115 milioni di prestiti fino a 25.000 euro garantiti al 100% senza che sia prevista un’istruttoria sul merito di credito.

La posta in gioco è alta per un’economia già debole prima dell’epidemia. Un eccessivo ritardo nel far arrivare nuovo ossigeno alle 2,1 milioni di aziende bloccate - è l’allarme lanciato da alcuni economisti - potrebbe vanificare gli sforzi del governo per evitare il fallimento di tante imprese.

“Uno degli aspetti più controversi delle misure è che il governo ha dato l’impressione che i soldi fossero già lì e che la gente doveva solamente presentarsi in banca” ha detto Salvo Politino, vice presidente di Unimpresa.

Il Tesoro non ha commentato.

Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha respinto le critiche alle misure sulla liquidità sostenendo che sono immediatamente efficaci e forniscono “una potenza di fuoco impressionante”.

BABA’ AL RUM

Prima della pandemia, la popolarità dei babà di Ferraro, i cui segreti aveva appreso nella natia Napoli, aveva permesso alla sua attività di espandersi senza debiti bancari nei cinque anni dalla sua apertura.

Ora sta provando a chiedere due diversi tipi di prestiti garantiti dallo Stato, di cui uno completamente garantito.

Il lancio effettivo del ‘decreto liquidità’ è iniziato la scorsa settimana scatenando subito polemiche sulle procedure da attivare e sulla lentezza delle operazioni, mentre l’Abi è intervenuta per puntualizzare alcuni aspetti in merito alla documentazione richiesta e all’utilizzo dei finanziamenti.

Ferraro, ad esempio, ha detto che le due banche a cui si è rivolto, hanno chiesto la presentazione delle dichiarazioni dei redditi per il 2018 e il 2019, non previste dal decreto. Una gli ha richiesto di presentare un business plan per avere i fondi.

“Mi è sembrato proprio un modo per perdere altro tempo”, dice.

Mara Bartolini, proprietaria di un negozio di articoli da regalo a Cremona, dice che potrebbero essere necessarie dalle due alle quattro settimane per ottenere da una banca il finanziamento garantito al 100%.

Tempi lunghi anche all’altro capo della penisola, a Caltanissetta, dove a Michele Mandalà hanno prospettato fino a un mese per il prestito necessario per il suo cinema-teatro, la cui riapertura potrebbe addirittura avvenire dopo l’estate.

‘MORIRE DI SETE’

Le banche dicono però di essere sommerse dal carico di lavoro legato alle misure anti Covid-19, con migliaia di richieste di prestiti che si aggiungono alle domande per le nuove moratorie. Secondo la Banca d’Italia sono arrivate 1,3 milioni di richieste di moratoria, per oltre 140 miliardi di euro di prestiti.

Uno dei fondi governativi che fornisce la garanzia sui prestiti sta consigliando di caricare le richieste in blocco e di notte, quando c’è meno traffico dati.

E poi, nonostante le garanzie, in alcuni casi le banche devono svolgere comunque un’analisi del merito di credito in un contesto in cui la crisi rende ancora più complesso valutare la solvibilità delle aziende e accentua i rischi di tipo penale a carico degli istituti.

“La questione è che dal rubinetto di liquidità del governo escono solo delle gocce”, dice Roberto Sambuco, partner della Vitale & Associati, secondo cui sono necessarie modifiche al decreto per rendere i meccanismi molto più automatici, come avviene in Francia, negli Stati Uniti o in Svizzera dove i prestiti fino a 500.000 franchi sono garantiti al 100%.

“Il rischio di far morire di sete decine di migliaia di aziende è elevato. La situazione è ben più grave di quello che gli strumenti messi in piedi dal governo riescano ad affrontare”, aggiunge Sambuco.

Per l’Abi serve uno scudo penale per prestiti fino a 100.000 euro.

COME RIPAGARE?

La Banca d’Italia, in uno studio di tre economisti, sostiene che sarebbero necessari dei finanziamenti a fondo perduto. Il governo ha aperto a questa possibilità ma considerato lo stato delle finanze pubbliche, già al limite, lo spazio di manovra è scarso.

Per Sambuco serve il sostegno della Ue oltre a quello, fondamentale, della Bce.

“Senza l’ombrello Ue non abbiamo i soldi per far fronte alle spese, dalla sanità al sostegno alle attività produttive”, dice.

Giovedì scorso i leader dell’Unione europea si sono detti d’accordo su un fondo di emergenza da circa mille miliardi di euro a sostegno della ripresa, ma i dettagli del piano sono stati rimandati all’estate.

Il loro è un mondo lontano da quello di Ferraro di Amelia che, come molti altri imprenditori e artigiani, si trova a dover chiedere prestiti con poche idee su come andrà l’economia.

“Io credo in un progetto di sviluppo all’estero. Ma chi non ha avuto questa possibilità o ha scelto diversamente, oggi si indebita. E se tra due anni, quando deve restituire il prestito, l’Italia non è ancora ripartita? Fallisce”.

In redazione a Milano Gianluca Semeraro

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below